Solennità di tutti i santi
[Riflessione di fra Nando M. Perri,osm]
La festa odierna ci fa sperimentare una intensa e profonda comunione con tutti i nostri fratelli e sorelle santi, quelli proclamati tali dalla Chiesa e quelli che sono vissuti con noi e accanto a noi: genitori, sorelle, fratelli, amici. Ricordiamoci che il paradiso è abitato da peccatori pentiti, persone guarite dalla grazia del Signore.
La festa odierna infonde in ciascuno di noi un desiderio di santità, di purità e di armonia.
Ogni cristiano è santo, perché è figlio di Dio come dice Giovanni nella prima lettera:
“Noi fin d’ora siamo figli di Dio e quindi santi per adozione”.
Santo significa separato. Noi siamo separati dal mondo, da tutto ciò che si oppone a Dio.
La nostra santità la esprimiamo vivendo, amando e agendo come ha fatto Cristo con i piedi per terra e gli occhi del cuore rivolti al cielo. Nell’immaginario collettivo santità è utopia e che la persona santa è una persona buona,che trascorre tutto il giorno in preghiera, che sopporta tutte le umiliazioni, che vive in un altro mondo fuori della realtà.
La parola santità è poco usata nel nostro linguaggio corrente, e se viene usata è per giustificarsi: “non sono mica un santo io”, perciò la parola santità ha perso tutta la sua pregnanza, per cui oggi si preferisce usare un’altra parola:bellezza.
La santità è bellezza, bellezza interiore, è armonia, semplicità, dedizione incondizionata,è gratuità, pace. Gesù oggi ci indica la via per vivere in pienezza, per diventare belli spiritualmente, interiormente. La via che ci addita è contenuta nel discorso del monte.
Questo discorso inizia con nove parole, per nove volte ripete beati indicandoci così nove strade che conducono alla libertà e alla felicità.
Queste nove parole,le beatitudini, sono un programma di vita. Le beatitudini non sono leggi o precetti, ma sono doni di Dio. Il Signore consegnandoci questo programma non ci obbliga dicendo: voi dovete osservare quanto vi propongo, ma con delicatezza ci dice se volete essere liberi mettete in pratica le nove parole, le beatitudini e imparate da me che sono mite e umile di cuore. Se volete essere contenti, sereni e liberi imparate da me che sono mite e umile di cuore…
Il Signore Gesù ci rivela che le beatitudini non seguono la mentalità e logica del mondo che esaltano la forza, il potere, il possesso, la ricchezza, la forza e il piacere egoistico. Per il mondo le beatitudini sono una utopia, sono dei sonniferi che addormentano le coscienze, perché rimandano la felicità alla vita eterna. Invece le beatitudini evangeliche capovolgono questa mentalità e affermano che l’umiltà, la povertà, la mitezza sono i valori fondanti del credente.
Beati i poveri in spirito. Beati gli umili.
E’ la prima beatitudine, quella che comprende tutte le altre, per cui dobbiamo capirla bene nel suo significato autentico. Gesù ha davanti a sé persone che mancano dei beni necessari alla vita. Sono i poveri nel senso comune della parola. Essi sono spesso disprezzati e calpestati nei loro diritti. Non avendo chi ne prende le difese, i poveri si rivolgono a Dio come al loro padre.
Si dice che l’indigenza dei beni terreni diventa disponibilità e motivo di umiltà, ma non sempre e così perché l’indigenza provoca rabbia, angoscia e sofferenza e a volte anche violenza. Dire oggi a una persona che fa fatica ad arrivare alla fine del mese: “ Beata te che sei povera!” E’ una bestemmia.
Il Signore non intende avvallare l’ingiustizia, ma a denunciare l’egoismo e l’avarizia.
La persona che ha incarnato questa beatitudine perfettamente è la Vergine Maria, donna umile.
Maria canta: il Signore ha guardato l’umiltà della sua serva, ma poi urla e contesta i potenti, i ricchi, i superbi coloro che imbrogliano e che non alcun rispetto dei poveri. Con voce forte denuncia i misfatti dei potenti dicendo loro il Signore disperde i superbi nei pensieri del loro cuore, rovescia i potenti dai troni, innalza gli umili, ricolma di beni gli affamati e rimanda a mani vuote i ricchi.
La persona umile vive guardando Dio con gli occhi e con la vita, ma anche presta la sua voce a coloro che non hanno voce,e condivide le sorti dei poveri. Gesù ci rivela un segreto: solo gli umili gustano la vita, assaporano la felicità e vivono nella libertà. Felici non solo nella vita eterna,ma già fin d’ora.
Beati gli umili perché di essi è il Regno dei cieli, perché in questa vita si sperimenta la gioiosa fatica del vivere. Felicità non è assenza di dolore. La gioia convive con il dolore. Questo è un grande segreto,che rivela l’arte del vivere in pienezza e con sapienza.
Beati i puri di cuore perché vedranno Dio.
Questa beatitudine non si riferisce alla purezza sessuale, ma alla purità del cuore. Sono beati coloro che sono senza maschere. Il loro cuore dovrebbe essere come un lago dove Dio rispecchia il suo volto e la sua luce.
Si è puri di cuore quando si ama appassionatamente la vita, quando si vive con passione le relazioni d’amore senza mai maledire la vita e brontolare continuamente additando sempre e solo il male, il negativo,le delusioni.
Ho voluto sottolineare due beatitudini per dire a me stesso e a voi che essere santi è bello perché è una conquista, una lotta, è una fatica,ma una fatica gioiosa.
La liturgia odierna con la pagina dell’Apocalisse squarcia un lembo di cielo e ci fa contemplare il paradiso. Angeli, una moltitudine immensa: 144.000! simbolo di una moltitudine incalcolabile di razze, di genti e di popoli, vesti candide e bianche, palme nelle mani canti e lodi. Questo paradiso esiste realmente, ma anche lo portiamo dentro di noi, anzi in ogni uomo e donna c’è questo cielo, c’è questa bellezza e c’è questa luce,ma è sepolta e non sempre la vediamo e ci rendiamo conto di averla.
Nostro impegno è di far emergere queste bellezze nascoste, queste energie nascoste queste possibilità nascoste. Il paradiso non è nel cielo e sulle nubi, ma è dentro di noi. Nostro impegno è di scoprire questo paradiso che portiamo dentro dì noi e soprattutto comunicare questo paradiso ai nostri fratelli e sorelle che vivono accanto a noi per vivere nell’amore, nell’ armonia e nella pace, che è Cristo Gesù. Ognuno di noi dovrebbe trovare la sua via per diventare santo.
Oggi oso suggerirvi una via semplice ed impegnativa che sintetizzo con una frase: “iniziare daccapo ogni giorno”. Vivere ogni giorno come se fosse il primo e l’ultimo della nostra esistenza, pur convivendo con il nostro passato e guardando al futuro con stupore e speranza.
Iniziare ogni giorno d’accapo senza rimpianti, paure, nostalgie e stanchezza. Questa via sembra facile, invece è molto impegnativa, perché esige fatica, lotta e dominio di se stessi. Ci sono altre strade, percorsi, cammini…l’importante è di salire con costanza per raggiungere la vetta del monte della trasfigurazione. Santa Maria, donna bella e armoniosa che hai saputo vivere nell’umiltà, nella misericordia e nella purità del cuore dona a noi tuoi figli che ricorriamo a te bellezza e gioia di vivere.

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
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