Il 7 settembre 1768 la Repubblica di Venezia emana un’ordinanza che impone un rapporto tra rendite dei conventi e numero dei religiosi degli stessi, dando in pratica avvio alla prima serie di soppressioni nel territorio della Serenissima.
Quel decreto ha due importanti conseguenze anche per Isola. Il 17 settembre 1770, il priore della Canonica di S. Maria del Cengio, in base a una deliberazione del 5 maggio 1770 emessa dal Senato veneto – che precisando la precedente del 1768 prescriveva il valore della rendita dei parroci nominati dai conventi – rinuncia al Beneficio della chiesa parrocchiale, già unita al monastero dal 1466, ricostituendone l’autonomia. Così dopo tre secoli potevano ristabilirsi le antiche consuetudini che volevano che il quartese dei campi di Isola fosse di utilità al mantenimento dei parroco, della pieve di S. Pietro e dei poveri della parrocchia. Inoltre un successivo decreto del 16 maggio 1771 sopprime i monasteri dei Canonici Lateranensi nel dominio veneziano e in particolare il 12 settembre 1771 avviene la soppressione dei Canonici regolari dimoranti a Isola.
Dopo più di trecento anni, per ordine dell’autorità civile, cessa la vita conventuale a isola, il monastero viene abbandonato e la chiesa di S. Maria del Cengio non ufficiata.
Il patrimonio, in conseguenza di un’antica clausola dettata da Lucrezia Zeno, viene trasferito all’ospedale di S. Maria e S. Cristoforo, detto di S. Marcello, di Vicenza, che accoglie gli infanti abbandonati. Rimane solo il diritto dello «jus patronatus» a favore della famiglia Porto. In base a quel privilegio, gli antichi patroni del convento mantengono la proprietà per tutto il periodo in cui è disabitato, eleggendo un rettore che officia la chiesa: il 20 gennaio 1781 viene nominato don Gaetáno Porto, che rimane rettore di S. Maria del Cengio fino alla morte, avvenuta nel gennaio del 1835.
Su consiglio del vescovo di Vicenza, il 20 dicembre 1836 viene eletto rettore don Giovanni Battista Gasparoni, parroco della pieve di Isola, che avrà cura della chiesa e del convento fino al 23 settembre 1857, data della sua morte.
L’anno successivo viene incaricato don Stefano Dalla Cà, famoso predicatore, che celebrerà a S. Maria fino alla morte, avvenuta il 30 aprile 1894.
La fanúglia Porto deve nonìinare allora un nuovo successore, o provvedere in qualche modo all’ufficiatura della chiesa. Il conte Antonio da Porto, cui spetta quella nonúna in quanto seniore dei diversi rami della sua famiglia, ritiene opportuno che a S. Maria non sia nominato nuovamente un prete secolare, ma piuttosto una comunità religiosa che faccia rivivere, assieme alla chiesa, anche il convento.
Verso la metà di giugno 1894, il P. Priore di Monte Berico, Alfonso M. Novella, incontratosi a caso con il Signor Conte Antonio Porto, che abitava la villa Lampertico, al Cristo, al principio della stradella detta dei Nani, e accompagnatosi con lui, il Conte gli disse ch’egli aveva ferma intenzione di cedere ai Servi di S. Maria la chiesa, il convento e l’annesso terreno esistente in Isola di Malo sotto il nome di S. Maria del Cengio.. Cosi’ riferiscono le memorie raccolte da fra Filippo M. Grendene nell’anno 1895.
Inizia da quel colloquio una nuova pagina della storia di S. Maria del Cengio, quella legata ai frati Servi di Maria.



