Cristo: sempre vivo mistero del genere umano

Riflessioni su una poesia di David Maria Turoldo, nel centenario della sua nascita

Se Dio è ineffabile e inafferrabile dalla ragione, infinito silenzio e mistero profondo cui la mente può solo tendere come oscura lucciola nell’alto buio (DMT O infinito silenzio, vedi “Dialoghi in chiostro” di gennaio), contemporaneamente è vicinissimo, disseminato nel mondo, sparpagliato come in un’esplosione d’astri che mandi sulla terra scintille di stelle, polvere cosmica che dall’acqua, dall’aria entra e circola nel nostro sangue.

C’è un luogo dove il cuore credente è sicuro di incontrare Dio:
l’uomo.

Estrema lontananza ed estrema prossimità, ecco uno dei paradossi fondanti la nostra fede, uno dei suoi pilastri. Turoldo salva il mistero, la componente mistica del cristianesimo (tanto preziosa ma spesso dimenticata), cantando le sue notti oscure nella struggente ricerca dell’Amato, ma insieme afferma con straordinaria forza la verità di sole della nostra fede:
la presenza di Dio nella carne dell’uomo, Dio vestito di umanità. «Chi ha visto me ha visto il Padre… Chi ha dato da bere a un assetato, chi ha visitato un carcerato, lo ha fatto a me» ( Gv 14,9; Mt 25,35-36 ).

 

PER FAVORE NON RUBATEMI di D.M. Turoldo
Per favore, non rubatemi
la mia serenità.
E la gioia che nessun tempio
ti contiene,
o nessuna chiesa
t’incatena:
Cristo sparpagliato
per tutta la terra,
Dio vestito di umanità:
Cristo sei nell’ultimo di tutti
come nel più vero tabernacolo:
Cristo dei pubblicani,
delle osterie dei postriboli,
Cristo degli uomini liberi:
il tuo nome è “colui
che-fiorisce-sotto-il-sole”.

 

Dimensione notturna e diurna non si escludono a vicenda. Cristo per Turoldo non è semplicemente la causa dell’uomo che continua, ma molto di più: è dimensione biologica, tensione della terra: sempre vivo mistero del genere umano (DMT Mio atto di fede).

Per questo Cristo non può essere contenuto da nessun tempio, non può essere incatenato da nessuna chiesa. Sempre sfuggente e ribelle a chi separa il sacro dal profano. Il vero tabernacolo è l’essere umano, e l’umano più disprezzato, l’escluso, l’ultimo.

Puoi non andare a messa e incontrare Dio all’osteria, nel postribolo.

Ma quanto di questa sconvolgente, folgorante verità è entrato davvero nel nostro essere chiesa?
Chiesa che ancora oggi stenta a comprendere la sacralità della vita, la vita come primo e più importante sacramento.

Chiesa che ancora separa, esclude quelli che considera ‘diversi’ o ‘irregolari’, i divorziati, gli omosessuali, le stesse donne.

Chiesa spesso dei primi, dei ‘bravi’, e non degli ultimi.

Chiesa che ci dà dolore.

Ma niente può toglierci la gioia che Turoldo qui canta: l’essere uomini e donne così liberi da veder fiorire Cristo ovunque.

Davvero il Dio-con-noi nel senso più pieno, incarnato in un’umanità totale: forza che nello stelo spinge il fiore e nelle vene il nostro sangue rosso.


Marina Marcolini


“Agosto a Santa Maria 2016”
Si inizia il 5. Qualche anticipazione sul programma

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Gli ultimi particolari si stanno defininendo proprio in questi giorni, ma è certo che “Agosto a Santa Maria” edizione 2016 (dal 5 al 25 agosto) sarà davvero ricco di incontri ed eventi.

Il tema scelto è di grande attualità: “Abbracciare lo straniero che è in te e fuori di te”.

Ad approfondirlo, incontri con gli autori, come Elisabetta Bergomi e Valeria Mancini, che presenteranno i loro recenti libri.

Vivremo la storia del piccolo Enaiatollah Akbari, raccontata nel libro “Nel mare ci sono i coccodrilli”, grazie allo spettacolo dell’attore Christian Di Domenico.

Scopriremo l’impegno per i profughi siriani dei giovani di “Non Dalla Guerra”.

Incontreremo l’antropologa Chiara Pilotto, per uno “sguardo alla Palestina.

Atteso anche l’incontro con Padre Ermes Ronchi sul tema “Ricordati che sei stato straniero”.

Non mancheranno, come da tradizione, i concerti curati dal M° Pierluigi Comparin.

La chiusura sarà ancora dedicata ai bambini con la tradizionale benedizione, seguita da una pièce dell’attore teatrale Paolo Ottoboni.

La mostra “Corpi Migranti” ci aiuterà a riflettere sul tema, mentre lo spazio-libri “Letture “Agosto a Santa Maria 2016” Si inizia il 5.

Qualche anticipazione sul programma per l’anima” vedrà quest’anno la collaborazione della Libreria Immacolata di Schio.

Nel prossimo numero di “Dialoghi” il programma completo.

Si inizia il 5 agosto alle ore 21 in Chiostro, con “Il Rintocco di una campana”, un reading in memoria di Hiroshima e Nagasaki.

 


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“I giorni del quotidiano”

Sabato 18 giugno proponiamo – nel tempo che il calendario liturgico chiama “Ordinario” – un nuovo incontro fraterno, aperto a tutti, dal titolo “I giorni del quotidiano”. Rifletteremo sull’importanza di riscoprire lo straordinario nell’ordinario, come sfida di tutti i giorni.

Per comprendere che non esistono “giorni qualunque”.

Abbiamo trovato il contesto adatto per questo nostro incontro nel Labirinto verde che l’amico agricoltore Giuseppe Bertuzzo coltiva con cura e amore a Colzè di Montegalda.

Un labirinto vivo, che sarà per noi fonte di ispirazione, con alcune letture, per la condivisione libera dei nostri pensieri, emozioni ed esperienze di vita.

Il ritrovo è alle ore 9.00 in convento di Santa Maria, da dove partiremo per Colzè (pranzo a sacco e partenza per il ritorno alle 17.00).

Info e iscrizioni
sentieriparola@gmail.com.


 

Il soffitto della chiesa
Le modifiche intervenute negli anni

 

Una ribassata volta a botte copre l’intera navata della chiesa.

Ancorata sopra un’aggettante trabeazione che corre tutto intorno, incurvata a raccordarsi con le pareti laterali, è intuibile l’intelaiatura di centine in legno che dà forma alla curvatura.

Lo stilema compositivo è conti-nuato nella volta del presbiterio.

Il soffitto a botte, in funzione di completamento spaziale e decorativo, è coerente con lo stile tardo barocco rococò voluto per l’interno della chiesa.

Nella volta si innestano delle lunette dove si aprono sei finestre (altre due sono aperte nel presbiterio) per far entrare la luce ricercata al di sopra del profilo del tetto del convento.

La necessità della luce era divenuta indispensabile per uno spazio ampliato.

Il modellato degli stipiti delle aperture presenta coerenti modanature e fregi di gusto tardo barocco.

La superficie d’intradosso della volta, curvata ma quasi piana al centro, divenne supporto per una ricca decorazione a stucchi.

Domina un grande e allungato plafond centrale a doppia cor-nice mistilinea.

Il motivo centrale orchestra una trama di ornati vagamente geometrici, disposti tutti intorno in modo regolare e simmetrico.

Volute, arricciature e altre modanature legano i singoli elementi in un’animazione complessiva, con morbidezza di modellato e con effetti tridimensionali.

Non conosciamo se l’intero apparato fosse stato ideato e disposto con l’intenzione di ospita-re una dotazione pittorica, complementare alla decorazione scultorea del presbiterio.

Non sappiamo nemmeno se a quell’eventuale intenzione originaria fosse stata data concretezza.

Certo qualche dipinto ornava la volta: un’isolata informazione documenta che, nel 1836, la pala del soffitto era notevolmente deteriorata.

Il lungo periodo di abbandono della chiesa e del convento (tutto l’Ottocento) non favorì la conservazione né degli edifici né del patrimonio artistico.

I Servi di Maria, alla loro venuta a Isola, già nella prima azione di ripristino del decoro della chiesa utilizzarono i riquadri del soffitto per impaginare una visibilità didattica a contenuto mariano.

È documentato almeno un dipinto con il tema dell’Assunzione della Vergine.

Nella tinteggiatura dell’interno della chiesa dopo i danni causati dall’incendio del 1931, nel soffitto venne dispiegato un programma iconografico attinente alla devozione dei Servi: nei due riquadri di testa erano raffigurati il complesso di Monte Senario e il complesso di Monte Berico; negli altri riquadri minori erano impressi dei titoli mariani accompagnati da simboli esplicativi.

Nel plafond centrale tre angeli recavano lo stemma dei Servi e altri due dispiegavano un motto di devozione. Nel 1957, in un nuovo episodio di pulitura e tinteggiatura dell’interno della chiesa, si intervenne per semplificare le esuberanti linee decorative e mettere in maggiore evidenza il complesso apparato del presbiterio.

La ricca pitturazione del soffitto venne sostituita con le scritte di otto giaculatorie delle litanie mariane, accompagnate dai relativi simboli figurativi.

Rimase stabile nel catino della volta del presbiterio la scritta voluta all’arrivo dei primi Servi:
SIC AFFECTUS CORDIS/ DEMONSTRATUR IN MATREM/ CUI SEMPRE DEBETUR (così si manifesta l’affetto sincero verso la Madre, alla quale si è sempre debitori).

Nel ciclo di lavori del 1975 si intervenne invece per cancellare tutte le tracce figurative, ripristinando la sola trama architettonica.

Scelta confermata nel 1993 quando, con tonalità diverse della tinteggiatura, si volle rimarcare i fondi facendo emergere l’ornato decorativo e le parti in stucco.

Così, anche nel presente, nella sua semplificazione strutturale, il soffitto si presenta nella sua curvatura rallentata da pause ritmate a proteggere la manifestazione di un segno.

 

Albano Berlaffa

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
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