Domenica XVII – C

Domenica 28 agosto 2013, a santa Maria del Cengio, alla messa delle 10.30, Nicoletta Marzi, amica del convento, interpreterà il vangelo del “Padre nostro” con la danza. La preghiera del Signore non rimane sospesa sulle labbra, ma con il linguaggio della danza, attraversa il corpo e si fa corpo, relazione, pane condiviso, amicizia con ogni creatura che sogna di danzare la vita. E’ dentro questo silente e amicale accordo che viene offerta la riflessione di Marina Marcolini [professoressa aggregata di letteratura italiana presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Udine e collaboratrice di fra Ermes Ronchi, osm]

Testo evangelico (Lc 11,1-13)
Uno dei suoi discepoli gli disse: “Signore, insegnaci a pregare”. Ed egli disse loro: Quando pregate, dite: Padre,sia santificato il tuo nome,venga il tuo regno;dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione. Poi disse loro: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Se voi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!

Riflessione di Marina Marcolini
Insegnaci a pregare:
“Tutto nasce da un desiderio, non dall’imposizione di insegnamenti non richiesti. I discepoli hanno visto pregare Gesù, hanno visto l’intensità, la gioia, la carica vitale che la preghiera, cioè lo stare bocca a bocca con Dio a respirarne l’alito, gli ha trasmesso. La preghiera come forza che cancella la stanchezza, la sfiducia e la paura gliel’hanno vista addosso, hanno visto i lineamenti del suo volto distendersi, gli occhi tornare lucenti e il sorriso ampio, il passo si è rifatto vigoroso e anche la sua voce ha ripreso vigore. Vogliono carpirgli il segreto di quella carica vitale.
E’ un moto del cuore che li spinge a chiedere. Gesù sa aspettare che il desiderio di Dio sorga nei cuori e cresca e maturi fino a essere espresso. E in quel momento risponde subito senza tirarsi indietro, non disattende le attese.
Così voglio fare anch’io: seminare nei cuori desiderio di Dio e poi saper tacere, non imporre nulla, attendere ed essere pronto a soddisfare la fame che ne nascerà.
Il segreto di Gesù è semplice. Non ci sono complicate formule da imparare, niente di esoterico, nessun mistero che escluda qualcuno dal contatto con Dio, che sia prerogativa speciale soltanto di professionisti del sacro. Non ci sono neppure pratiche preliminari o tecniche da eseguire, riti particolari o luoghi da cercare… No. Ovunque siate, con chiunque siate, qualunque cosa stiate facendo, semplicemente fermatevi un attimo e parlate a lui familiarmente, come parlereste a vostro padre, a vostra madre, all’amico più caro. Perché Dio, come spiegava con un solo aggettivo la mistica inglese Giuliana di Norwich, è domestic, cioè intimo, familiare, uno di casa.
Date a Dio del padre, non del signore, del papà innamorato dei suoi figli e non del re o del giudice. Stategli accanto e ascoltatelo come un figlio grato e fiducioso.

Dimenticate il singolare perché Dio non lo conosce. Sta fuori della sua grammatica. Dio è trinitario, un movimento plurale d’amore. Anche se pregate da soli, sentitevi in accordo con tutti gli uomini della terra, con quelli che chiamano Dio con un altro nome e con quelli che non sanno o non vogliono pregare. Sentitevi in musicale armonia anche con le altre creature che non possono pregare, per l’albero e per l’erba, per i pesci e per gli uccelli, per i quali voi sarete bocca e canale della grazia. Suonate il vostro strumento come parte di un’intera, grandiosa sinfonia. Sentite il creato intero che prega attraverso di voi, che fa giungere al Padre il suo desiderio di vita, di bene, di pane, di fioritura. Perché tutti desiderano queste stesse cose e se lo capite non riuscirete più a dare dello straniero a nessuno.
E la prima cosa da chiedere, il primo desiderio che sgorga spontaneo dal cuore, è questo: Signore, tu che sei amore, fa’ che l’amore sia amato, che sia santificato da tutti nel mondo. E la seconda è questa: noi sappiamo che un altro mondo è possibile, un mondo dove è l’amore a regnare non il denaro e il potere, e allora fa’, Signore, che questo tuo mondo si realizzi. E un’altra cosa da chiedere è questa, ma viene solo per terza, perché senza quelle prime due non vi basta, non è sufficiente per la vostra fame d’uomini: dacci il cibo che ci serve, solo quello che ci serve, per tutti. Perché se uno si sfama e uno muore, allora il mondo di Dio non può venire. E la quarta cosa è questa: libera il nostro futuro dal passato, sciogli fardelli, togli pesi, le colpe nostre e quelle di chi ci ha fatto male, rendici leggeri, dacci agili piedi di cerva. Scrollaci di dosso tutta la zavorra che pesa e non serve, il passato rivangato, le ferite che teniamo aperte. Perché noi conosciamo la potenza del perdono e perciò anche noi la doniamo ai nostri fratelli e a noi stessi, per tornare come giovani, freschi di mente e di cuore, costruttori di pace e di futuro.
E l’ultima cosa è questa: se ci vedi avvolti da paure e da sfiducia, che ti oscurano ai nostri occhi come la nebbia oscura il sole, se ci senti attratti da ciò che ci fa male, Padre, dacci la tua mano e accompagnaci fuori. Sarà come decollare e bucare le nuvole e tornare nell’azzurro e nella luce”.

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
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