La costruzione del convento

A metà del Quattrocento importanti novità evitarono alla chiesa sulla cengia un declino segnato.
L’edificio era toto ruinoso e la sua parabola vitale, già lunga di più secoli, sembrava ormai al termine.

Ma il 17 marzo 1447 Benedetto Zeno, un aristocratico cittadino che possedeva numerosi beni a Isola, nel suo testamento beneficiò la piccola chiesa con cinquanta libre affinchè fosse riparata e accanto fosse costruita un’abitazione per frati.
Quell’attenzione premurosa trovava ispirazione nel rinnovato culto mariano che le apparizioni a Monte Berico nel 1426 e nel 1428 avevano suscitato e nel clima di spiritualità originato dalla coinvolgente predicazione anche a Vicenza di Bernardino da Siena.
Le volontà testamentarie di Benedetto rappresentano l’idea originaria di un convento a Isola.

Negli anni successivi furono Lucrezia Zeno, parente prossima di Benedetto, e suo marito Giovanni Porto a rendere concreta quell’iniziativa. Dopo otto anni l’idea iniziale divenne realtà: fu chiamata sulla cengia una comunità di monaci a ufficiare la chiesa.
Il 7 marzo 1455 il vescovo di Vicenza, con l’assenso dell’arcidiacono e dei canonici della cattedrale, investì fra Battista di Normandia, appartenente all’ordine di santa Brigida di Firenze, della chiesa di Santa Maria del Cengio e dell’annesso beneficio. Giovanni Porto dotò il beneficio della chiesa con suoi numerosi beni, affinché i frati potessero abitare quel luogo e ufficiarlo senza preoccupazioni economiche.
In riconoscenza di quella generosità il vescovo concesse alla famiglia Porto lo jus-patronato sulla stessa chiesa.

Il mese successivo, il 10 aprile 1455, Lucrezia Zeno diede il suo consistente contributo alla realizzazione della volontà del parente. Donò alla chiesa l’intero patrimonio della famiglia Zeno, che per due secoli aveva costituito la ricchezza della casata a Isola.

L’iniziativa prese forma: sulla cengia si lavorava per la ristrutturazione della chiesa e per la costruzione del primo nucleo del convento.
I lapicipi magistro Bartholameo Jacobi di Firenze e magistro Jacobo filio magistri Marci Trevisani da Padova dirigevano i lavori.
Intanto si costituì il primo nucleo di religiosi della futura comunità conventuale.
Il 25 giugno 1456 fra Battista diede inizio a un’autonoma comunità religiosa conventuale sulla cengia di Isola.

La memoria dei frati di santa Brigida è legata soprattutto alle inziative svolte sull’edificio sacro: la consacrazione della chiesa e dell’altare maggiore, la consacrazione di un nuovo altare dedicato a santa Brigida, patrona dell’ordine dei quei frati.

Tuttavia la parabola isolana dei brigidini fu di breve durata.
Il 14 gennaio 1462 rinunciarono all’investitura e lasciarono il convento.