Con “La gioia del vangelo” la chiesa respira un’aria fresca
Riflessioni di Ermes Ronchi sull’Evangelii Gaudium, la lettera di papa Francesco

C’è un’aria di primavera nella chiesa.

Proviamo a respirarla insieme, per i nostri prossimi appuntamenti, aprendo le pagine della Evangelii gaudium, la lettera di papa Francesco per un nuovo annuncio del Vangelo.

Già il titolo “La gioia del vangelo” respira un’aria fresca e carica di pollini. Per lui incontrare il vangelo è ‘entrare in un fiume di gioia’ (n° 5).

Nel fiume di un Dio che seduce ancora proprio perché parla il linguaggio della gioia, un Dio autorizzato a proporsi all’uomo perché promette pienezza di vita, incremento di umano.

È tempo allora per tutti i cristiani di imparare a parlare non del dovere ma del piacere del credere. Che cos’è la gioia? “La gioia è l’atteggiamento vitale più conforme alla realtà” (K. Rahner).

Il più adeguato a interpretare e a far fiorire la vita. La gioia è un sintomo, il sintomo che stai camminando bene, sui sentieri che portano diritti al cuore caldo della vita.

Perché “nella sua sostanza il problema della felicità coincide con il problema dell’esistenza” (F. Nietsche).
I cristiani però cominciano e ricominciano sempre dalla Bibbia.

Così papa Francesco offre subito un testo sorprendente:
Figlio, per quanto ti è possibile, trattati bene… Non privarti di un giorno felice
(Sir 14.11.14).

E’ l’invito affettuoso di Dio Padre ai suoi figli, e mostra il volto di un Dio attraente, bello, solare, il cui obiettivo non è essere finalmente obbedito o venerato da questi figli eternamente ribelli che noi siamo, ma adoperare tutta la sua pedagogia per crescere figli felici.

Come ogni padre e madre, Dio preferisce figli obbedienti oppure felici?

Lo scopo di tutta la storia sacra, di tutto il lungo dialogo tra cielo e terra sono uomini gioiosi, liberi, amanti che non si privano neppure di uno dei possibili giorni felici.

fra Ermes Ronchi


stili

A Santa Maria, “Nuovi stili di vita alla luce del Vangelo”
Da domenica 5 febbraio, al via i laboratori interattivi condotti da Adriano Sella

Il Vangelo ci stimola a cambiare la nostra vita per renderla consona alla Parola di Dio, adottando nuovi stili di vita.

Possiamo cambiare le nostre prassi quotidiane per costruire una vita bella, sobria e solidale.
Così come il Vangelo esige, per la gioia nostra e di tutta l’umanità.

Con questa filosofia, da domenica 5 febbraio il Convento di S. Maria del Cengio propone cinque laboratori interattivi, condotti da Adriano Sella, missionario del Creato, e dai suoi collaboratori dell’équipe  Gocce di Giustizia, seguiti da altrettanti raccordi biblici curati da Ermes Ronchi, Marina Marcolini, Elisa Baccarini.

Si inizia, come si diceva, domenica 5 febbraio, con il laboratorio “Gli origami relazionali e i rapporti umani”: per riscoprire e recuperare la ricchezza delle relazioni. Il Raccordo biblico affronterà la figura di Zaccheo attraverso la performance dell’attore Giulio Vanzan.

Domenica 5 marzo tocca al Laboratorio “L’impronta idrica” per imparare a custodire l’acqua, fonte della vita.
La parte biblica sarà dedicata alla Samaritana.

Domenica 2 aprile spazio a “I semi dimenticati”, per conoscere la biodiversità, volto prezioso della madre terra, e imparare a custodirla. Il seminatore e la zizzania sarà invece il tema del Raccordo biblico.

Domenica 7 maggio, tutti a “La boicottega”, per educarci al consumo responsabile e promuovere un’economia di giustizia. Non affannatevi sarà invece il titolo del Raccordo biblico.

Ultimo appuntamento, domenica 4 giugno, con il laboratorio “Le vie del cibo”, per conoscere le due filiere del cibo: la grande produzione e distribuzione (nelle mani delle multinazionali) e quella piccola ed etica (dal basso).

Il brano biblico Il ricco stolto, sarà invece il protagonista del Raccordo biblico.

Ogni laboratorio sui nuovi stili di vita durerà circa 15 minuti (30 minuti in caso di partecipazione di gruppo) e si terrà continuativamente dalle 15.30 alle 19.30 (con sospensione dalle 17.00 alle 18.00 per l’Eucaristia).
Il Raccordo biblico durerà circa 20 minuti e verrà realizzato in due momenti: alle 16.00 e alle 18.30.

Venerdì 25 agosto, a conclusione del percorso, durante la festa della comunità di S. Maria del Cengio, verranno proposti tutti i laboratori.


dialoghi-gennaio-2017-guardini

Romano Guardini a Santa Maria del Cengio Convento servi di maria – Santa Maria del Cengio
Inizia con questo numero un approfondimento su “La Madre del Signore”

Romano Guardini, nato a Verona nel 1885, ordinato sacerdote a Magonza nel 1910 e morto a Monaco nel 1968, veniva in vacanza nella villa di famiglia ad Isola e saliva a Santa Maria dove incontrava i novizi e mangiava con loro “in un’aura di mistero che solo il Padre Maestro sapeva”.

Ad Isola Guardini concluse una piccola ma profonda opera di mariologia, che gli era costata non poco:
La Madre del Signore, iniziata a Berlino nel 1942-43 in pieno nazismo (Hitler gli tolse la cattedra universitaria a Berlino) e conclusa ad Isola nel 1954, subito dopo la proclamazione del dogma della Assunzione di Maria.

Nel 1942 Guardini scriveva: «…ho sempre avuto la consapevolezza che un’analisi precisa della figura di Maria dovesse condurre a grandi conseguenze…».
E nel 1954 così concludeva: «La guerra ha avuto la sua spaventosa fine.

Lo Stato, che aveva preteso per sé mille anni, è crollato.

Ignoranza, violenza, disonore si sono verificati in misura a perdita d’occhio,- e ancora una volta in modo così fantasmatico, spettrale, quale è delle cose che vengono dalla negazione della verità…In quest’epoca cade la proclamazione del dogma dell’Assunzione gloriosa di Maria al cielo.

Si ha il sentore di un collegamento e se ne cerca il significato.

La psicologia ci ha insegnato a riconoscere nelle immagini che affiorano nel fondo nascosto dell’animo, dei segni… Quanto più essenziali devono essere necessariamente i segni che vengono da quella profondità in cui domina lo “Spirito della verità” (Gv 15,17) dall’interno della Chiesa.

Il dogma, interloquendo nella nostra ora del mondo, è un segno di tal genere….Durante il lavoro mi tornava continuamente alla mente la visione del dodicesimo capitolo dell’Apocalisse:
la Donna “rivestita di sole, con la luna sotto i piedi e sul capo una corona di dodici stelle (v.1) il cui Bambino viene minacciato dalla Bestia dell’abisso…. L’Apocalisse ci è data per dirci che l’esistenza è realmente in pericolo, fin dal fondo; ma che essa non è né possesso né fatalità né sventura nostri propri, autonomi, per dirci che, invece, nonostante tutti i discorsi sull’autonomia è appunto pur sempre Dio colui “che è là” (Es 3,14) » .

E’ significativo che Guardini, ai piedi della medesima Madonna che, nella tradizione della gente di Isola, aveva pianto sulle vittime innocenti violentate ed uccise dall’esercito tedesco nel lontano 1513, dopo un altro disastro mondiale, vedesse proprio la Donna vestita di Sole, che ancora una volta vinceva la Bestia con l’aiuto della terra che accoglieva (cf Ap 12,14- 17), la terra isolana, allora contadina, identificata nella Chiesa e nella pietà mariana.

Giuliana Fabris

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