Gennaio: Santa Maria, madre di Dio  Theotokos.

Primo gennaio:Giornata della pace.

La pace è, all’inizio, solo un piccolo seme”

 Ogni discorso su Maria deve muovere da un’urgenza oggi sentita più che mai: riunificare il simbolo religioso alla donna concreta. La Theotokos, la Madre di Dio, «era una donna che ha vissuto profondamente l’esperienza comune alle donne di dare vita a un nuovo essere dal proprio corpo, anche a rischio della propria vita» (Elizabeth Johnson).

Dio ha scelto la via della fragilità. Sceglie di venire in un popolo fragile, dentro una coppia fragile, prendendo un fragile corpo d’uomo. Dentro questo popolo fragile, Maria e Giuseppe sono quanto di più fragile Dio potesse andare a cercarsi. Dietro quella Santa Famiglia, che abbiamo ingessato nei nostri presepi in un eterno sorriso benevolente verso il Bambino, c’è in realtà il dramma, il dubbio, la lacerazione, la paura. Una storia che evoca l’orrore della lapidazione per le donne non trovate vergini dallo sposo; oppure la disperazione del ripudio, con lo spettro della miseria e dell’esclusione; e poi il parto lontano da casa, in condizioni molto rischiose, e poi ancora il terrore per la violenza omicida di Erode e la fuga angosciosa in cerca di un angolo di terra sicura…

Gesù, totalmente affidato a mani umane, a quella coppia sul punto di sciogliersi e poi di essere spazzata via dalla storia, ha poche possibilità anche solo di nascere e di sopravvivere al suo primo anno di vita. Se non fosse stato per il germe d’amore e di fiducia che attecchiva nei cuori dei suoi genitori, non ci sarebbero stati la Pasqua, il Vangelo, duemila anni di chiese e nessuna buona notizia da raccontare. Dio si è fidato dell’uomo, nonostante tutto, e ha avuto ragione.

Questo mi fa pensare alle conseguenze insperate che possono avere anche i nostri piccoli gesti d’amore. Conseguenze che forse non faremo in tempo a vedere, forse le vedranno i nostri figli, non sappiamo, non importa: noi, intanto, come fanno i contadini, comunque seminiamo, con la fiducia che qualcosa di bello certo nascerà.

Dio vuole nascere da una donna, vuole avere un corpo che sia intessuto lentamente dal sangue di lei, giorno dopo giorno, cellula dopo cellula. Si affida alle sue mani, che lo accoglieranno ancora umido dopo il guado dal cielo alla terra, lo laveranno, cureranno e nutriranno, giorno dopo giorno, pazientemente, e gli daranno quell’amore che senza non si può vivere.

Dio come un bimbetto che piange: un cortocircuito del pensiero a cui Maria poco alla volta fa spazio in sé. Perché non si diventa madri in un colpo solo, c’è da fare uno spazio che prima non c’era. A mano a mano che si gonfia di vita la pancia, si dilata anche il cuore, s’impara a farsi da parte, fino a considerare lui più importante di te. E si dilata anche la mente, nasce un’intelligenza nuova, una sapienza d’amore che orienta ogni gesto e pensiero alla vita. Perché quando una donna mette al mondo un figlio, il figlio mette al mondo lei: viene alla luce una madre.

In Maria questo paradosso amoroso si compie alla lettera: la creatura diventa la madre del suo creatore. In lei, come ha detto Dante, nella preghiera alla Vergine del 33° canto del Paradiso, saltano le logiche limitate con cui interpretiamo solitamente il mondo, per fare spazio all’inedito di Dio che le sovverte; così verginità può coniugarsi con maternità, umiltà con altezza, l’essere madre con l’essere figlia:

 

Vergine Madre, figlia del tuo figlio,

umile e alta più che creatura.

 Maria parla la lingua della vita, che non è solo la lingua del fluire, quella delle opere e dei giorni, ma è anche la lingua dell’unione: mistica e mistero sono nella vita.

Accogliere un seme che ti germoglia dentro è capire che quella vita è sacra, cioè non è tua ma tu appartieni a lei e tu sei un tabernacolo. Maria incinta di Dio, incinta di luce, si fa tenera a una forza misteriosa che lavora nelle fibre del suo corpo e in tutta lei per fare spazio perché Dio cresca, e così facendo questa forza di vita crea la madre e le dà cuore vergine e occhi vergini (questo è ciò che conta) mentre si forma in lei.

Maria incinta di Dio è anche un simbolo, l’immagine più potente che il Vangelo ci dà sul senso della nostra vita: significa vivere alla presenza di Dio. Noi andiamo per il mondo con la pancia gravida di luce, incinti d’amore. La pancia, cioè non solo l’anima, ma tutta la persona. Benedetto sia questo nostro corpo, tanto spesso disprezzato, tanto da farlo intristire e ammalare. Benedetto sia questo corpo, la sua bellezza, la sua capacità di amare e di dare la vita, benedetto sia il suo fiorire e il suo appassire. [marina.marcolini@gmail.com]

Nell’anno dedicato alla vita consacrata (30.11.2014 – 2.02.2016), proposto da papa Francesco per un nuovo risveglio, noi frati della comunità faremo qualche incursione amichevole nel cuore dei cercatori

 

Frate servo di Maria, Perché?

“Che cosa cercate”? (Gv 1,38). E’ la prima fondamentale domanda che Gesù rivolge ad ogni uomo. Con essa Gesù non si rivolge all’intelligenza, ma fa appello ai nostri desideri, che sono vivi e infiniti, luminosi e oscuri. C’è una sete inestinguibile dentro di noi che sant’Agostino interpreta così: “Signore, tu ci hai fatto per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”.

Allora il frate è un pellegrino che abita la terra con il cuore proteso verso Dio. “Fratello degli uomini, il frate cammina con loro e, vedendo in santa Maria, il frutto più eccelso della redenzione, asseconda con le proprie energie le esigenze liberatrici dei singoli e della società” (cf Cost. osm 7)

 

Calendario di Gennaio 2015

Giovedì 1

Maria SS. Madre di Dio e giornata mondiale della pace

Domenica 4

In ascolto dell’Uomo e del Vangelo

Ore 10.00:

accoglienza

Ore 10.30:

eucaristia con la riflessione e testimonianza offerta da un laico

Ore 11.30 – 12.30:

approfondimento e condivisione

Lunedì 5

Ore 20.30, all’Eremo: Pregare con il corpo

Venerdì 9

Ore 20.30 Lectio divina nella sala capitolare del convento

Venerdì 6 Epifania

Venerdì 16 

Giornata del dialogo Cattolici- Ebrei

Ore 20.30 Lectio divina

Domenica 18

Settimana di preghiere per l’unità dei cristiani

[ore 15.30] Incontro formativo dei fratelli e sorelle dell’Ordine secolare dei Servi di Maria

Lunedì 19

Ore 20.30 Camminata meditativa dal chiostro all’eremo

coordinata dal gruppo “L’isola che c’è”

 Venerdì 23 / Domenica 25

Cammino spirituale

[ultimo fine settimana di ogni mese]

venerdì, ore 20.30:

lectio divina in convento

sabato:

tempo di silenzio e di condivisione, con possibilità di abitare l’eremo

Domenica, ore 17.00:

a conclusione l’eucaristia comunitaria in santuario

Laboratori, ispirati alle diverse arti per un nuovo stile di vita, tra Eremo e Convento, sono promossi da alcune persone e aperti a tutti si svolgono nei seguenti 4 “movimenti”:

1) La Vita: fare esperienza pratica sul tema prescelto in un laboratorio

2) La Bibbia: fare ricerca di come il tema prescelto è trattato nella Parola

3) La Spiritualità/Teologia: le sue interpretazioni nelle riflessioni dei mistici

4) La Profezia: un laboratorio per capire come si può mettere in pratica la Parola e le nostre riflessioni per migliorare questo mondo.

<> Laboratorio di lettura espressiva a cura di Adriano Marcolini è previsto sabato 17 gennaio ore 20.30, nella sala “sette Santi”

Per informazioni e adesioni rivolgersi a Diego ( trevi.diego@gmail.com )

 

 

Da Romano Guardini per un buon anno di pace (a cura di Giuliana Fabris)

Mi ha sempre, infatti, occupato il problema di come possano affermarsi prese di posizione così diverse da parte degli uomini circa le questioni dell’esistenza, e se non sia possibile conferire a tale diversità una forza costruttiva. Da queste riflessioni è nato a suo tempo il mio libro sulla “opposizione polare”.

Noi sentiamo quanto il problema della guerra e della pace ci tocchi in modo vitale. Non solo come una manifesta esplosione di violenza; le radici della guerra vanno molto più a fondo. La guerra esterna può sorgere solo perché c’è quella interna. Ma in che cosa consiste quest’ultima? Nel fatto che in un settore circoscritto operano diverse iniziative; e non solo diverse, bensì contrastanti l’una all’altra.

Come può il pensiero dell’uno contraddire quello dell’altro? La ragione è la stessa da cui nasce la grandezza di questo rapporto: cioè la libertà. Non appena si scontrano gli animali da rapina e da preda, nasce per forza la lotta violenta. L’uomo [però] può elevare l’urto dei motivi su di un piano più alto e renderlo creativo. Ciò vuol dire: egli può entrare in dialogo.

Ma, affinché questo si verifichi, tra i dialoganti deve sussistere un’intesa. Ognuno dei due deve essere persuaso che ci sia una verità che abbia valore. Essere liberi significa poter uscire dalla propria individualità, così vincolante, e andare verso l’individualità dell’altro.

[Questo si impara leggendo, scrivendo, studiando, ascoltando, mentre ] l’opinione che la tecnica delle immagini, propria del nostro tempo, mostri all’uomo più “mondo” è così poco giusta, che si è tentati di dire: quanto più apparecchi fotografici, tanto meno mondo realmente visto.

Vorrei pregare quanti mi ascoltano di non voler arguire da quanto ho detto quell’atteggiamento che si limita solo a lamentarsi della decadenza del nostro tempo. Ma in un’ora come questa occorre riflettere. [Il dialogo è difficile ma] è pure egualmente chiaro che esso sarà tanto più fecondo quanto più vero sarà il nostro dire e quanto più aperto il nostro ascoltare. Quanto più chiaramente vengono viste le e cose della vita e quanto più acutamente l’uno sa mostrare all’altro…(da La pace e il dialogo, discorso in occasione del conferimento del Premio per la Pace dei librai tedeschi 1952)

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
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