Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi”-

E’ una parola sapienziale di una luce così sfolgorante che mette in crisi ogni visione negativa, pessimistica nei confronti della vita che è veramente intrecciata alla morte, ma non alla fine, è attraversata dal pensiero della morte, è colpita dalla malattia, ma non abbandonata all’annientamento totale.

Il testo apre una prospettiva della speranza che si fa volto in Gesù Cristo, il giusto, colpito a morte, lui che non aveva commesso peccato, vince la morte con la sua risurrezione e diventa Signore della vita.

Gesù infatti si avvicina alle persone comunicando vita. Il Vangelo ci racconta alcuni episodi che ci testimoniano l’approccio di Gesù con le persone come offerta di vita, come servizio alla vita, come risveglio alla vita.

A Giairo, che gli riferiscono che la sua figlia era morta, Gesù risponde: “Non temere,abbi fede!” E giunto alla casa di Giairo, assieme a Pietro, a Giacomo, a Giovanni, Gesù dice alla gente che fa trambusto e urla: “Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme”. E lo deridono.

Gesù interpreta la morte come un sonno, come parte della vita. Non c’è contrapposizione tra la morte e la vita. La vita progredisce per una logica che vede il morire per vivere. E’ la vicenda del seme. Quando pensiamo al seme che, posto nella terra, muore, marcisce… non ci prende il panico, la tristezza, anzi ci auguriamo che questo avvenga per poter gioire della spiga. Ma quando un essere umano muore è una tragedia e, non spingendo lo sguardo oltre, rischiamo di vivere per anni nel lutto. La vita ci scorre accanto. Come a Giairo, Gesù dice anche a noi: “Abbiate fede!”

Alla donna, che da 12 anni aveva perdite di sangue e aveva sofferto per opera di molti medici, oggi diremmo, per una malasanità, e che, trasgredendo il sistema che rendeva legalmente impuri coloro che erano soggetti a perdite di sangue, si avvicina a Gesù e tocca il suo mantello, manifestando con questo gesto la sua fede nel potere sanante di Gesù.

Gesù sente che una forza esce da lui e si volge verso la folla dicendo: “Chi ha toccato le mie vesti?” I suoi discepoli gli dissero: “Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?” Gesù non desiste e cerca con gli occhi colei che aveva fatto questo. La donna, sapendo ciò che le era accaduto, viene e, gettandosi ai piedi del Signore, gli dice tutta la verità. E Gesù: “Figlia, la tua fede ti ha salvata”.

La fede è corpo, è relazione. Gesù sente una forza uscire da Sé e questa forza risana la donna che l’ha cercato.

Ognuno/a di noi è dotato di energie positive, divine che a volte sono assopite, messe ai margini per la nostra incredulità o senso di autosufficienza. Energie che attendono di essere risvegliate, orientate per sanare i rapporti, per guarire la vita, per illuminare gli incontri, per costruire ponti e non muri.

 

Abbi fede. La tua fede ti ha salvata.

Questo brano evangelico ha come centro la fede e rivela chi è Gesù.

C’è una fede ancora in germe che spinge la donna che da 12 anni soffriva di una forma di emorragia a cercare un contatto con Gesù, che la può guarire. C’è una consapevolezza della propria realtà e la convinzione che il toccare il mantello di Gesù, segno di fiducia, sia sufficiente per star meglio, per guarire.

C’è una fede poi che entra in dialogo. Lo sguardo di Gesù intercetta la donna raggiunta dalla energia liberatrice del Signore. E’un incontro, una comunione che apre al dialogo che fa capire che la fede non sta nel toccare il mantello di Gesù, il suo corpo, ma sta nel riporre la fiducia in lui, riconosciuto come presenza di Dio che opera e salva e nel risvegliare la consapevolezza di essere abitati da energie che, messe in circolo, possono guarirci, liberarci.

C’è poi la fede che Gesù chiede a Giairo e cioè quella di affidarsi totalmente all’amore fedele di Dio che non permetterà al suo eletto di conoscere la corruzione del sepolcro (cfv Sal 16,10).

La fede “è far irrompere nella vita le forze salvatrici di Dio, le energie divine che risanano ciò che è malato, vivificano ciò che è morto”…

¨      Aver fede significa “sentire la nostra esistenza accompagnata continuamente da una presenza paterna e materna insieme; aver fede è compiere ogni atto della nostra esistenza con questa consapevolezza: noi siamo incessantemente fecondati dalle forze divine che ci attorniamo, ci avvolgono e guidano la nostra vita…

¨      Aver fede è vivere la nostra responsabilità di uomini sulla terra, ma sentire che tutte le nostre attività di uomini sono fecondate, trasformate, dalla presenza misteriosa di Dio …” che ci avvolge di amore. [cf G. Vannucci, Ogni uomo è una zolla di terra, Borla ed., p. 68s].

¨      Aver fede è far nostro l’invito del Signore “Non temere. Abbi fede”, lasciando che le energie divine scorrano libere in tutto il nostro essere, fino al punto che possiamo sentire vera per noi la Parola dell’apostolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”.

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