Quella notte la grande ruota della storia si è bloccata. Da lì qualcosa ha
cominciato a girare all’incontrario: Dio scende verso l’uomo, il grande va verso il piccolo, dai palazzi verso una grotta, dal Tempio verso il
campo dei pastori.

NATALE 2018 notte
A voi tutti, amici o sconosciuti fratelli di umanità, a tutti quelli che amate e per i quali
sperate e trepidate: Buon Natale.
Vi saluto con il saluto più bello: Il Signore è con noi.
Sei venuto come una cometa nella notte ad aprire strade nel buio
sei venuto come una nuvola di canto sopra i più poveri
sei venuto come un vagito fra le braccia di una ragazza,
un grido vittorioso sulla morte.
Possiamo solo ringraziarti Dio di ogni sorpresa,
facci stupire ancora, facci sostare tremando davanti alla tua carne d’uomo.
Viviamo il Gloria stanotte, con la sorpresa di sentirci annunciare: “è
pace per gli uomini che Dio ama”. Tutti amati, nessuno escluso, tutti
amati per sempre. La via della pace è aperta per tutti

Omelia
Dietro l’altare guardatelo bene questo mosaico di legni antichi,
spezzati e dipinti: il Cristo abbracciante, un grande abbraccio, un abbraccio
infinito, smisurato, che sembra allargarsi ancora, dove c’è posto per tutti,
per sempre.
Natale è l’abbraccio di Dio. Dio che non è l’onnipotente delle nostre
illusioni, ma l’onni-abbracciante, il tutto-abbracciante. Perché il mondo
non sempre è comprensibile, ma è sempre abbracciabile (M. Buber). E io
sono così, e tu lo sei: non sempre comprensibile ma sempre abbracciabile.
Il Verbo si è fatto abbraccio, pane, corpo! Ma per capire di più penso
al Bambino che cerca il latte della Madre e dico: il Verbo si è fatto fame.
Non sono gli angeli, ma una ragazza inesperta a occuparsi di Lui:
Dio si è fatto bisogno. Si fa toccare, scorgere, udire. Ha fame, sete,
cammina e si siede. Conosce la stanchezza e la paura, la gioia e l’amicizia.
E’ un Dio vicino, messo al mondo. E che ci mette al mondo
Penso agli abbracci che Gesù ha ricevuto, che ha regalato ai piccoli e
agli amici e dico: il Verbo si è fatto carezza.
Penso al pianto di Gesù davanti alla tomba dell’amico Lazzaro e
dico: Dio si è fatto lacrime.
Penso a quel petalo di fango che Gesù stende sugli occhi del cieco e
dico: il Verbo si è fatto polvere, mano e saliva, e occhi nuovi.
Poi penso alla Croce: Dio si è fatto agnello, carne che grida di
dolore.
Colui che ha riempito il cielo con miliardi di galassie ricomincia da Betlemme, da una mangiatoia. Ci deve essere qualcosa di vero in tutto ciò,
non può trattarsi di un inganno, è troppo diverso da tutto ciò che
immaginavamo.
E se i due vertici della storia di Gesù sono una mangiatoia e una
croce la fede non può essere un’illusione. A Betlemme non c’è nessun
inganno, nessun raggiro, nessuna menzogna, lo garantiscono la
mangiatoia e un gruppo di pastori, gli ultimi della scala sociale e
religiosa, odorosi di lana, di latte, di stalla.
Natale è una festa drammatica, non sentimentale.
La grande ruota della storia aveva sempre girato nella stessa
direzione: dal piccolo verso il grande,
chi ha meno alle dipendenze di chi ha più,
il debole sottomesso al forte…
Quella notte, la grande ruota della storia, per un attimo, alla nascita
di Gesù, si è bloccata. C’è stato un nuovo “in principio”, da lì qualcosa ha
cominciato a girare all’incontrario, il senso della storia ha imboccato
un’altra direzione: Dio scende verso l’uomo, il grande va verso il piccolo,
dal cielo verso il basso, dai palazzi verso una grotta, dal Tempio verso il
campo dei pastori.
Natale è l’inizio del capovolgimento delle cose, è il giudizio sul
mondo. Dio non guarda più l’uomo dall’alto verso il basso: si è fatto
bambino piccolo, pais in greco, bambino e servo. Ecco la via: ricevere
come in bambino e servire! Guardare dal basso verso l’alto.
Natale è il corteggiamento di Dio, che si disarma della sua grandezza
in un neonato.
Dio nella piccolezza: è questa la forza dirompente del Natale.
“Tutti vogliono crescere nel mondo. L’uomo vuole salire, comandare,
prendere, tre verbi violenti, maledetti.
Dio invece vuole scendere, servire, dare, tre verbi divini benedetti. Che
sono la via della vita.
In principio era il Verbo… in principio era la tenerezza e la tenerezza
era presso Dio e la tenerezza era Dio…e la tenerezza si è fatta carne ed è
venuta ad abitare in mezzo a noi, ha messo la sua tenda in mezzo a noi, la
sua non è una parola urlata dall’alto, che fa spettacolo, non è un
palcoscenico, è tenda fra le tende, una Parola tenera che abbraccia le
infinite parole, la piccola parola di Dio che siamo noi, ci tiene insieme, ci
fa parlare, ci indica strade. (A. Casati). Gesù nasce perché io nasca. Può
nascere duemila volte a Betlemme, ma se non nasce in me è nato invano.

Permettetemi i miei auguri di Natale: ti auguro che gli angeli della
pace demoliscano le false paci, di noi incapaci di vedere che a una spanna
da qui si consumano ingiustizie, si cacciano i poveri, si avvelena la terra e
l’acqua e l’aria.
Buon Natale a voi che avete litigato con Dio e l’avete abbandonato.
Ma se tu hai perso la fede, Lui non ha perso la fede in te! Se tu lo perdi,
Lui non ti perde mai. Se ti sei arrabbiato con lui, lui è l’unico che non ti
molla, l’unico che non ti frega. L’Amico è come una stella, non sempre lo
vedi ma sai che c’è sempre.
Buon Natale a tutti quelli che vivono in situazioni che chiamano
‘irregolari’, che vivono le ferite di amori finiti o lacerati, o la speranza di
amori che ricominciano. Voi siete come i pastori di Betlemme che erano
fuori dalla comunione, fuori dal paese, fuori dalle regole. Proprio voi siete
i primi a ricevere la Bella Notizia, i primi a essere avvolti di luce. Perché
davanti a Dio non vale la Legge ma il cuore. Conta la carne affamata di
vita, non i decreti religiosi.
Buon Natale a tutti, nella frenesia di questi giorni. Il Bambino ci
insegna che sono così poche le cose che contano davvero: latte, fuoco,
acqua… e soprattutto due mani calde dove ritrovare il fiato della vita.
Buon Natale a voi che avete sofferto troppo. Questo bambino può
darvi un po’ di luce, può far rinascere la vita.
Buon Natale anche a chi ha perso il gusto di vivere perché nulla più
lo soddisfa, tanto meno il denaro o il successo. Questo Bambino può
restituire sapore ai giorni, porta con sé ciò che ci manca: la bellezza, la
tenerezza, la generosità, porta mistero e grandi sorsate di cielo, e la bontà e
la trasparenza come strade di vita.
Mio Dio, mio Dio bambino, povero come l’amore,
piccolo come un piccolo d’uomo,
umile come la paglia dove sei nato,
mio piccolo Dio che impari a vivere questa nostra stessa vita,
che domandi attenzione e protezione.
Mio Dio incapace di aggredire e di fare del male,
che vivi soltanto se sei amato, insegnami che non c’è altro senso per noi,
non c’è altro destino che diventare come Te
carne intrisa di cielo, sillaba di Dio,
come te che cingi per sempre in un abbraccio
ogni tua creatura malata di solitudine. Amen

Nasci di notte, per dirci che il domani inizia
nella vaga scia di una cometa
che apre strade nel buio.
Nasci al freddo 
selvaggiamente libero come un istinto sano, 
occupando un luogo grande come i tuoi sogni.
Nasci escluso 
per dirci che c’è un amore povero e condiviso 
che riduce il numero dei disperati 
e innalza le colombe in cielo 
e il vento spinge semi d’amore a giro.
Nasci alla vita 
e da allora melodiosi gemiti di travaglio 
mi attraversano.
A Betlemme e in ogni luogo povero, 
aperto e libero cresce il pane della mia vita. (L. Verdi)

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
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