All’Eremo di santa Maria

II Domenica di avvento – C

La Parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto”.

Vorrei subito applicare questa espressione a noi: la Parola di Dio viene su ciascuno di noi, che siamo figli della terra e del cielo, nel nostro cuore, nel nostro quotidiano, nella nostra casa, nel nostro tempo di crisi.

La Parola di Dio non corre sopra le nostre teste, ma attraversa le nostre persone, le nostre vicende, tristi e dolorose. Essa parla a noi e di noi, nella nostra condizione, per immetterci sulla via della conversione, quella via che consiste in una inversione di rotta, come uscita dal vicolo cieco dell’idolatria, quella via che ci apre all’incontro personale con il Signore, che ci conduce alla pienezza della vita. La Parola di Dio viene su di noi, nel deserto, si incarna nella nostra condizione, operando una liberazione: ci toglie innanzitutto ogni maschera, ci mette in crisi davanti ad ogni falso bisogno, ci svela ogni illusoria forma di autosufficienza, ci riconduce all’essenziale. Ci incontra nel deserto, per farci capire che la salvezza non viene dalle cose, non viene dai nostri sforzi e meriti, ma da Dio che ci ama da sempre, che si prende cura delle nostre vite.

Dopo l’esperienza di spogliazione e di illuminazione, la Parola di Dio ci porta a percorrere le strade del quotidiano, facendoci diventare, come Giovanni, voce di Dio, messaggeri del divino nascosto nelle fibre della storia, suscitando l’urgenza dell’annuncio: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri… perché ogni uomo possa vedere la salvezza di Dio”. L’orizzonte è straordinario: ogni essere vive dell’amore di Dio ed è chiamato a riconoscerlo e a testimoniarlo. E’ necessario creare le condizioni, le vie perché questo avvenga. Scrive Paolo ai Filippesi (1,8-10): “Prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo…

Dunque la carità è la via privilegiata da percorrere, la carità è il criterio per intuire il senso della storia, per leggere i segni del venire di Dio, per fare un cammino autentico verso il Signore.

La carità è la comunione inseparabile tra Dio e l’uomo, che si cercano, che dialogano, che operano insieme perché l’umano si realizzi in modo autentico, perché il divino sia percepito, cercato come pienezza dell’umano, perché gli occhi di tutti si illuminino alla luce del volto di Dio, visibile in Gesù Cristo, di cui invochiamo la sua venuta: “Vieni, Signore Gesù!”

Vieni di notte,

ma nel nostro cuore è sempre notte:

e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni in silenzio,

noi non sappiamo più cosa dirci:

e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni in solitudine,

ma ognuno di noi è sempre più solo

e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni, figlio della pace,

noi ignoriamo cosa sia la pace:

e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni a liberarci,

noi siamo sempre più schiavi:

e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni a consolarci,

noi siamo sempre più tristi:

e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni a cercarci,

noi siamo sempre più perduti:

e dunque vieni sempre, Signore.

Vieni, tu che ci ami:

nessuno è in comunione con il fratello

se prima non è con te, o Signore.

Noi siamo tutti lontani, smarriti,

né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo.

Vieni, Signore.

Vieni sempre, Signore. [David M. Turoldo, osm]

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
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