Eremo di santa Maria

Domenica XXIII – B

Is 35, 4-7

Gc 2, 1-5

Mc 7, 31-37

Il brano del Vangelo di Marco inizia parlando di Gesù che “passa per Sidone, e va’ verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decapoli”: un territorio ritenuto quasi pagano, terra di pagani, un territorio di non credenti. Gli portano un sordomuto e lo pregano di imporgli le mani. Gesù prende in disparte il sordomuto, lontano dalla folla ed entra in relazione personale con lui. Il sordomuto, per il suo handicap, è un separato, tagliato fuori dalla comunicazione. Il suo mondo è impenetrabile. Eppure è un mondo di un uomo che custodisce desideri e domande. Gesù rompe una mentalità di pregiudizi e apre un varco per restituire al sordomuto la capacità di ascoltare e di parlare, e a  “parlare correttamente!”

Davanti al sordomuto o comunque davanti all’altro, segnato da malattia, noi stiamo a distanza e ci limitiamo a dire: “Coraggio, non aver paura. Non scoraggiarti… non perderti d’animo”. Parole che in certi contesti possono esprimere vicinanza, partecipazione cordiale, speranza; parole che, in altri contesti, invece, sanno di comodo, di convenienza, di facile consolazione!

Nel vangelo di oggi possiamo identificarci con il sordomuto.

Noi, infatti, non sappiamo parlare, non sappiamo ascoltare.

Diciamo a volte parole che non hanno senso, sono vuote o addirittura ingannano e ascoltiamo filtrando ogni messaggio con il criterio del piacere, dell’interesse, del calcolo.

Siamo dei sordomuti: chiusi nel nostro egoismo, sordi alla voce dello Spirito, muti davanti alla vita disprezzata e uccisa.

E’ necessario, come è avvenuto per il sordomuto, che il Signore ci porti in disparte lontano dalla folla, [dal caos, dall’anonimato…) e ci penetri con il suo Spirito che, aprendoci gli orecchi del cuore, ci renda capaci di ascoltare la sua Parola che salva, che, sciogliendo i nodi della lingua, ci renda capaci di raccontare la vita e la gioia di vivere.

“Effatà” cioè “Apriti” è la Parola che Gesù rivolge al sordomuto e che oggi viene rivolta a ciascuno di noi. E’ una parola che attende di essere accolta, obbedita.

“Apriti” è la parola che ci fa passare dall’incredulità alla fede, che ci fa uscire dalla schiavitù del nostro io e ci introduce nella libertà dei figli di Dio, che ci libera dal mutismo e ci apre alla comunicazione, che rompe ogni tipo di isolamento e sollecita, risveglia il desiderio di relazioni vere, autentiche.

“Apriti” è la parola donata agli iniziati, perché – come si legge nel rito del battesimo – lo Spirito conceda loro di ascoltare l’evangelo e di professare la fede in Colui che salva.

“Apriti” è la parola divina che risuona dal di dentro, perché con gli occhi del cuore possiamo contemplare amore e bellezza, perché, con la lingua libera, possiamo narrare le meraviglie che Dio compie in noi, perché, con mani pure, portiamo avanti il creato…

“Apriti” è la parola divina che ci chiama ad una nuova alleanza con il Signore della vita, ad un nuovo rapporto sponsale con il creato…

 “Apriti” è una parola sussurrata dallo Spirito perché tu e io ci apriamo

–         a un di più di vita, per non vivere nella mediocrità,

–         a un di più di amore, per non vivere con le passioni spente,

–         a un di più di fede, per non seguire le vie illusorie, effimere,

–         a un di più di speranza, per non stare tra gli uomini con il volto triste,

–         a un di più di coscienza, per non rimanere prigionieri del sistema e per non abitare la terra con uno spirito rassegnato…

“Apriti” è la parola che il Signore ci rivolge perché la vita fiorisca in noi e in ogni creatura.

Tu e io sappiamo in quale condizione di cecità e di mutismo ci troviamo, qual è l’ambito esistenziale che ancora fatica ad aprirsi!

Forse dobbiamo ancora aprirci

–         allo stupore dell’alba di un nuovo giorno,

–         al dialogo costruttivo con l’altro,

–         all’accoglienza dell’inedito,al futuro che chiama,

–         ad una coscienza ecologica, ecumenica,

–         ad un impegno più responsabile a livello culturale, sociale, ecclesiale,

Forse dobbiamo ad aprirci alla verità di noi stessi perché siamo ancora confusi nei nostri desideri, prigionieri delle nostre fantasie e paure, delle nostre ombre, devoti assoluti del nostro ego, sordi e muti davanti all’umanità affamata e assetata.

“Apriamoci” dunque alla  Parola del Signore per “fare bene ogni cosa”, eco delle parole creative di Dio.

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
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