Le cose più belle non vanno cercate, vanno attese. Come la primavera.

Marco 13,24-32

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. (…) Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno (…)».

Omelia di p.Ermes

Scene apocalittiche nel vangelo oggi.
Gesù fa una scorrettezza: manda avanti il nastro della storia e ci fa vedere
il finale. È come se a uno che sta vedendo un film qualcuno anticipasse il
finale, rovinandogli la sorpresa. Ma lui non rovina sorpresa, anticipa
speranza, “la speranza è il presente del futuro” (Tommaso d’Aquino).
In quei giorni, il sole si oscurerà, la luna si spegnerà, le stelle cadranno
dal cielo… L’universo è fragile nella sua grande bellezza, ma Gesù non
profetizza il futuro, interpreta il presente: è questo mondo con la sua
guerra mondiale a pezzi, sono le sterminate carovane umane che migrano
attraversando continenti, mari e deserti.., torme di poveri lazzari alle porte
dei palazzi dell’occidente, è la chiesa che non è mai stata così perseguitata
come oggi (papa Benedetto), e mai così attaccata, anche da dentro, dai suoi
stessi figli…
E poi ci sono dentro anch’io: quante volte si è spento il sole, le stelle sono
cadute a grappoli dal nostro cielo, lasciandoci vuoti, poveri, senza sogni:
una disgrazia, una delusione, la morte di una persona cara, una sconfitta
nell’amore. E non sai più dove appoggiare la vita.
Fu necessario fermarsi, prendere fiato, ripartire, guardando oltre l’inverno,
all’estate che inizia con il quasi niente, una gemma su un ramo del fico…
Ecco la verità ultima delle parole di Gesù: se ogni giorno c’è un mondo
che muore, guarda bene, ogni giorno c’è anche un mondo che nasce, un
germoglio che spunta, foglioline che annunciano l’estate.
Ti sembra un mondo che va alla deriva?
Guarda bene: è un mondo che in realtà rinasce. Abbi fiducia.
Dalla pianta di fico imparate: quando ormai il suo ramo diventa tenero e
spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Gesù ci porta alla scuola
delle piante, del fico, del germoglio, perché le leggi dello spirito e le leggi
profonde della realtà coincidono. “Ogni essere vivente, ogni cosa, perfino
il granello di polvere è un messaggio di Dio” (Laudato si’).
Il fico è la pianta più citata nel N.T., più del grano, più della vite. Era
l’albero piantato davanti ad ogni casa, che con i suoi frutti dolci
simboleggiava la serenità del vivere, e la dolcezza della Parola di Dio.
Imparate dalla sapienza degli alberi: quando il ramo si fa tenero…
l’intenerirsi del ramo non lo immagini in inverno; l’ammorbidirsi per la
linfa che riprende a gonfiare i suoi piccoli canali è una sorpresa che non
dipende da te. Uno stupore ogni volta.

Le cose più belle non vanno cercate, vanno attese. Come la primavera.
Potranno anche recidere tutti i fiori, ma non potranno impedire alla
primavera di tornare. La primavera non si lascia sgomentare. La Pasqua
non si lascia impressionare! E non riposerà fino a che non abbia rovesciato
la pietra dell’ultima tomba.
E spuntano le foglie: piccole gemme che l’albero spinge fuori, al sole e
all’aria, come un minimo parto. Allora voi capite che l’estate è vicina. In
realtà le gemme indicano la primavera, che però in Palestina è brevissima,
pochi giorni ed è subito estate.
Così anche voi sappiate che egli è vicino, alle porte. Dio è vicino, è qui;
bello, vitale e nuovo come la primavera del cosmo.
Da una gemma di fico imparate il futuro del mondo: “che non compiuto
così com’è, ma è qualcosa che deve svilupparsi ancora oltre, e che deve
essere inteso più in profondità. Il mondo è una realtà germinante” (R.
Guardini), incamminata verso una pienezza profumata di frutti. Neppure
l’uomo è completo. Infatti ci si abbraccia proprio per tornare completi.
Da una gemma imparate il futuro di Dio: che sta alla porta, e bussa; viene
non come un dito puntato, ma come un abbraccio; non portando un’accusa
ma un germogliare di vita.
Ben vengano certe scosse a smantellare ciò che merita di essere cancellato.
È vero che la famiglia oggi ha subito una sorta di battesimo di fragilità,
legami che si spezzano, separazioni dolorose, rapporti difficili, ma io non
mi sento di rimpiangere i bei tempi andati, che nascondevano dentro le
famiglie ipocrisie senza fine, violenze senza pentimenti e sottomissioni
umilianti.
Oggi si tratta però di ricostruire.
Per ricostruire abbiamo due punti di forza.
Il primo: quando vedrete accadere queste cose sappiate che Egli è vicino,
il Signore è alle porte. La nostra forza è che non siamo soli, Dio è
all’opera nel mondo, la creazione continua, la sua parola è lampada che
non si spegne. La risurrezione ha penetrato le trame della storia.
Passeranno i cieli, passerà la terra ma le mie parole non passeranno.
Passano il sole e la luna che sono l’orologio dell’universo, si sbriciola la
terra, ma le mie parole no, sono un sole che non tramonterà mai dagli
orizzonti della storia, dal cuore dell’uomo.
Qualcosa resiste e dura.
Gesù ci convoca tutti a dare fiducia al futuro: la storia ha senso…il suo
senso è positivo… inizia ora e durerà per sempre.

Ed è il secondo punto di forza: la speranza che altro non è che la testarda
convinzione che la mia storia personale e la grande storia del mondo sono,
nonostante tutte le smentite, un reale cammino di salvezza!
Allora mi sento come una nave che non è più in ansia per la rotta da
seguire, perché tanto abbiamo su di noi il suo Vento di vita e la Lampada
della sua Parola accesa sulla prua della nave.
Un terzo motivo di speranza viene anche dalla prima lettura del
profeta Daniele. Il Vangelo parla di stelle che si spengono e cadono dal
cielo, il Profeta parla di un cielo, sopra l’umanità, che non sarà mai vuoto
di stelle, infatti: “Uomini giusti e donne sante salgono nella casa delle
luci, dove risplenderanno come stelle”
Uomini e donne giusti, ancora oggi, vicino a me, in casa mia, e altri
lontanissimi, da mille luoghi diversi, salgono nella casa della luce:
illuminano, sono coloro che incalzano, me e il mondo con me, a essere più
giusto, più libero, più buono. Ti ama davvero solo chi ti incalza, ti obbliga
a diventare il meglio di ciò che puoi diventare.
Sono come stelle, e sono molti. Parola di profeta. Cercali, guardali i
giusti e i tuoi profeti di oggi; guardati attorno, e non dimenticare gesti e
persone che sono davvero incinti di luce.
Siamo una generazione lamentosa, che rischia di dissipare i suoi
profeti e i suoi poeti, di deridere gli innamorati. E invece sono la parabola,
il germoglio del mondo salvato. Qui e ora e forse dentro la mia stessa casa.
Lo sono i miei familiari. Germogli benedetti, imbevuti di cielo, intrisi di
Dio. Lampada ai miei passi. “Ognuno un proprio momento di Dio”
(Turoldo), ognuno sillaba del Verbo.
“Uomini giusti e donne sante salgono nella casa della luce, dove
risplenderanno come stelle”

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
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