La chiesa di S. Maria del Cengio è nominata per la prima volta nell’anno 1192, tra le pergamene del Centio Camerario, il registro delle chiese e dei monasteri che devono pagare una somma in soldi veronesi alla Santa Sede romana.

Nessun’altra testimonianza anteriore ci parla di questo piccolo convento, quasi un’urna di umiltà, stagliato in alto su una cengia di rocce marine e vulcaniche.

L’antico documento medievale è scarno di altri tasselli di cronaca, ma si può supporre che la chiesa preesistesse, o quale pieve al tempo dell’iniziale evangelizzazione, o quale ospizio per viandanti lungo l’antica via romana che da Vicenza conduceva verso le valli del Leogra e dell’Astico, oppure come cappella del castello, il “Castellaro”, – nel luogo in cui oggi sorge l’eremo – che si ergeva più in alto, sulla sommità della collina, assieme all’antica torre costruita su un macigno roccioso detto la “Priara”.