Una chiesa sulla cengia (periodo medievale)

 

Fin dal 1192 un medievale registro elenca una cappella di Isola intitolata alla Madonna:
capella de Insula, idest Ecclesia Sanctae Mariae.

È la traccia documentaria più antica. Grazie alla citazione è possibile stabilire una prima data certa nella storia dell’edificio sacro sulla cengia: in quell’anno la chiesa già caratterizzava il profilo della rupe isolana. L’annotazione stabilisce che l’edificio sacro esisteva già prima di quella data e che la sua origine era ancora più remota. Ma l’eccessiva lontananza nel tempo non permette di mettere a fuoco l’iniziativa.

La mancanza di fonti idonee fa solo ipotizzare il percorso originario di quel luogo di culto: pieve al tempo dell’iniziale evangelizzazione, oppure ospizio per viandanti lungo il percorso tra la città e le valli pedemontane, oppure chiesa medievale che accompagnò l’elevazione del castello e la fortificazione del borgo.
Del periodo più lontano i documenti hanno tramandato solo il nome di presbiter Ubertus Sancte Marie de Insula, presente in paese nel 1273.

Una chiesa, la dedicazione a Santa Maria, un prete che con probabilità vi officiava: tre soli piccoli frammenti di una certa presenza.
Dal 1306 inizia una documentazione sufficiente per dare concretezza alle presenze sulla cengia.

Il clericus Raphael è il primo religioso documentato per un lungo periodo (1306-1336) nella gestione della chiesa e dei beni connessi.

Ed è proprio a quel periodo che si può far risalire la prima traccia iconografica che avvalora la funzione religiosa del luogo: l’affresco che raffigura la Vergine col Bambino tra san Giovanni apostolo ed evangelista e santo Stefano.

Fin da allora la posizione sopra la séngia specificò, tra la popolazione del luogo, il nome della piccola chiesa, giustificando l’attuale denominazione di Santa Maria del Cengio.
A metà del XIV secolo la chiesa entrò nella sfera d’influenza delle famiglie aristocrati-che che incentravano i propri interessi fondiari a Isola: dapprima i Gualdo, poi i Loschi. Preti appartenenti a quelle famiglie furono investiti del beneficio sulla cengia.
Nel 1379 la chiesa venne unita all’Arcidiaconato della Cattedrale di Vicenza. Da allora un canonico della Cattedrale vicentina era temporaneamente investito della cura della chiesa.
Ma quegli eminenti ecclesiastici cittadini erano interessati più alle rendite del benificio che a svolgere la missione religiosa nell’edificio sacro.

Così l’assenteismo del titolare sulla cengia e il contemporaneo dinamismo parrocchiale incentrato sulla pieve di San Pietro relegarono la piccola chiesa in un ruolo secondario, quasi ininfluente nel percorso religioso isolano.

Anche la struttura muraria patì quell’emarginazione: allo sguardo offriva l’immagine di un edificio toto ruinoso.
La chiesa era in evidente decadenza, sia strutturale sia religiosa, e la sua parabola vitale, già lunga di più secoli, sembrava ormai al termine.

Ma a metà del Quattrocento importanti novità evitarono alla chiesa sulla cengia un declino segnato.

 

testo di Albano Berlaffa