Eremo di santa Maria

Settembre 2012

Domenica XXVI – B

La frase di Giovanni: “abbiamo visto uno che scacciava demoni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva” (Mc 9,38) e la reazione di Gesù giustificano la scelta del brano della prima lettura, presa dal Libro dei Numeri (11,25-29), che racconta l’intervento energico di Giosuè nei confronti di Mosè quando vide lo Spirito di Dio scendere su altri che non facevano parte della classe dei 70 anziani. Giosuè grida scandalizzato: “Mosè, mio signore, impediscili!”.

E Mosè: “Sei tu geloso per me?” Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!”

Sia Mosè sia Gesù rivelano la libertà e la generosità di Dio che effonde il suo Spirito su tutti. E lo Spirito non passa solo all’interno delle istituzioni, opera invece in modo inatteso, nella ferialità della vita. E ci chiama ad essere profeti, ci costituisce popolo di profeti.

Uno degli impegni del profeta era quello di prendere a cuore la legge di Dio, di conoscerla, di amarla e osservarla e farla osservare. Il profeta è testimone di Dio, la sentinella che veglia nella notte della storia, una presenza che è nel sistema, ma non del sistema. Il profeta non è  colui che annuncia il futuro, ma colui che denuncia il presente, perché il futuro sia diverso.

Il Concilio Vaticano II, di cui l’11 ottobre prossimo si ricorderanno i 50  anni dall’apertura,dice: “Il popolo santo di Dio partecipa pure dell’ufficio profetico di Cristo con il diffondere ovunque  la testimonianza di lui, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di carità”.

Siamo profeti di Dio: uomini e donne che, attraverso la vita, le scelte di ogni giorno, rivelano il primato di Dio, cercano il Regno di Dio e la sua giustizia, hanno a cuore l’uomo e quindi si pongono a servizio degli ultimi.

Siamo profeti non nel senso che siamo capaci di leggere la mano per possedere il futuro, non nel senso di presagire, ma nel senso di ricordarci dei valori eterni, di architettare i nostri giorni su Gesù Cristo, che è il vivente, il risorto. “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose del cielo”.

Siamo profeti perché ci lasciamo guidare dallo Spirito che è stato effuso nei nostri cuori.

Ovunque è l’uomo, ivi è lo Spirito.

Nessuno ha il monopolio dello Spirito. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito.

Nessuno è proprietario, in esclusiva, dello Spirito, della sua energia. Nessuno può spegnere lo Spirito. Tutti siamo invitati a discernere la presenza e l’opera dello Spirito. C’è la costante tentazione di sostituire la categoria dell’ “appartenenza” a quello dello Spirito, per cui siamo interessati a sapere a che cosa uno appartenga e non quale spirito lo muova. (cf Angelo Casati).

Giovanni nel vangelo intervenendo sul fatto che uno, che non era del gruppo, dei nostri, scacciasse i demoni rivela lo stesso pensiero che a volte ci attraversa e cioè “ciò che conta è l’appartenenza e non lo Spirito che lo muove”. La categoria dell’appartenenza crea il noi e gli altri, espressione che rivela separazione, che innalza un muro.

Gesù ha un modo differente di pensare e dice: “Chi non è contro di noi è per noi… Non glielo impedite…” Chiunque agisce nel nome di Cristo appartiene a Lui e al Padre. E’ il nome di Gesù il termine di confronto non il noi. Noi e gli altri dobbiamo seguire solo Lui, il Signore. E’ il Cristo, la sua persona, il suo vangelo la ragione del nostro esistere, è il senso del nostro essere chiesa, una comunità tesa a cercare l’unità nella diversità, una comunità che nel seguire Cristo, nel fare come lui, diventa tollerante, universale, si libera dalla preoccupazione di giudicare chi è dentro e chi è fuori della Chiesa e vive nella consapevolezza che Cristo è più grande del cristianesimo e che la sua azione si estende al di fuori delle frontiere visibili della chiesa.

Dio opera al di là dell’appartenenza, dell’istituzione, al di là della tenda.

E’ lui che sposta i paletti della tenda perché nessuno sia escluso, scandalizzato. E’ lui che ha un cuore universale per cui tutti coloro che cercano il bene, qualsiasi siano le loro appartenenze, sono già di Cristo. E’ lui che ha a cuore ogni creatura per cui chiede una vigile e responsabile attenzione nei confronti dei piccoli, perché non siano scandalizzati. Essi, per crescere, hanno bisogno di una mano amica, di un occhio limpido, di un piede sollecito. Il Signore, facendo riferimento al linguaggio del corpo,chiede di prendere decisioni radicali. “Se la tua mano è motivo di scandalo, tagliala…!” Se la mia mano, simbolo del potere, diventa una mano che cerca di possedere, di defraudare, se il mio occhio, simbolo dell’interesse, cerca di strumentalizzare gli altri, di cogliere il negativo, se il mio piede, simbolo del dominio, della superiorità, calpesta i diritti dell’altro io sono di scandalo alla sorella, al fratello, spengo la loro fede.

Gesù – osserva Arturo Paoli – rivela che lo scandalo è prima di tutto in noi. Si legge, infatti, nel vangelo: “Se la tua mano, il tuo piede… ti è motivo di scandalo …!” Siamo noi che creiamo degli ostacoli al nostro cammino umano e spirituale, che ci inganniamo, che facciamo una lettura distorta della realtà fino al punto che tutto e tutti devono porsi al nostro servizio. Ed è la follia del nostro tempo. Nella politica, nella religione, nella scuola, nella società, nella casa, nella chiesa…è necessario destituire l’io egoista che esercita il potere per i propri interessi, per far emergere l’io “servo alla maniera di Cristo” perché ci sia vita e gioia in abbondanza in ogni creatura.

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
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