Dall’Eremo di santa Maria

Domenica XVI – B

Appunti di riflessione a cura di fra Renzo,osm

Il profeta Geremia (inizio del VI sec. a. C.) intuisce la catastrofe ormai prossima per Gerusalemme sotto l’attacco delle armate babilonesi e alza la voce per denunciare i pastori che fanno perire e disperdere il gregge, profetizza che Dio stesso si prenderà cura delle pecore, le radunerà, le condurrà verso nuovi pascoli per un futuro fecondo di vita.

Inoltre il profeta vede aprirsi un varco, una possibilità, una speranza nella casa di Davide, cioè il fiorire di un germoglio giusto che eserciterà il diritto e la giustizia, che realizzerà il progetto di Dio, che testimonierà quella presenza amorosa di Dio in mezzo al suo popolo che il salmista canta così: “Bontà e grazia mi sono compagne quanto dura il mio cammino..” (Sal 22,6).

La profezia di Geremia si realizza nella persona di Gesù che assume il ruolo di pastore e di maestro che si prende cura degli apostoli, che si rende disponibile al racconto della loro esperienza. Gesù invita i suoi a ritirarsi: “Venite in disparte…”. Forse per due ragioni:

¨      La prima, per mettere a fuoco l’impegno degli apostoli che appare in dissonanza con le aspettative o lo stile di Gesù. Gli apostoli non stati inviati a insegnare cioè a usare le categorie dell’Antico Testamento (es. le categorie del nazionalismo, dei confini…), ma a predicare, cioè ad usare le categorie del Nuovo Testamento, cioè quelle dell’universalismo, dell’utopia…) [cf A. Maggi,osm].

¨      La seconda ragione è legata al necessario recupero delle energie fisiche e spirituali, al pellegrinaggio mai concluso dell’ unità interiore, al raggiungimento di un bene-essere, condizione per comunicare la Bella Notizia dell’Evangelo. Riposati e illuminati si può contribuire a migliorare la qualità della vita.

L’invito di Gesù: “Venite in disparte…” è rivolto anche a noi, che ci sentiamo stressati, disorientati, vuoti, incompresi, sfiduciati. E’ un invito saggio e salutare, ma disatteso perché siamo caduti in un attivismo nevrotico, perché ci crediamo padroni del tempo e unici salvatori del mondo. L’invito del Signore è per il nostro bene-essere, per un vivere ecologico e sostenibile.

Per cui è necessario:

–         ritagliare uno spazio per una sospensione e verifica delle attività;

–         prendersi del tempo per riconoscere e dare il nome al disagio, alle istanze che si avvertono;

–         ascoltare le domande che abitano il cuore;

–         fermarsi per poter ponderare eventuali decisioni e per poter entrare in relazione devota e solidale con l’altro;

–         entrare nel deserto, inteso come la propria cella interiore per pregare e cioè per mettersi in sintonia con il pensiero di Cristo e con i suoi sentimenti.

L’invito di Gesù ai suoi: “Venite in disparte…” è  un tentativo di non identificarsi  eccessivamente con la folla che va e viene. Non hanno neanche il tempo di mangiare. Gesù e i suoi si muovono con la barca verso un luogo deserto. Si ritirano. In disparte. La folla intuisce e li precede.

C’è fame di parola vera, di speranza affidabile, di futuro non illusorio, ma possibile. Gesù, sceso dalla barca, vede una folla immensa ed ha compassione di loro. “La compassione non è un sentimento, ma un’azione divina con la quale si restituisce la vita a chi vita non ce l’ha” (A. Maggi, osm).

E questo avviene non dando cose, ma offrendo un insegnamento: “ si mise a insegnare loro molte cose”.

Gesù non insegna dottrine, ma si fa parola autorevole che stupisce: “Un insegnamento nuovo dato con autorità” (Mc 1,27).

E’ vero. C’è fame di pane, di lavoro, di casa…di amore”, ma c’è una fame più radicale che il Signore intercetta e per la quale offre una parola di luce, comunica il suo Spirito che, se accolto, ci porta a leggere nel cuore delle cose, degli eventi, ci inquieta perché lavoriamo con responsabilità creativa per restituire alle città un volto più umano, perché abitiamo il territorio con cuore ospitale, mantenendo uno spirito critico davanti a segnali del tipo “padroni in casa”: segnali che mortificano la convivenza e il sogno di Dio che vuole che tutti siano in Cristo una cosa sola.

Lo Spirito del Signore, abitandoci, ci ispira costruire la casa non sulla forza dell’egoismo, del calcolo, ma sulla forza della gratuità e della condivisione; a edificare un chiesa che sia sfiorata dal dubbio che si può imparare dagli altri e soprattutto dagli ultimi che sono il volto sfigurato di Cristo e il giudizio permanente sulla nostra indifferenza o sulle nostre scelte politiche-economiche.

La liturgia di questa domenica ci incoraggi a prenderci del tempo per entrare in contatto con la nostra vera identità e per discernere i desideri che ci attraversano e ci seducono. Essi ci rendono affamati di cose illusorie o di cose eterne?

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
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