Domenica 23 dicembre: ancora due giorni soltanto ed è Natale.
Quel Natale che ogni anno desideriamo, che rincorriamo e più corriamo e più ci sembra sfuggirci lontano…

Non è il Natale dei lustrini e de centri commerciali che cerchiamo.
è qualcosa di profondo, qualcosa che venga come una carezza, come un abbraccio e curi la nostra anima.

Lo sappiamo: ci hanno scippato il Natale. Ci hanno portato via il bambino, infagottato tra gli stracci. Al suo posto, su quella mangiatoia di legno rosicchiata dagli animali, in quella stalla umida di fiati di bestie e odorosa del loro sterco, in quella stalla hanno scaricato, al posto del bambino, camion interi di cose, gadget, giocattoli, oggettini, profumi… ma quante pubblicità di profumi alla tv in questi giorni: forse per coprire il puzzo di stalla? Che dà fastidio?

Ci hanno scippato il Natale e allora ogni dicembre ci sentiamo confusi, perché corriamo corriamo, prepariamo presepi e recite e pranzi e regali… ma non sappiamo dove stiamo correndo, non sappiamo più il perché.

Abbiamo tanto bisogno, Signore, di ritrovare oggi questo perché. Abbiamo bisogno di ritrovare la nostra anima / che è rimasta indietro mentre correvamo e adesso non la troviamo più.
Abbiamo bisogno di ritrovare il Natale e con lui noi stessi.

Ti guardo in questo abbraccio smisurato che si stende dalla croce all’infinito, le tue braccia che s’allungano a circondare il mondo, braccia dove tu fai spazio per accoglierci tutti, tutti i 7 miliardi e mezzo che popolano questo pianeta.

Io non devo fare niente per farmi abbracciare da te. Solo un po’ di vuoto, un’ora di vuoto, un minuto solo di vuoto mi chiedi perché io ti possa di nuovo sentire.

Un po’ di silenzio, niente parole, niente cose e niente fare.

Allora lo faccio adesso, lo facciamo insieme. Mi metto qui in silenzio davanti a te che mi guardi.
Sento le tue braccia che si stendono fino ad arrivare a me, anche se sono seduto lontano, sull’ultima panca, perché non ho trovato posto vicino o perché mi sento a disagio a venirti vicino.

Non importa. Chiudo gli occhi e sento il tuo calore che mi circonda.
Lo conosco quel calore è quello che desidero veramente: amore caldo per ogni mio gelo.

Sgelami il cuore, Signore, ridammi il senso vero della vita.
Sciogli con il tuo fuoco, con il tuo abbraccio caldo d’amante e d’amico e di madre e di padre, sciogli ogni mia durezza.
E io mi ritroverò. Ritroverò me stessa, ricorderò ciò che veramente voglio, ciò per cui vale la pena di vivere. Mi sentirò semplice, libera e leggera.
Tu mi darai quella gioia unica che solo l’amore, solo l’amore può dare.

E allora sentirò anch’io come la piccola Maria, che tu vuoi nascere da me, che come il corpo di Maria anche il mio è dolce carne fatta cielo, che come Elisabetta anch’io posso generare, so mettere al mondo vita e amore.

Perché a Natale è questo che tu vieni a sussurrarci: che nessuno, proprio nessuno è sterile, che nessuno è troppo vecchio o freddo e duro per non potere ancora mettere al mondo l’Amore.

Eccomi Signore, io sto qui, dentro il tuo abbraccio caldo in questo giorno freddo. Tu non mi chiedi niente.
Solo di lasciarmi amare.

Ecco cosa voglio!
Ecco dove ritrovo me stessa, la mia anima che era rimasta indietro mentre io correvo correvo e non sapevo dove.

(Marina Marcolini)

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
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