Trecento anni sulla cengia: i canonici di San Salvatore

 

Dopo la partenza dei frati brigidini, il filo della storia della conventualità di Santa Maria del Cengio fu subito riannodato. La famiglia Porto chiamò i religiosi dell’ordine dei Canonici di San Salvatore di Venezia.

Il 18 marzo 1462 il vescovo di Vicenza investì fra Jacobo da Parma, priore generale di quell’ordine, del compito di ufficiare la chiesa e abitare il convento.

Iniziò così la vita della nuova comunità conventuale, sotto la guida di fra Cristoforo da Milano.
Subito sorse il problema delle scarse entrate.

Il 5 maggio 1466 il vescovo di Vicenza, dando attuazione a una bolla papale che intendeva aumentare le entrate economiche del convento, unì la chiesa parrocchiale di Isola con tutti i suoi diritti e giurisdizioni alla chiesa di Santa Maria del Cengio.
Da allora il priore isolano estese la sua supremazia sull’intero ambito religioso del paese.
I frati di San Salvatore abitarono sulla cengia isolana per più di trecento anni.

Diedero forma completa agli edifici, rinnovarono l’immagine sacra sull’altare.
Nel primo periodo la comunità conventuale fu impegnata anche per il rinnovamento delle forme religiose espresse dalla popolazione, intrapreso con la rivalorizzazione del culto mariano e la promozione dell’associazionismo laico.
Il ‘miracolo delle lacrime’, nel 1513, può ben evidenziare in quel tempo la sintonia tra il paese e il convento, tra la popolazione e i monaci.
In seguito prevalse la volontà dei monaci di sostituirsi ai sacerdoti diocesani nella guida della parrocchia.

Ne derivò un lunghissimo periodo di contese tra gli uomini di Isola, gelosi dell’autonomia parrocchiale, e i responsabili del convento; tra i frati e il vescovo di Vicenza.
Via via venne smarrita l’idealità d’origine.

Il periodo finale della presenza a Isola dei canonici fu di lento e continuo decadimento.
Il 17 settembre 1770 il capitolo dei frati di Santa Maria del Cengio rinunciò al beneficio parrocchiale. Così fu ricostituita l’autonomia della parrocchia.
Con un decreto emanato il 16 maggio 1771 il Senato della Repubblica di Venezia soppresse i monasteri dei Canonici Lateranensi nel dominio veneziano.

Il 12 settembre dello stesso anno fu comandata la soppressione anche del convento di Isola, abitato dai frati dello stesso ordine.

Con quell’ordinanza cessava, dopo oltre tre secoli, la vita conventuale sulla cengia isolana.
I monaci abbandonarono il convento.

Da quel settembre il chiostro e le celle monastiche cessarono di conoscere il canto e le preghiere dei frati.

 

testi di Albano Berlaffa