COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI o dei primogeniti
[Riflessione di fra Renzo, osm al cimitero di Isola Vicentina]

C’è un legame profondo e indissolubile tra noi che siamo ancora pellegrini in questo mondo e coloro che hanno varcato la soglia della morte per entrare nell’eternità. Tutti i battezzati quaggiù sulla terra e tutti i beati che sono già in Paradiso formiamo una sola grande Famiglia. Chi ci unisce? Chi ci fa essere un sola realtà?
E’ il Risorto, il Vivente che tutti ci unisce; morti e viventi in un unico abbraccio, perché chi crede già vive per sempre. Una è la chiesa dei vivi e dei morti. Noi in cammino ed essi nel Regno e dentro di noi. Nelle tombe ci sono le spoglie mortali, ma dentro di noi è ancora vivo il loro spirito, la loro anima.
I nostri defunti sono presenze amiche che ci incoraggiano, che ci ricordano il senso, la direzione, i valori eterni, la tenerezza e la pazienza di Dio.
Si tratta di un rapporto di comunione, maturato per l’affetto umano, per la vita condivisa, ma ora intensificato dallo Spirito del Risorto che ci abita.
Visitando la tomba dei tuoi cari tu incontri un volto, una storia, una presenza. Non aver fretta.
Vedi di sostare cercando di intessere un dialogo o di riprendere un colloquio interrotto.
Prenditi del tempo.
E stai in silenzio e in preghiera per collegarti con più consapevolezza con i tuoi cari.
Essi ti fanno dono di un silenzio necessario per ascoltare le domande che attraversano la tua vita; essi suscitano in te la nostalgia di un mondo altro che puoi costruire se ti conformi sui forti esempi; essi non ti rimproverano, ma ti parlano dal di dentro perché tu non ti arrenda nel tempo della fatica, perché tu non soccomba alla tentazione di lasciarti omologare dal sistema, perché tu non ti illuda di essere felice percorrendo i sentieri dell’effimero, perché tu non metta a tacere la coscienza, perché tu non sia estraneo all’umano che ti interpella ad ogni passo che fai.
I tuoi cari ti ricordano che l’umano autentico è già divino e che la vita, racchiusa tra l’alba e il tramonto, è bella e feconda quando è donata. Qualcuno di recente ha detto: “Non ho mai visto al funerale un’agenzia di traslochi che accompagnasse i beni del defunto”.

I nostri defunti ci fanno dono di una parola che viene da altrove, dal cielo che essi, per la grazia di Dio, abitano.
E questa parola esprime la volontà del Padre che si è fatta visibile in Cristo e che i nostri defunti hanno la gioia di riconoscere e di consegnarcela, perché la custodiamo nel cuore come sapienza e certezza.
Ascoltiamo questa parola: “La volontà di colui che mi ha inviato è questa: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno” (Gv 6,39).

Il Signore Gesù ha questa missione: aprire la via che conduce tutti alla casa del Padre, ricordarci con le mani aperte sul legno che il Padre vuole abbracciare ogni creatura,annunciare con la risurrezione che per Dio non esiste la morte, ma vita in pienezza.

Misurarsi sulla morte biologica è fare l’elenco di ciò che veramente conta, misurarsi sulla risurrezione di Cristo è respirare aria nuova, è intensificare ogni istante, perché percepito come un frammento di eternità, è vivere con passione amorosa ogni relazione, perché Dio si rivela nell’amore che si dona, è credere che Dio è Padre delle nostre vite e che immette continuamente il suo Spirito in noi perché viviamo da figli liberi e gioiosi, perché facciamo di ogni cosa un sacramento di comunione, perché facciamo della casa un luogo di dialogo costruttivo, perché facciamo del territorio un luogo di fraternità universale e responsabile.
Allora abitiamo il tempo, questo tempo con fede intesa come risposta al Signore che ci chiama per nome, viviamo questo tempo con speranza, intesa come intelligenza a guardare oltre la crisi, viviamo questo tempo con amore, inteso come dono di sé, delle nostre energie per fare della nostra terra un luogo di convivialità pacifica, di solidarietà viva, di ricerca appassionata del bene comune, di comunione con tutti gli esseri, viviamo questo tempo con la consapevolezza di essere già dei risorti, amanti della vita e della bellezza.
Allora vero suffragio per i nostri defunti è conformare le nostre opere sui forti esempi che essi ci hanno lasciato, è raccogliere la loro eredità spirituale, dalla quale possiamo trarre energia e ispirazione per cammini di conversione e di risurrezione, nella convinzione che già ora qualsiasi cosa fatta nello spirito di Cristo ha il sapore dell’eternità, e quindi di comunione con Dio.

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
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