Dall’Eremo di santa Maria

Domenica XXXIII – B

Il brano evangelico (Mc 13,24-32)  che la Liturgia di questa domenica ci propone è il cuore del capitolo 13 di Marco. Dopo aver descritto la grande tribolazione di Gerusalemme, l’evangelista Marco ci parla del ritorno glorioso di Cristo che riunirà i suoi eletti dai quattro venti: ritorno certo che sollecita un atteggiamento di attesa vigile e operosa.

Ma davanti a questo brano possiamo avere sentimenti contrastanti, ci può prendere la paura, l’angoscia. E’ necessario rompere il guscio di questo linguaggio e cogliere il senso vero, andare alla sostanza. Allora capiamo che non si tratta della fine del mondo, della storia, ma del fine, cioè capiamo che tutto sta andando verso il compimento, la pienezza, verso la manifestazione di Dio, che è il Signore della storia. Dio sarà tutto in tutti.

Questo movimento cosmico non è incamminato verso la distruzione, ma verso la trasfigurazione e ognuno di noi vivendo da pellegrino è in cammino non verso l’ignoto, ma verso il Signore. Ma in questo cammino – è vero – coltiviamo più “l’arte di persuadere noi stessi”, auto – convincendoci di cose infondate, conformandoci al credere senza giudizio, senza pensare” , ponendo il credere-sentire, in antitesi al pensare (cf Italo Di Sandre), che è invece un’arte faticosa, necessaria che ci consente di mantenere alto lo spirito critico per non essere travolti dalle informazioni senza fondamento o dalle false profezie.

Osserviamo la pagina evangelica: ad una lettura senza la comprensione del linguaggio rischiamo il  disorientamento e la depressione. Ma se ci accostiamo alla lettura con uno spirito critico e sapienziale allora scopriremo un messaggio che ha il sapore della speranza e della responsabilità. Certo i giorni di tribolazione dopo la distruzione di Gerusalemme negli anni 70 dopo Cristo sono una profezia dei nostri giorni in cui vediamo che l’Occidente con la sua politica, con la sua economia e religione sta per morire, sta scomparendo. E questo ci lascia perplessi e disorientati. C’è un sole dunque che si oscura! L’abbassamento del profilo etico nei rapporti istituzionali e interpersonali toglie splendore alla vita. La luna non dà il suo splendore! I governanti che sfruttano, che esercitano un potere disumano sono stelle che cadono…Ci siamo fidati del potere finanziario, della logica consumistica ma ora ci rendiamo conto che la crisi incombe a tutti i livelli. Gli investimenti basati sulla prospettiva di accumulare e di assicuraci qui il paradiso sono falliti. Che fare?

Gesù ci offre un’immagine di speranza. “Dalla pianta del fico, imparate la parabola: quando il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina”. Un germoglio è segno di vita. Allora la crisi attuale non va ignorata o affrontata con la violenza, ma riconosciuta come tempo favorevole, come opportunità per una decrescita felice, per un’attenzione alle fonti di energia pulita, per un’apertura alla condivisione e alla solidarietà, per un uso del tempo più consapevole e creativo, per un risveglio della coscienza ecologica più responsabile, per un impegno nella ricerca più convinta del bene comune …

Questo tempo di crisi ci mette in difficoltà, ma nel contempo ci rende più adulti nella fede: fede che va intesa come riappropriazione della nostra dignità umana sempre minacciata dagli interessi economici, fede che si rivela come capacità critica davanti al sistema (siamo nel sistema, ma non del sistema), fede che si esprime nell’assunzione delle responsabilità quotidiane, fede che racconta la “possibilità di essere veramente umani”, ed è via per diventare “persone nuove, persone in comunione con Dio e con gli altri attraverso Gesù Cristo” (cf Rowan Williams, primate della Chiesa Anglicana), fede che è risposta alla convocazione cosmica, planetaria fatta dal Signore della vita, che attira a sé ogni vivente, fede che è itinerario di evangelizzazione del cuore che, illuminato dalla Parola divina, non teme se la “terra e il cielo” passeranno, ma dà ragione della speranza che lo abita, che ascolta ciò che Dio dice attraverso le prove, le tentazioni, le inquietudini della vita, che contempla le persone e le cose per ciò che sono in relazione a Dio, non all’uomo, che vive di passione per Dio e per l’uomo. Questo tempo di crisi è impegno personale e corale perché ogni ostacolo sia rimosso in modo che appaia il Figlio dell’uomo, alla cui presenza ogni essere possa gioire pienamente (Sal 15).

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
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