Dopo aver creato ogni uomo, Dio ne spezza la forma e la butta via. 

Una strega china sul grande re prega:tutti siamo
potenzialmente capaci di fare cose e dire parole migliori di quelle che la
vita ci fa fare e dire tutti i giorni.

fra Ermes

Pentecoste
Vi saluto cari amici, in modo particolare in questa festa di Pentecoste.
Vorrei salutare ciascuno con un inchino, perché a ciascuno è data una
manifestazione particolare dello Spirito santo. Inchinarmi davanti a
ciascuno e dire: Saluto il Dio che è in te.
Se non sono stato segno dello Spirito nella libertà, nella creatività, nella novità di
vita, nel continuo spirare e creare e ricreare questa umanità nuova, ti prego:
Vieni e rinnovaci Signore
Se non sono stato creatura di fuoco, del fuoco che riscalda e illumina e consola e
trasforma, se abbiamo preferito una chiesa spegnitrice…
Vieni e rinnovaci Signore
Per la mia chiesa che ha paura del fuoco e del vento, se abbiamo spento lo Spirito
nelle anime, o nelle attese dell’umanità, per noi e per la chiesa ti preghiamo:
Vieni e rinnovaci Signore

Omelia

Che cos’è lo Spirito santo? È Dio in libertà.
Che inventa, apre, fa cose che non t’aspetti. Che dà a Maria un figlio
fuorilegge, a Elisabetta un figlio profeta.
Dio è libero sempre, ma oggi mi piace immaginarlo libero, mentre gioca
con la sua creazione, mentre lascia il cielo e scende nei nostri pascoli. Per
entrare in noi e dimorare: è il travaso di Dio nell’anima di ciascuno di noi.
Gli piace vivere di noi. Piace anche a lui nutrirsi di nutrimenti terreni.
Dio in libertà, un vento nomade, che porta pollini dove vuole, là dove
vuole primavere, che disperde le nebbie.
Dio in libertà. Dio che non sopporta statistiche. Gli studiosi cercano
ricorrenze e schemi costanti. Dicono: nella Bibbia Dio agisce così. Non
credeteci. Nella vita e nella Bibbia, Dio non segue mai degli schemi.
Libero come lo è il vento, la cosa più libera che ci sia, che alle volte è una
brezza leggera, alle volte un uragano che scuote la casa e la città; la sua
Parola alle volte voce sottile del silenzio, alle volte un fuoco chiuso dentro
le ossa del profeta.
Libero: agisce contro il gigante Golia con una fionda di pastore, oppure
contro il Faraone con due levatrici.
Ma che bello il nostro Dio! L’ho scelto per questo. Mi commuovono certe
storie impossibili. Il re Saul vede il suo regno a pezzi e va da una vecchia

negromante, una strega in una caverna a Endor (1 Sam 28,7) per farsi
evocare lo spirito di Samuele. Il profeta viene, ma gli annuncia con
durezza la fine sua e dei suoi figli. Il re Saul sta male, cade a terra, ed ecco
che la vecchia strega, che sa di rischiare la vita, è lei a prendersi cura del
re, gli spezza il pane, prepara il vitello grasso, anticipa una parabola
bellissima, è madre misericordiosa, invoca Dio. Una strega china sul
grande re prega.
Quella donna qui vince il suo cattivo mestiere, e mostra che tutti siamo
potenzialmente capaci di fare cose e dire parole migliori di quelle che la
vita ci fa fare e dire tutti i giorni. E le sue parole “risorgono” Saul-
Una scena buia, che si svolge in una caverna, eppure un raggio di luce e di
pietà emana da una donna scartata e scomunicata e illumina tutto
l’ambiente (L. Bruni). E che cos’è che la rende capace di pietà e di luce se
non lo Spirito di Dio? Che illumina una scomunicata…
Infinita umanità della bibbia. È l’ultima cena di Saul, forse le ultime parole
buone che la vita, Samuele e Dio gli avevano negato. La Bibbia è infinita
anche per questo, per gesti di donne e uomini ordinari, spesso scartati e
peccatori, che consentono alla parola biblica di essere qualche volta più
umana delle parole di Dio pronunciate dai suoi profeti.
Immagine dello Spirito Santo: che è dato a ciascuno, parole di Paolo, per
una manifestazione particolare, per un pezzetto di storia buona.
Alle volte ci sentiamo come in mezzo a un mare piatto, su un guscio di
noce, tutto è più grande di noi. Ricordo il verso di un poeta, Julian Gracq:
bisogna sapere a ogni costo far sorgere una vela sul vuoto del mare.
Una vela e il mare cambia, non è più un vuoto in cui perdersi o affondare;
basta che sorga una vela, che si lasci investire dal soffio vigoroso dello
Spirito per iniziare una avventura appassionante, dimenticando il vuoto,
seguendo una direzione.
Dove c’è lo Spirito del Signore lì c’è la libertà(2 Cor 3,17).
Posso essere incompreso, ma sono libero.
Posso essere mortificato, ma sono libero.
Posso vedere che a vincere sono sempre i più furbi o spregiudicati, ma io
sono libero di dire da che parte sta il nostro Dio e di alzare il mio argine, e
dire: non ti è lecito.
Se penso alla libertà di qualcuno, penso alla sua unicità, al suo essere
originale, inconfondibile, insostituibile. Perciò essere liberi, meglio:
diventare liberi – non è solo un diritto inalienabile e una possibilità, è il

nostro esistere come persone uniche, creative, capaci di dare risposte
nuove alla vita, soluzioni inedite. Perfino come la strega di Endor.
Libertà è uguale a creatività, a immaginazione. Sei libero per essere
creatore, per mettere al mondo qualcosa che non esiste ancora.
Nel racconto di Luca: Apparvero lingue di fuoco che si posavano su
ciascuno. Su ciascuno, nessuno escluso, nessuna distinzione da fare.
Lo Spirito tocca ogni vita, le diversifica tutte, fa nascere creatori.
Le lingue di fuoco si dividono e ognuna illumina una persona
diversa, una interiorità irriducibile. Ognuna sposa una libertà, afferma una
vocazione, rinnova una esistenza unica.
E ogni credente ha tanto Spirito Santo quanto ne ha il papa. Ognuno
di noi ha tutto lo Spirito che gli serve per essere creatore, cioè a immagine
di Dio.
Abbiamo bisogno dello Spirito, ne ha bisogno questo nostro piccolo
mondo stagnante, senza slanci. Per questa chiesa che fatica a sognare.
Lo Spirito con i suoi doni dà a ogni cristiano una genialità che gli è
propria. E abbiamo bisogno estremo di discepoli geniali. Abbiamo bisogno
cioè che ciascuno creda al proprio dono, alla propria unicità e che metta a
servizio della vita la propria creatività e il proprio coraggio.
La chiesa come pentecoste continua vuole il rischio, l’invenzione, la
poesia creatrice, la battaglia della coscienza.
Ma ricordiamoci di invocarlo lo Spirito. Dio è talmente delicato che
viene da te se tu lo chiami. Perché Dio è rispettoso.
Il vangelo che abbiamo ascoltato oggi ha tutti i verbi al futuro: lo
Spirito verrà, annuncerà, parlerà. Che senso di vitalità, di energia. Lo
Spirito è una corda tesa verso il futuro, apre sentieri, e soffia forte in quella
vela che hai fatto sorgere sul vuoto del mare.
E ti porta avanti; e da là dove ti eri fermato ti fa ripartire. Non viene
dal passato, viene dal futuro. Che è il territorio, la terra fertile e incolta
della speranza.
Verrà lo Spirito vi guiderà a tutta la verità. Gesù che non ha la
pretesa di dire tutto, come invece troppe volte l’abbiamo noi, ha l’umiltà di
affermare: la verità è avanti, è un percorso, un futuro. Ecco allora la gioia
di sentire che i discepoli del Vento appartengono ad un progetto aperto,
non ad un sistema chiuso. Che in Dio si scoprono nuovi mari quanto più si
naviga.

Niente cattolici depressi, allora. Perché non mancherà mai il vento al mio
veliero. Non mancherà a quella piccola vela, che ho fatto sorgere sul
vuoto del mare.

PREGHIERA ALLA COMUNIONE
O Santo Spirito, amoroso respiro
e alito appassionato del Cristo.
O turbine di fuoco che si abbatte
su ogni vecchia Gerusalemme
con rombo potente.
Radice di ogni femminilità
che è nel cosmo.
O santo vento,
torna ancora libero e liberante
a turbare il nostro presente
con imprevedibili uragani,
perché guardiamo fidenti
con la tua fantasia
oltre gli orizzonti brevi
dei nostri piccoli sogni
verso nuove primavere.
O memoria salutare dell’Eterno,
o supremo, dolcissimo desiderio
che ci rendi frementi di nostalgia e grati
mentre rapido giungi all’improvviso
e subito scompari,
facci tutti alla fine
vento nel Vento,
ognuno ancora in missione,
ognuno vento nel tuo Vento,
o Spirito Creatore.
(D.M. Montagna)

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
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