Una testimonianza di risurrezione.

E’ un racconto, quello della mia esperienza di fede, che mi auguro possa aiutare tutte quelle persone
che hanno attraversato o che stanno vivendo un momento difficile. La mia vuole infatti essere una
testimonianza di ciò che Gesù ha fatto per me e per la mia vita. Con una certezza: dopo il buio della
notte arriva sempre la luce del giorno.
Mi chiamo Gaetano Liistro, ho 37 anni e vivo a Floridia in provincia di Siracusa. Il 16 settembre del
1997, nel fiore della mia adolescenza – avevo infatti appena compiuto 14 anni – venne a mancare
mia madre Anna. Donna forte, piena di vita, fonte inesauribile di amore e di carità per il prossimo,
la mia dolce mamma morì a soli 50 per un male incurabile. Un carcinoma maligno alla mandibola la
portò infatti via in appena tre mesi. Tre lunghi, difficili mesi di dolore e di angoscia. Per lei ma
soprattutto per noi familiari. Sì, perché anche se mamma Anna ha sofferto tantissimo, il ricordo che
non mi abbandona di quel periodo terribile è la pace che albergava nel suo cuore stanco. Ma tanti e
tutti dolcissimi sono i ricordi legati a mia madre. Come gli insegnamenti che ha dato a noi figli. Per
esempio ci diceva sempre di dividere il pane con chi non ce l’ha. E che la carità si fa in silenzio.
Senza esibizioni su palcoscenici improvvisati.
Essendo il più piccolo della famiglia, ero molto legato a mia madre. Tant’è che la brusca
separazione da lei mi portò fuorivia. Mi ritirai da scuola. Mi chiusi sempre più in me stesso. E
divenni molto nervoso nei confronti dei miei familiari e, in particolar modo, di mio padre che
faceva di tutto per farmi stare bene. Non solo. Comincia a non credere più in quel Gesù del quale mi
nutrivo la domenica a messa. Mi sentivo tradito. Come i discepoli di Emmaus, una pagina del
Vangelo che ancora adesso mi mette in crisi. Pensai addirittura di farla finita. Troppo insopportabile
la mancanza di mia mamma. Ma il Signore aveva un progetto per me. Stava scrivendo una pagina
del mio libro che io non riuscivo ancora a leggere. Mi conduceva per mano anche se non capivo
ancora dove.
Ricordo una sera in particolar modo. Camminavo lungo il corso principale della mia città dove si
trova una chiesa rettoria dedicata allo Spirito Santo. E, spinto non so da cosa, entrai. Ricordo un
silenzio assordante. Gesù eucarestia esposto. E io seduto all’ultimo posto con aria indifferente. Poi
presi una Bibbia e cominciai a sfogliarla nervosamente. Non so il perché ma i miei occhi si
fermarono su un passo. Era la parabola del figliol prodigo di cui mi colpì una frase: il padre lo
accolse e fece festa con lui…
Beh, non so cosa sia successo. Ma nel mio cuore esplose una rivoluzione. Mi misi a piangere. Un
pianto inspiegabile. E ricordo un santo sacerdote, don Lucio Calabrese, che mi accarezzava e mi
invitava a parlare con lui. Lo feci. Gli raccontai della mia vita, che mi sentivo tradito dal Signore, e
che mi chiedevo il perché di tanta sofferenza. E don Lucio mi disse: “Sai Gaetano, noi tante volte
non riusciamo a comprendere i progetti di Dio, ma sicuramente ha un progetto su di te e ti sta
conducendo per mano. Tu devi abbandonarti a lui”.
E così feci. Cominciai ad avvicinarmi al sacramento della Riconciliazione e alla Santa Comunione.
Incominciai a servire Messa. Mentre la mia famiglia notava sempre più un cambiamento in me. Ero
molto più calmo e gioioso, come quando si incontrano due fidanzati. Alcune persone, che non
smetterò mai di ringraziare, mi fecero comprendere l’importanza della scuola. Così completai gli
studi con il diploma di maturità.

A questo punto chiesi al Signore cosa volesse da me. Non lo capivo. E nel frattempo mi conduceva
in posti di sofferenza. Dove, mi disse un sacerdote, c’è Gesù. Andavo a visitare gli ammalati.
Facevo qualcosa per loro. Così come faceva mamma. Poi un giorno un amico mi propose un
pellegrinaggio in treno, quello che io chiamo treno della misericordia.
Era il 2014 e mi recai come barelliere a Lourdes. Un’esperienza forte. Intensa. Indimenticabile. Il
Signore mi conduceva sempre nella sofferenza. E io lo seguivo. Sono stato 5 volte a Lourdes. E
ogni anno è stata un’emozione diversa. Ogni volta quell’esperienza ha lasciato qualcosa di nuovo
dentro di me. L’ultima volta in particolar modo. Ricordo che mi trovavo all’interna della grotta, da
solo. E chiedevo alla Madonna cosa dovessi fare della mia vita. Di farmi capire. Di darmi un
segno…
E poi il Signore, tramite una persona, mentre ero di ritorno a Siracusa, mi propose di prendere una
mini laurea e diventare Oss, ovvero operatore socio-sanitario, una figura professionale sempre a
contatto con i malati. Così, non appena arrivato a Floridia, mi misi alla ricerca di questo percorso di
studi. Trovai un ente a Catania anche se esami e discussione della tesi si tenevano a Teramo.
Ammetto di aver provato tanta paura perché avrei dovuto rimettermi in gioco e studiare con tutti i
sacrifici, economici e non solo, che tutto ciò comportava. Ma il mio cuore mi diceva che quella era
la mia strada. La strada giusta da percorrere. Il Signore mi aveva condotto per mano. Mi aveva
aperto delle porte e il 13 maggio del 2017 ho discusso la mia tesi e sono diventato Oss. Per un anno
ho lavorato con i malati terminali e mi sentivo realizzato perché in ogni ammalato scorgevo lui, il
Signore. Ma ben presto la cooperativa ha chiuso e io sono rimasto senza lavoro.
Qualcosa mi sussurrava che Gesù non mi avrebbe abbandonato. E dopo alcuni lavoretti saltuari,
Gesù mi ha dato una grazia. Il 28 ottobre del 2018 sono infatti stato chiamato a lavorare da una
persona splendida che mi piace citare: il dottor Carmelo Spada. Così sono entrato a far parte della
sua equipe in uno studio dentistico e, grazie a Gesù, oggi lavoro nella gioia del Signore.
Ma nonostante sia inoltre inserito nella mia parrocchia Maria Ss del Carmelo e aiuti il mio parroco,
don Salvatore Savaglia, che mi è sempre vicino, continuavo a sentirmi incompleto. Fin quando un
giorno il parroco mi ha proposto di diventare ministro straordinario della Santa Eucarestia, cioè di
portare la Santa Comunione agli ammalati. Una gioia immensa per me. E non ho smesso mai di
ringraziare il Signore per questa grazia che non avevo mai avuto il coraggio di chiedere al mio
parroco. Così, dopo un corso tenuto dall’incaricato per la liturgia, con mandato dell’arcivescovo di
Siracusa, mons. Salvatore Pappalardo, ho ricevuto il mandato triennale.
Questa è la mia piccola, grande storia, tramite cui voglio lasciare un messaggio: Gesù non ci
abbandona mai e ci guida dove lui sa.

Gaetano

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
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