Il giovedì, alla messa comunitaria delle 8.00, a santa Maria del Cengio, il commento al vangelo è affidato ai laici. Il 18 di aprile è di turno Manuela che offre la seguente riflessione:

Anche noi oggi siamo invitati con l’apostolo Filippo a salire sul “carro” [Atti 8,26-40] viaggiando di ritorno dopo la Pasqua per capire se veramente abbiamo incontrato Gesù Risorto. Forse nel nostro cuore portiamo qualche domanda e qualche dubbio in più. L’uomo seduto sul carro leggeva il passo del profeta Isaia che diceva: “ Come una pecora egli fu condotto al macello e come un agnello senza voce inanzi a chi lo tosa, così egli non apre la sua bocca. Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, la sua discendenza chi potrà descriverla? Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita”.

Il testo ci ricorda come e quanto il Signore Gesù sia stato come un fiore reciso, che pure ha dato il massimo del suo profumo e se Cristo è un reciso, anche ciascuno di noi lo può essere nella propria vita, quando preferisce obbedire a Dio che agli uomini, quando come Cristo, rimane fedele all’amore che si dona e che fino all’ultimo respiro sa perdonare. Ma ci troviamo a vivere momenti oscuri, di difficile comprensione. Non siamo in grado di operare un discernimento. E’ necessario che un nuovo Filippo, mandato dallo Spirito, si affianchi a noi e ci aiuti a leggere la vita, a cogliere i segni iscritti negli avvenimenti, ad avere la capacità di accoglierci per quello che siamo, nelle nostre debolezze e solitudini. E se pure in lontananza riuscire a scorgere la luce del Cristo Risorto che ci invita a non temere, perché dice il Signore: “Io sono con voi tutti i giorni della vostra vita”.

Il capitolo di san Giovanni [Gv 6, 44-51]è altrettanto difficile da capire. Gesù afferma di essere “il pane vivo, disceso dal cielo”. Gesù è il pane vivo che il Padre ha preparato per quanti hanno fame di verità, di luce, di amore. Gesù è il pane che porta in sé le qualità di Dio, per cui chi lo mangia e lo metabolizza vive della sua energia, del suo Spirito. Il Padre infatti chiama tutti alla salvezza, a tutti dona amore e misericordia, rimane però indispensabile accogliere questo pane, nutrirsi di questo pane che non ci chiede se siamo degni, ma se abbiamo il desiderio di vivere e di vivere in modo autentico, perché “chi crede ha la vita eterna”, cioè vive, già da ora, una comunione piena con Dio che è Padre, Figlio e Spirito. E questa comunione poi si fa pane che nutre tutti gli uomini. E questo pane ha nome: amicizia, solidarietà, ascolto, compassione, volontariato…

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