La pace non si compra e non si vende, è dono che diventa conquista, con un artigianato paziente.

Giovanni 14, 23-29

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato (…)

Omelia al Convento di p.Ermes

Verremo e prenderemo dimora in chi ama.

E sarete casa di Dio, tenda, dimora, abitazione del Padre.

Chi, io? Ma davvero? Penso, e mi rispondo: magari. Forse i santi.

Qui troverai ben poco Signore, starai alle strette; qualche volta, spesso ti trascurerò, mi dimenticherò di te; forse troverai poco più di una baracca, una stalla, una catapecchia, c’è poco di grande, di bello, di buono. Ma ti prego, non andare via.

Ma poi penso che, se è nato in una stalla, non si scandalizzerà di quel tanto di sporco, o di quel muro cadente, che troverà in me o in te.

Guarda, Signore, troverai poco, però ti assicuro che cercherò di salvare un riparo per te, un pezzetto di casa per te, un pezzetto di cuore, dove ci sia un riparo per lo Spirito Santo, un nido per la pace che tu porti.

La pace. Gesù risorge, incontra i suoi, e la prima parola è: Pace a voi!

Sono tante le persone oggi che vanno cercando un po’ di pace, perché tradite, deluse, depresse… e la prima tentazione è quella di addormentare la coscienza, di fare una anestesia interiore; mandando giù farmaci contro lo stress e contro l’ansia; o sostanze stupide, come alcool e droghe, e ne inventano continuamente di nuove, e le chiamano stupefacenti, appunto perché fanno stupida la relazione alla vita

Vi do la mia pace, non come fa il mondo.

Gesù non fa ai suoi un augurio, ma una constatazione, al presente; dice che la pace è lasciata, è data, “è” già qui, nelle mani nostre, che oramai siete in pace con Dio, con gli uomini, con voi stessi, con la natura. 

Scende pace, piove pace sui cuori e sui giorni.  È pace.

Miracolo continuamente tradito, ma continuamente rifatto, e di cui non ci è concesso stancarci.

La pace che non si compra e non si vende, ma è dono che diventa conquista, con un artigianato paziente. Come?

Ieri sera ascoltavo il medico congolese Mukwege, premio Nobel per la pace, raccontare di violenze inimmaginabili sulle donne nelle guerre del Congo, cose da incubo, allo scopo di distruggere la donna, asse portante della comunità da conquistare. E lui ha visto, e ne è stato travolto; è cambiato dentro, ed ha preso a curarle, a difenderle, a raccontare la loro storia al mondo. E lo ha fatto pur avendo subito 10 attentati alla sua vita.

Un eroe. Ma con lui tanti altri eroi anonimi e piccoli: infermieri, collaboratori…ma soprattutto le donne stesse che si svegliavano dall’intervento e la prima domanda era: come stanno i bambini? Non: come sto io. Ma vanno a scuola i bambini? Amore oltre l’immaginazione. Gli uomini no, loro quando si svegliano dall’operazione la prima domanda è: dottore, come sto io? È grave?

La donna: Come sta il mio bambino?

Ma non vi da speranza questo? Mi dava dolore ascoltarlo, dolore fisico, e mi dava speranza invincibile.

Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Basta col dominio della paura: la violenza non vince, non per sempre.

Non come la dà il mondo, io do la pace… il mondo cerca la pace come un equilibrio di paure o come la vittoria del più forte e crudele; non si preoccupa di riconoscere i diritti dell’altro, ma di come strappargli via un altro pezzo del suo diritto. La pace di Gesù è: beati i miti, gli assetati di giustizia, i costruttori di pace… abbracciare l’ultimo, il bastonato, la donna violata e ridarle una strada. E che non sia sola.

I verbi della guerra tra noi sono tre, tre verbi maledetti, che dicono, portano, fanno male:

prendere, anche ciò che non è tuo, accumulare, ammassare, pugno chiuso;

salire, cioè stare sopra gli altri, più in vista, più noti e famosi, superiori;

dominare, cioè voler comandare, decidere per gli altri,  e che siano sottomessi e ossequienti.

Tre verbi di guerra: prendere, salire, dominare.

Così il mondo dà la sua pace ai vincitori di queste battaglie. Che si armano per una successiva battaglia in cui saranno inevitabilmente sconfitti.

Invece Gesù contrappone, lungo tutto il vangelo tre altri verbi, opposti, che sono benedetti, portatori di bene, rivelatori del bene profondo:

dare, cioè saper aprire le mani nel dono, mani aperte, non pugni chiusi;

scendere, mettersi a fianco e non sopra, accompagnare e non imporsi;

servire, grande, per coraggiosi e per innamorati, per madri che sanno dire. prima vieni tu e dopo io.

Dare, scendere servire. Tre verbi benedetti, verbi di pace.

In una relazione difficile io mi domando: ma voglio andare d’accordo con te o voglio semplicemente vincere? Preferisco, ma dentro, ma davvero, la pace con te o la vittoria su di te?

L’altra parola-promessa di oggi è lo Spirito santo. Vi ricorderà, vi insegnerà…

Mi piace da matti questo Spirito santo: ri-corderà, cioè ri-porterà al cuore, riaccenderà tutto Gesù.

Non ci spinge in chiesa, ci spinge a diventare chiesa, tempio dove sta tutto Gesù.

Vi riporterà al cuore gesti e parole di lui, di quando passava e guariva la vita, e diceva parole di cui non si vedeva il fondo.

Ma non basta, lo Spirito apre uno spazio di conquiste e di scoperte: vi insegnerà nuove sillabe divine e parole mai dette ancora.

Sarà la memoria accesa di ciò che è accaduto ‘in quei giorni irripetibili’ e insieme sarà la tua genialità, per risposte libere e inedite, per oggi e per domani.

Gregorio Magno, grande papa, diceva, ricordiamolo: l’ultimo dei credenti può interpretare la parola di Dio come la interpreto io.

Insegnamento dimenticato. Dici magistero della chiesa e tutti pensiamo a quei documenti  di molte pagine che escono dalla penna dei papi; magistero della chiesa è questo magistero dello Spirito, diffuso su tutti. Non è la riserva di qualcuno, è di tutti!

Vi insegnerà ogni cosa: lo Spirito ama insegnare, accompagnare oltre, verso paesaggi inesplorati.

Lo Spirito ci fa innamorare di un cristianesimo che sia visione, incantamento, fervore, poesia, testimonianza viva.

Cristo è la nostra pace (Ef 2,14), è venuto a disarmare il cuore, a disarmare le mani, a disarmare la mente: metti via la spada.

Anzi: metti via, cancella il concetto stesso di nemico. È venuto a dire l’indicibile: amate i vostri nemici. Si può vincere il male, ma con il bene e non con un male più forte. Uccidendo l’inimicizia, e non il nemico.

Pace, fragile germoglio, che si costruisce con pazienza, che si custodisce solo piantando piccole oasi di pace là dove siamo chiamati a vivere, ciascuno con la sua piccola palma di pace, piantata nel deserto della storia. Non vedo altra strada. La mia oasi, più la tua, più quella di un altro…E quando le oasi saranno migliaia conquisteranno il deserto e lo faranno fiorire.

Casa di Dio siete voi se custodite libertà e speranza (Eb 3,6), e non già se custodite archivi di dogmi o catechismi. Ma se voi sapete fare voto di libertà e voto di speranza, e custodirle a nome di tutti, voi siete la casa di Dio nella città degli uomini.

Preghiera per oggi

Padre dell’umanità, Signore della storia, guarda questo continente europeo al quale tu hai inviato tanti filosofi, legislatori e saggi, precursori della fede nel tuo Figlio morto e risorto.
Guarda questi popoli evangelizzati da Pietro e Paolo, dai profeti, dai monaci, dai santi; guarda queste regioni bagnate dal sangue dei martiri e toccate dalla voce dei Riformatori.
Guarda i popoli uniti da tanti legami ma anche divisi, nel tempo, dall’odio e dalla guerra.
Donaci di lavorare per una Europa dello Spirito fondata non soltanto sugli accordi economici, ma anche sui valori umani ed eterni.
Una Europa capace di riconciliazioni etniche ed ecumeniche, pronta ad accogliere lo straniero, rispettosa di ogni dignità.
Donaci di assumere con fiducia il nostro dovere di suscitare e promuovere un’ intesa tra i popoli che assicuri per tutti i continenti, la giustizia e il pane, la libertà e la pace.Card. Carlo Maria Martini, Preghiera per l’Europa, 26 maggio 2005
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