Pittore vicentino, Madonna col Bambino tra san Giovanni evangelista e santo Stefano;affresco staccato; XIV secolo, quarto decennio (1330 circa)

Pittore vicentino, Madonna col Bambino tra san Giovanni evangelista e santo Stefano;affresco staccato; XIV secolo, quarto decennio (1330 circa)

L’affresco venne ‘scoperto’ nel 1919, durante un ciclo di lavori di ristrutturazione degli edifici. Fu rinvenuto, sotto uno strato di intonaco, all’altezza del pavimento del corridoio superiore del convento, tra il chiostro e la chiesa.

 

In origine, prima della costruzione del convento, quella porzione di muro costituiva la parete esterna meridionale della chiesa. L’affresco, quindi, era stato dipinto all’esterno dell’edificio sacro, alla sommità della scalinata incisa nella roccia che dal torrente con-duceva sulla cengia. Era l’immagine che accoglieva il devoto che saliva lassù, prima di entrare nella chiesa dedicata alla Vergine Maria.

 

Nel 1455-1456, durante i lavori di radicale ristrutturazione della chiesa, alla navata fu aggiunta una piccola cappella. Per innestare la nuova struttura allo spazio maggiore fu scassato il muro meridionale. Proprio in quel punto fu intaccato l’antico affresco, di-struggendone tutta la parte inferiore e il margine destro. Del dipinto rimase solo l’in-quadratura in alto, riducendo i personaggi a mezzobusto.

 

Per salvaguardare quanto rimaneva del brano pittorico, l’affresco fu ‘staccato’ e ripor-tato su nuovo supporto. Così oggi noi lo vediamo, appeso in chiesa alla parete tra le due cappelle laterali a destra. Per caratteristiche stilistiche e tecniche l’affresco viene datato all’incirca al 1330 e annoverato tra i prodotti del ‘giottismo’ vicentino.

L’intera composizione, composta e rigida, è ancora caratterizzata da un arcaico mo-dello d’influenza bizantina, in cui i personaggi non sono attori di una narrazione ma elementi simbolici. Solo il drappo di fondo, color prugna su fondo verde, crea una con-tenuta spazialità in cui sono disposti i quattro personaggi. Maria, in posa rigida e fron-tale, con lo sguardo fisso in avanti, presenta il Figlio. Il Bambino non si rivolge allo spettatore ma si torce verso il personaggio di destra. La prima intenzione del pittore lo voleva intento a ricevere il ramo fiorito ma un pentimento in corso d’opera trasformò il gesto in benedizione. A sinistra, san Giovanni reca il rotolo dell’evangelo e indica il futuro Cristo, riferimento della propria testimonianza scritta. A destra, santo Stefano offre il fiore della propria vita, sbocciato nel testimoniare la fede nell’adesione al mes-saggio di Cristo.

(Albano Berlaffa)

 

A porte chiuse (Gv 20, 19-29)

Quando la morte sembra vittoriosa e cade la speranza,

viene il momento della paura. Si chiudono le porte e il

cuore, il futuro si colora di minaccia.

Questo vangelo ci racconta il nostro desiderio e la nostra fatica di credere davanti alla morte.

E apre passaggi proprio là dove vediamo intorno a noi soltanto muri.

La sera di quel giorno… mentre erano chiuse le porte dove si trovavano

i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù… e disse: Pace a voi!   

I discepoli si stringono insieme, fanno argine comune alla disperazione. Uno da solo può essere travolto, ma se si sta vicini nell’amore, si resiste. Attendono il peggio e invece viene il meglio, un meglio così superlativo da essere impensa-bile. Gesù viene, vivo, dentro i nostri lutti e le nostre paure, ad annunciare pasque inaspettate.

Il nostro Dio non abbandona il nostro dolore. Viene. Sempre. Viene a portare la pace, che non è quiete ma molto di più: un traboccare di vita.

Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi!

Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi.

Per te, chiuso nella tristezza, nel senso di colpa, nell’insoddisfazione, il dono di Dio è la resurrezione del cuore: alzati, apriti, esci! La resurrezione di Gesù è energia di vita che contagia e libera e ti incammina verso nuovo sole, nuovi spazi, nuovi amori.

Dicevano i discepoli: Abbiamo visto il Signore!

Grido di gioia che riassume tutto il senso della chiesa. Abbiamo incontrato il Si-gnore, ci ha profumato di festa la vita e non possiamo tacere, lo annunciamo, ne diventiamo messaggeri gioiosi.

Ma Tommaso disse loro: Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito… io non credo.

Vogliamo vedere e toccare le ferite dell’amore, perché sono la garanzia che quello è proprio Gesù.
Il nostro Dio è quello che porta incise nella carne, in-delebili, le cicatrici del patto d’amore. Se ce ne presentano uno diverso, un Dio distante o un Dio che fa paura, non è lui.
Non ci si può sbagliare.

(marina.marcolini@gmail.com)

CALENDARIO

 Lunedì 5, ore 20.00:   

  celebrazione del Rosario davanti alla grotta

 Venerdì 9, ore 20.30:  

lectio divina nella sala capitolare adiacente al chiostro

 Sabato 10 / Domenica 11:  

Marcia notturna dei Servi a Venezia

Domenica 18:

ore 15.30 Incontro formativo dell’Ordine secolare dei Servi

¨      Festa della solidarietà 

 

 Lunedì 19: ore 20.45:

Camminata meditativa dal chiostro all’Eremo.

 Festival biblico a santa Maria
www.festivalbiblico.it

 

 Venerdì 23 maggio, ore 20.30:

Francesco Geremia, frate dei Servi di Maria,  priorato sant’Egidio di Sotto il Monte (BG)

Tema: “Nei libri sacri Dio discorre con i suoi figli” [Dei Verbum § 904]

Un approccio alla Costituzione “Dei Verbum”.

 

  Domenica 25 maggio, ore 20.45:

  Nel giardino delle nozze

¹ meditazione cantata del Cantico dei Cantici.

“Nel giardino delle nozze” è la lettura integrale del Cantico dei Cantici   con introduzione, commenti e musiche a cura di Gianmartino Durighello.

I commenti introducono le diverse scene in cui è articolato il cantico. I canti riprendono parti del testo offrendo un’occasione di risonanza e   meditazione.

Compositore: Gianmartino Durighello.
Organico: 2 solisti;
Ensemble strumentale (flauto, clarinetto, violoncello, percussioni, arpa e organo);
Coro (I Polifonici Vicentini), diretto da PierLuigi Comparin

 

Lunedì 26 maggio, ore 20.30:  

Fra Lorenzo Bonomi, frate dei Servi di   santa Maria, dell’eremo “Le Stinche” (FI)

Tema: “L’approccio interreligioso di fra Giovanni Vannucci   alle Sacre Scritture”.

[Nel 2014 ricorre il XXX anniversario della morte di Giovanni Vannucci].

 Domenica 25, ore 17.00

Eucaristia, animata dal gruppo “L’Isola che c’è”

Venerdì 30, ore 20.00:

chiusura del mese di Maggio a Santa Maria.

 

Il Corpo glorioso                                                          

(a cura di Giuliana Fabris)

Da un lato si afferma con insistenza sempre nuova come il Cristo risorto fosse radicalmente diverso da quello che era prima della morte, e dagli uo-mini in genere. Il suo essere riveste nelle narrazioni qualcosa di estraneo. La sua vicinanza conturba,

riempie di timore. Mentre una volta egli andava e veniva, ora si dice che appare, cammina improvvisamente accanto al viandante, scompare (cfr. Mc XVI 9-14, Lc XXIV 31-36). Le barriere della corporeità per lui non esistono più. I confini di spazio e di tempo non lo legano più. Egli si muove in una libertà nuova, impossibile sulla terra.

Dall’altro si sottolinea che egli è realmente Gesù di Nazareth. Non una mera apparizione, ma il Signore in carne e ossa, che un giorno viveva con i suoi. Già quando la prima narrazione racconta che è stata ribaltata la pie-tra e che i pannolini stavano ripiegati al loro posto, dobbiamo intendere la cosa concretamente.
Allora comprendiamo anche noi come i discepoli lo ve-dono, lo odono, sentono la sua vicinanza, percepiscono la concretezza del suo corpo (Lc XXIV 39) posano il dito sulla ferita della sua mano e la mano nel costato. Tutta la storia di Tommaso… ci permette di sperimentare que-sta corporeità. (Gv XX 24-29).

   Romano Guardini, Il Signore, parte sesta, cap. secondo: Il corpo glorioso.

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