1^ parte rivolta ai SOCIAL NETWORK

Osservare la Parola equivale a custodire l’amore. Che è la casa di Dio. E lo Spirito vi insegnerà nuove sillabe divine e parole mai dette ancora.

2^ parte pubblicata su Avvenire

Il Misericordioso senza casa cerca casa. E la cerca proprio in me. Il quasi niente, in apparenza, ma se le oasi saranno migliaia e migliaia, conquisteranno e faranno fiorire il deserto.

Gv 14, 23-29

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi (…)

Commento di p.Ermes ai SOCIAL

Se uno mi ama, osserverà la mia parola. Amarlo, sì, ma di quale amore?
Parola così potente, che a pronunciarla male brucia le labbra, dicono i rabbini. Noi
confondiamo spesso l’amore con un’emozione che intenerisce o una passione che
toglie il fiato, con uno slancio che fa uscire da sé o attaccarti a una creatura.
Amare nel vangelo si traduce però sempre con un altro verbo: dare. Dare, che cosa?
Dare tempo e cuore, dare casa! Allora potrai osservare la sua parola, potrai cioè
conservarla con cura così che non ne vada perduta una sola sillaba, come fa un
innamorato con le parole dell’amata; potrai seguirla con la fiducia di un bambino
verso le parole della madre o del padre.
E noi abbiamo capito male, come se fosse scritto “ i miei comandamenti”. E invece
no, la Parola è molto di più di una legge da osservare: guarisce, illumina, traccia
strade, consola. La Parola fa vivere, semina di vita i campi della vita, incalza, porta
pane, soffia nelle vele.
La parola di Gesù si qualifica per l’amore. Osservare la Parola equivale a custodire
l’amore. Che è la casa di Dio, il cielo dove Lui abita, ecco perché “verremo e
prenderemo dimora in lui”. Se uno ama genera vangelo. Se ami, come Maria tu
generi Dio, lo incarni su questa terra. “O uomo, considera la tua dignità regale: tu
porti Dio in te” (Basilio Magno).
Due altre parole di Gesù: una promessa, verrà lo Spirito santo; una realtà: vi do la
mia pace, è già in cammino dentro di voi!
Verrà lo Spirito, vi insegnerà e vi riporterà al cuore tutto quello che io vi ho detto.
Vi riporterà al cuore gesti e parole di Gesù, di quando passava e guariva la vita, e
diceva parole di cui non si vedeva il fondo. Ma non basta, lo Spirito apre uno spazio
di conquiste e di scoperte: vi insegnerà nuove sillabe divine e parole mai dette
ancora. Sarà la memoria accesa di ciò che è accaduto ‘in quei giorni irripetibili’ e
insieme sarà la tua genialità, per risposte libere e inedite, per oggi e per domani.
E poi: Vi lascio la pace, vi dono la mia pace. Gesù non fa un augurio, ma un
annuncio, al presente, dice che la pace “è” già qui, che oramai siete in pace con Dio,
con gli uomini, con voi stessi. Scende pace, piove pace sui cuori e sui giorni. Basta
col dominio della paura: la violenza non vince. È’ pace. Miracolo continuamente
tradito, continuamente rifatto, e di cui non ci è concesso stancarci. La pace che non si
compra e non si vende, dono e conquista paziente, come un artigiano fa con la sua
arte.
Non come la dà il mondo, io ve la do… il mondo cerca la pace come un equilibrio di
paure o come la vittoria del più forte; non si preoccupa di riconoscere i diritti
dell’altro, ma di come strappargli via un altro pezzo del suo diritto.
Shalom invece vuol dire pienezza: ed è il fiorire – per tutti- della vita in tutte le sue
forme.

Commento per Avvenire

Se uno mi ama, osserverà la mia parola. «Se uno ama me»: è la prima volta nel Vangelo che Gesù chiede amore per sé, che pone se stesso come obiettivo del sentimento umano più dirompente e potente (…)
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