Aprile: Santa Maria, donna della Pasqua

“Frutto maturo della pasqua, tu ci insegni a vivere nel mondo
concordi e unanimi, in tensione verso il Regno”
Santa Maria è assente dalla scena della Pasqua. La sua immagine nella nostra memoria fa
tutt’uno con la croce nelle innumerevoli interpretazioni che gli artisti ci hanno regalato.
Dalla croce a Pentecoste nei Vangeli c’è un vuoto riguardo a lei. Mentre altre donne
diventano protagoniste, su Maria cala il silenzio. Dov’era in quel giorno favoloso?
Gesù torna alla luce come una farfalla esce dalla crisalide: riplasmato in una nuova
forma. Un altro grembo lo riporta alla luce. Sembra che tutto avvenga lontano da lei, che
la Madre ne sia esclusa. Ma la Scrittura testimonia che quest’assenza non è una
lacerazione: dobbiamo solo fare attenzione al filo che cuce tra loro i due lembi del testo e
pensare a Maria andando al di là delle rappresentazioni abituali, oltre l’immagine
stereotipata della Mater dolorosa.
Le parole di comunione che spezzano il silenzio sotto la croce, «Madre, ecco tuo figlio»,
e l’animata scena della discesa dello Spirito in una casa affollata di uomini e donne stretti
intorno a Maria, raccontano un volto di donna più ricco, dinamico, irradiante energia.
È come se il cuore di questa donna fosse esploso dal dolore ma non per distruggersi,
piuttosto per dilatarsi il più possibile fino ad amare come figli un’intera comunità. La
donna dal cuore esploso come un soffione, la donna che lancia schegge di luce. Donna
che dona e mette in circolo vita e così questa vita le ritorna accresciuta da mille parti.
Santa Maria, nostra sorella, ci mostra come il nostro cuore sia capace di allargarsi:
pensiamo di avere poco spazio e invece la nostra capacità d’amore si può dilatare quasi
all’infinito. In una sua poesia Turoldo ringrazia la madre per averlo generato alla vita non
solo una volta, ma tante: madre e padre vero è chi non si stanca di ridare vita, amore,
speranza, libertà, chi non può farne a meno, chi lo sente come l’unico vero significato
della propria esistenza. E questo è già profumo del Regno.
[marina.marcolini@gmail.com]

Tu
amorosa attendi che si avveri
la nostra favolosa vicenda,
creazione finalmente libera.
(D.M. Turoldo)

DA ROMANO GUARDINI, LA VIA CRUCIS, ED QUERINIANA BS 2006:QUATTORDICESIMA STAZIONE

[a cura di Giuliana Fabris]

Signore
questo è il lieto annuncio
che tu hai portato a tutti,
che dopo ogni Venerdì Santo viene
un mattino pasquale.
Che ogni sofferenza è una fonte di benedizione
e la morte stessa
è il seme di nuova vita per tutti quelli
che si tengono aggrappati a te.
Questo insegnami a comprendere.
Rendi viva in me la convinzione
quando giungeranno ore buie.
Allora sperimenterò non solo
di poter sopportare la sofferenza,
ma anche di poterla vincere.
In te voglio sentirmi superiore a lei,
voglio accorgermi come da ogni ora
di sofferenza valorosamente affrontata
l’anima esce più forte,
da ogni tenebra superata
risplende un raggio pasquale.
E che, chi con te così vive e soffre
anche nell’amarezza partecipa alla tua pace.

Dialoghi-Aprile-2015-4La Madonna del Rosario

Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento anche a Isola è documentata la presenza della Confraternita del Rosario.
L’azione aderiva alla generalizzata diffusione di questa particolare devozione e delle relative associazioni. Dalla chiesa di Santa Corona di Vicenza la propagazione delle Confraternite del Rosario nel territorio vicentino avvenne negli ultimi due decenni del XVI secolo, con il compito di illuminare i buoni cristiani con prediche, quaresimali e l’esaltazione delle feste solenni.
A Isola la nuova Compagnia non fu eretta nella chiesa parrocchiale, ma trovò riferimento presso l’altare della cappella laterale nella chiesa di Santa Maria del Cengio. Presso quell’altare i confratelli svolgevano le loro pratiche religiose e le loro riunioni.
Non si conoscono i particolari dell’iniziativa e il motivo dell’anomalo spazio di riferimento.
Tuttavia proprio l’inconsueta collocazione nella secondaria chiesa sulla cengia, e non nella chiesa principale del paese, fa ipotizzare una scelta opzionale dei frati che, come responsabili della religiosità isolana, vollero intervenire nell’iniziativa.
Ripeterono così l’azione del 1492 quando promossero la nascita della Confraternita di San Pietro apostolo, che per le particolari devozioni praticate era chiamata dei Battuti o Flagellanti. Quel sodalizio evolse poi, dopo il Concilio di Trento, nella Confraternita del Corpo di Cristo e in quella del Santissimo Sacramento.
Nell’ultimo periodo del Cinquecento l’Associazione del Rosario era già organizzata e funzionante, tanto che i confratelli s’impegnarono con proprie offerte nell’abbellimento decorativo dello specifico spazio di culto a loro assegnato e nella predisposizione di un nuovo adeguato altare.

In quegli anni l’azione della Confraternita non si limitò alla sistemazione della cappella ma commissionò alla bottega dei Maganza una pala raffigurante la Madonna del Rosario da sistemare sull’altare.
Il confronto stilistico con altre opere della bottega orienta l’attribuzione verso Marcantonio Maganza, figlio del capostipite Alessandro.

Gli stessi riferimenti comparativi fanno ipotizzare una datazione attorno all’anno 1607. Al centro del dipinto, inquadrata da una vistosa tenda rossa, è ritratta la Vergine che, in posizione seduta, tiene in braccio il Bambino. Questi con la mano destra regge e fa dondolare la corona del Rosario, mentre con l’altra è nell’atto di donare un fiore a santa Caterina da Siena.
A sua volta la Vergine consegna il Rosario a san Domenico.
Nel basso della tela, da una parte è rappresentato un gruppo di uomini, dall’altra invece un gruppo di donne.
I componenti delle due classi, atteggiati in vario modo, venerano la Madonna del Rosario.
Il dipinto offrì agli associati un sicuro riferimento visivo al loro sodalizio.
Gli uomini e le donne appartenenti alla Compagnia, distogliendo l’attenzione verso la Madonna del Cengio nella nicchia dell’altare maggiore qualche metro più in là, potevano identificarsi nelle persone devote raffigurate sulla tela e indirizzare con precisione la loro religiosità verso la Regina con il rosario in mano.

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
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