25 ottobre

Memoria del Beato Giovannangelo Porro, frate dei Servi di santa Maria, nel contesto del ritiro comunitario all’Eremo di santa Maria (in programma sabato 27 ottobre 2012)

 

Nota biografica

Nasce nel 1451 nei dintorni di Seveso (Milano). Nel 1470 è già nel convento dei Servi a Milano, dove, trascorso il noviziato, emette la professione monastica. Vive un lungo periodo in Toscana  nel convento della SS.ma Annunziata (Firenze) e, per un ventennio all’eremo di Monte Senario (luogo già aperto dai Sette santi Padri dell’Ordine attorno al 1240 – 1249). Rientra a Milano verso l’anno 1287, dove conserva la sua austera abitudine eremitica. Muore a 54 anni, in convento, il 23 ottobre 1505.  

Preghiera

Frate Giovannangelo, uomo dalla vita lieta e contemplativa, pensarti in venerazione nel cuore di Milano ci conforta ad essere – oggi, come ieri – sempre rivolti verso l’Eterno e a farci compagni solidali – nelle trame della città – di ogni cercatore affamato e assetato d’Altro. Rendici custodi fedeli del silenzio e dell’ascolto, entro un eremo interiore: solo spazio creativo di dialogo e di comunione tra le solitudini di ogni metropoli [fra Davide M. Montagna, osm]

 

Itinerario meditativo

Il beato Giovannangelo incarna la tradizione contemplativa dell’Ordine, descritta dalle seguenti caratteristiche: semplicità, povertà, austerità e assiduità alla preghiera.

Frate Giovannangelo è un uomo dalla vita lieta e contemplativa, capace di ritagliarsi nel convento, in cui vive, tempi e spazi per stare in ascolto della Parola del Signore, per vivere una relazione con il Signore, fonte della gioia. Frate Giovannangelo è un uomo che abita il tempo, scandito dalla preghiera, alla quale nulla va anteposto, facendo unità del proprio essere in essa, perché la vita stessa sia costantemente rivolta all’Eterno e sia solidale con ogni creatura.

La venerazione dunque di questo uomo religioso è motivo di consolazione nel nostro cammino, chiamati a cercare le cose eterne e a farci solidali dentro la città, nella quotidianità, con ogni cercatore di Dio,con ogni affamato di senso, con ogni assettato di verità e di bellezza.

Questo accade se, come il B. Giovannangelo, siamo custodi fedeli del silenzio e dell’ascolto, entro l’eremo interiore.

Il Silenzio è quella condizione verginale, libera da ogni istinto, da ogni forza oscura che si configura come “l’amore delle ricchezze, l’incanto dei sensi, la sete di potenza terrena, l’attaccamento ai puri valori terreni (cf G. Vannucci, osm). E’ dal silenzio che fiorisce la Parola creatrice, la parola sapienziale che ci rende umani nelle relazioni e nei nostri ambiti di responsabilità. Gesù dice: “Entra e chiudi la porta della tua cella” (Mt 6,6). Nel silenzio della cella dobbiamo cercare la via “per conoscerci, per liberarci dall’egoismo, per far tacere l’orgoglio del cuore, per acquistare quell’atteggiamento di amore a Dio e alle creature, che costituisce il termine del nostro cammino religioso” (cf Cost. osm 31).

E oggi è quanto mai urgente uscire dal roboante caos delle parole, perché “più si è vuoti, più si consumano parole” (A. Casati), uscire dalla dittatura del “tutto e subito”, perché la voracità è malattia dell’io affamato dell’effimero. E’ nel silenzio che la parola si crogiola, si purifica, e illumina il vivere fino al punto che si giunge alla consapevolezza che “tutto è nostro…, ma noi siamo di Cristo”.

L’Ascolto è l’atteggiamento che ci fa riconoscere che noi non possediamo la Parola, ma siamo uditori di quella Parola che viene da altrove. Dio ci parla sul cuore con la sua parola suadente e creatrice. E la prima parola che Dio ci rivolge è “Ascolta!”

Se tutto il nostro essere si pone in ascolto, se l’eremo interiore si predispone al silenzio e all’ascolto allora esso diventa spazio creativo di dialogo e di comunione tra le solitudini delle nostre città, delle nostre case, delle nostre chiese. L’ascolto autentico porta a udire e a fare la parola: per cui la solitudine diventa luogo ospitale di presenze amiche e solidali, il dialogo è cercato con passione e nella trasparenza, la comunione si rivela come esperienza di unità nella diversità, la vita risplende di luce e di pace. [fra Renzo]

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