Ascolterò la sua voce non per ossequio od obbedienza, non per seduzione o paura, ma perché come una madre, lui mi fa vivere.

Giovanni 10,27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Omelia di p.Ermes

– Per quelli che ci hanno accompagnato nella vita e non ci hanno lasciati
soli, grazie. Se noi invece ci siamo isolati dagli altri, senza farci
compagnia a nessuno, ti chiediamo perdono
– Per quelli che ci hanno difeso dai pericoli, dai lupi e dalle paure, grazie.
Se noi non abbiamo difeso gli ultimi, gli umiliati, perdono
– Per coloro che negli anni ci guidato a sorgenti buone, grazie. Se noi non
abbiamo custodito la libertà e la speranza in qualcuno, perdono.
Omelia
Un Vangelo così breve che si può seguirlo parola per parola.
Le mie pecore ascoltano la mia voce. Prima grande sorpresa. Una voce
attraversa le distanze, un io si rivolge a un tu, sopra di me c’è uno sguardo,
che si interessa di me.
La prima delle caratteristiche dei discepoli è quella di ascoltare la
voce, dare attenzione, tempo e cuore, a una voce.
Non ascoltano i comandi, la voce. Non tono intimidatorio, impositivo,
costrittivo, sono toccati da quella voce. Ubbidiamo alla sua bellezza
Quella voce che attraversa le distanze, inconfondibile; che racconta una
relazione, rivela una intimità, fa emergere una presenza in te.
La voce giunge all’orecchio del cuore prima delle cose che dice. È
l’esperienza con cui il bambino piccolo, quando sente la voce della madre,
la riconosce, si emoziona, tende le braccia e il cuore verso di lei, ed è già
felice ben prima di arrivare a comprendere il significato delle parole.
Ma perché le pecore ascoltano? Per dovere, per obbligo? No.
Perché ci si sente conosciuti, e la voce è entrata nel cuore
Pastore e agnelli: una relazione non basata sulle regole, sui precetti, ma
sulla conoscenza. Non è un obbligo, è una voce che fa sentire conosciuti.
Non perché si deve, ma perché la voce è bellissima.
Nella nostra formazione prima di tutte venivano le regole, le strutture,
l’inquadramento, stare al passo con il gregge. Non funziona così. È inutile
tutto se quella parola non arriva nel cuore,
La sua voce sa toccare, perché conosce cosa c’è nel cuore. Io conosco le
mie pecore: La samaritana al pozzo aveva detto: venite, c’è uno che mi ha
detto tutto di me. Una bellissima definizione del Signore, colui che dice il

tutto dell’uomo, che risponde alle domande più profonde del cuore, alla
sete.
Due generi di persone si disputano il nostro ascolto: i seduttori e i maestri.
Come distinguere tra i due? I seduttori, sono quelli che promettono piaceri
facili, vita facile; i maestri veri sono invece quelli che rendono feconda la
tua vita, che ti danno ali e fecondità.
Poi viene la seconda caratteristica del gregge. Io do loro la vita
eterna. Un dono, al presente, di adesso, non un tfr alla fine del nostro
lavoro nel mondo.
Che cos’è la vita eterna? Non è la vita dalla durata indefinita, ma è la
qualità della vita, vita eterna è la vita dell’Eterno in noi, quel pezzetto di
Dio in te, che spesso neppure cerchiamo: bellissimo sant’Agostino, tu eri
in me più intimo a me di me stesso e io fuori di me ti cercavo…
Io do loro la vita eterna! è qui, in me, senza condizioni, prima di qualsiasi
risposta, senza paletti e confini; la vita di Dio è data, presente come un
seme potente, seme di fuoco nella mia terra nera. Come linfa che non vedo
ma che risale la vite senza stancarsi mai, giorno e notte, e si dirama per
tutti i tralci, dentro tutte le mie gemme. Ogni volta che sfiori Gesù o la
parola un po’ più da vicino, prende a vibrare, a muoversi questo seme
vivo. Il nostro male è che non sappiamo quanto siamo ricchi. S. Basilio: o
uomo considera la tua dignità regale: tu porti Dio in te!
E poi la terza caratteristica: Non andranno mai perdute. La mia fede
cristiana è dilatazione, cuore grande, accrescimento d’umano e di cose che
meritano di non morire. Gesù lo dice con una immagine di lotta, di
combattiva tenerezza: Nessuno le strapperà dalla mia mano. Una parola
assoluta: nessuno. E un’altra parola infinita: in eterno.
Una promessa subito raddoppiata, come se avessimo dei dubbi: nessuno
può strapparle dalla mano del Padre.
Io sono vita indissolubile dalle mani di Dio. Legame che non si strappa,
nodo che non si scioglie. L’eternità è un posto fra le mani di Dio. Siamo
passeri che hanno il nido nelle sue mani. E nella sua voce, che scalda il
freddo della solitudine.
Io sono vita, che nessuno strapperà. Amato che nessuno porterà via,
legame non lacerabile. Come agnelli abbiamo un ovile un posto nelle sue
mani, come bambini ci aggrappiamo forte a quella mano che non ci lascerà
cadere, come innamorati cerchiamo quella mano che scalda la solitudine,
come crocefissi ripetiamo: nelle tue mani affido la mia vita.

E ad alcuni possiamo dire anche noi parole copiate da Dio: nessuno ti
strapperà dalla mia mano. Coloro che amiamo, meritano queste parole
divine.
Beati noi se potremo dire a qualcuno: tu sei inseparabile dalle mie mani.
l’avventura di coloro che vogliono, sulla terra, custodire e lottare,
camminare e liberare, ed essere donatori di vita, inizia da qui, dalla
certezza che per Dio tu sei importante. E io dovrei ripetere e rilanciare
quersto, io a sua immagine, io pastore di anche solo un minimo gregge,
dovrei dire parole di Dio: mi importa, ai care, diceva don Milani, del
fratello dello Sri Lanka, agnelli uccisi a centinaia come pecore al macello
mentre celebrano il Risorto a Pasqua; mi importa dell’annegato nel
Mediterraneo, dell’uomo o della donna sola, vicini di casa.
L’uomo mi importa. Altro che religione oppio dei popoli, voi capite che
questa immagine del pastore, le sue parole se le mettiamo in pratica sono
l’adrenalina dei popoli, e del cuore mai indifferente (don Borsato).
Le mie pecore mi seguono. Seguire Cristo vuol dire vivere una vita come
la sua. Significa, in qualche modo, diventare pastori. Ciascuno voce e
parola e mano di un discorso amoroso. Di più, ciascuno mano da cui il mio
piccolo gregge non sarà mai rapito.
Oggi Dio mi rassicura: Nessuno mai ti strapperà dalle mie mani. Nessuno,
mai.

Preghiera alla Comunione

Signore, nessuno mai ci rapirà dalle tue mani.
Nessuno mai ci separerà dall’amore.
Nessuno mai ci strapperà da quelle mani
che hanno dispiegato i cieli,
gettato le fondamenta della terra.
Mani di vasaio sull’argilla dell’Eden,
come una infinita carezza.
Mani di Creatore sull’Adamo addormentato
e nasce, estasi dell’uomo: Eva.
Mani inchiodate alla Croce
per un abbraccio senza fine,
che non rifiuterà nessuno mai, estasi della storia.
Nessuno mai ci strapperà da queste mani.
Come passeri abbiamo in esse il nido,

come bambini ci aggrappiamo forte
a quella mano che non ci lascerà cadere,
come innamorati cerchiamo la tua mano
che scalda la solitudine, annulla la lontananza.
Come crocifissi ripetiamo:
nelle tue mani, Signore, affido la mia vita.
A Te, il solo Pastore
che pei cieli ci fai camminare.

Sono molti quelli che ci parlano, pochi quelli che parlano al cuore.
Gesù è l’unico che parla sul cuore.
Lo ha detto il profeta Osea: Ti porterò nel deserto e là parlerò – letteralmente – sul
tuo cuore, a distanza annullata, come un bacio posato sulle labbra del cuore,
toccandoti dentro.
Quante volte forse anche noi avremmo voluto dire queste parole, in casa, in
comunità, sul lavoro. Il sogno di tutti è poter vivere con persone cui importiamo
veramente, con dei pastori di vite.
Che come dice Geremia ci dia pastori secondo il suo cuore.

(Letture: Atti 13,14.43-52; Salmo 99; Apocalisse 7,9.14-17; Giovanni 10,27-30)

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