Eremo di santa Maria

Domenica XXII – B

Quale grande nazione ha la divinità così vicino a sé, come il Signore nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?”

Questa domanda che abbiamo incontrato nella prima lettura [Dt 4,1-2.6-8] attende una risposta. Vorrei prendere ispirazione per la riflessione dalla vicinanza di Dio nella vita del popolo di Israele e nella nostra vita. L’Antico Testamento è attraversato dalla vicinanza di Dio: “Il Signore nostro Dio è vicino a noi”; nel Nuovo Testamento il Signore non è soltanto vicino, ma è in mezzo a noi, è con noi. La presenza di Dio obbliga il popolo ad assumere uno stile di vita differente da quello degli altri popoli e presentarsi davanti a loro come un popolo legato in modo speciale al proprio Dio, che ha dato “leggi e norme giuste” che conducono a vivere un’esistenza saggia e saporosa.

“Ascolta, Israele, le leggi e le norme che io vi insegno – dice Mosè – perché le mettiate in pratica, perché viviate…” . E le leggi e le norme sono da intendersi come la risposta del popolo alla iniziativa di Dio, come il sigillo di un’alleanza assunta con responsabilità, come riconoscimento della prossimità di Dio, della sua presenza liberatrice. Le leggi e le norme sono dei paletti perché il popolo liberato, salvato viva nella riconoscenza e nella fedeltà creativa. La legge del Signore non è data per uccidere le passioni, ma per orientarle, non è data per spegnere il desiderio, ma per autenticarlo, liberarlo da rivestimenti illusori. La legge è via pedagogica per far vivere l’uomo, per favorire un’alleanza tra l’uomo e il creato, per costruire un rapporto tra l’uomo e Dio.

Giacomo, nella sua lettera, ci invita “ad accogliere con docilità la parola che è stata seminata in noi e che può portarvi alla salvezza”. E dice: “Siate di quelli che mettono in pratica la Parola e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi”- Ascolto e attuazione, consapevolezza e responsabilità: un binomio che deve accompagnare la nostra vita di credenti, chiamati a continua conversione, cioè a incamminarci nell’intimo del cuore per ritrovare quel punto che ci collega all’Eterno, alla Verità: “Egli ci ha generati per mezzo di una parola di verità”.

La consapevolezza di essere generati da Dio ci porta a purificare il cuore, perché come leggiamo nella pagina di oggi [Mc 7,1-8.14-15.21-23] dal di dentro, cioè dal cuore, escono le intenzioni cattive. E l’elenco è lungo. Gesù elenca 12 atteggiamenti distruttivi che nascono dal cuore; 6 sono al plurale e sono atti negativi; 6 sono al singolare e sono vizi da cui provengono gli atti. Ma è lì nel cuore: termine con cui la Sacra Scrittura designa la coscienza, il luogo delle decisioni fondamentali. E’ necessario purificare il cuore, l’interiorità.  Se gli occhi del cuore non sono limpidi, illuminati non riusciamo vedere le cose nella loro originalità, nella loro bellezza, nella loro essenza di essere semplicemente dono. E’nel cuore che giochiamo la nostra vita. Mi sembra che in questi tempi noi non giochiamo la nostra vita, ma siamo giocati da un sistema di valori effimeri, noi non respiriamo la vita, ma respiriamo frenesia e angoscia di vivere, noi non assecondiamo desideri che accrescono la nostra umanità, ma gli istinti del potere, dell’avere, del piacere che la mortificano e la intristiscono.

Sedotti da mille amori, fedeli alle mode, creatori di idoli noi trascuriamo il comandamento di Dio, ignoriamo la Parola di Dio che può gettare luce nella nostra vita affaticata, vuota, che può favorire quella ecologia del cuore, che fa fiorire parole cordiali e sagge, che suscita atteggiamenti costruttivi e pacifici, che accende il desiderio di seguire il Signore, che ci fa conoscere la bellezza di ogni realtà vivente.

C’è una specie di diffidenza, di sospetto nei confronti della Parola di Dio che sembra dis-trarci dai beni che ci stanno di fronte, alla nostra portata, negarci la possibilità di godere dei beni da sempre cercati. Ma Dio è la fonte dei beni. Ed è proprio in Gesù che Dio si è fatto Bene visibile, tangibile; un Bene che ha fatto risplendere la vita per mezzo del vangelo, un Bene che gli umili hanno riconosciuto e accolto, un Bene, seminato nel cuore di tutti, che attende di fiorire e di maturare..

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