Lc 2, 6-20

 

Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia… C’erano in quella regione alcuni pastori… Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce….

 

Che ha a che fare con noi questa storia di viandanti e di pastori?

Il Natale ci viene servito ogni anno in una confezione infiocchettata e coi lustrini e non è facile accoglierlo nel suo stupore originario. Dio viene e non è come lo immaginavamo: è un grumo di carne palpitante tra le mani di una piccola donna senza casa. A lui non s’inchinano i potenti della terra ma un pu-gno di uomini che odorano di capra.

Che Dio è questo? Un Dio diverso, un Dio a testa in giù. Piccolo, inerme, bi-sognoso: l’irruzione dell’infinito nel frammento.

È talmente sconvolgente que-sto fatto che dopo duemila anni non lo abbiamo ancora capito. Ancora tenia-mo, in certi recessi del cuore, la paura di Dio, ancora ne sentiamo la potenza come minacciosa e crediamo che ci mandi le “croci” della vita.

Ma che paura può fare un bambino? Che minaccia può nascondere un Dio che è solo amore?

Gloria a Dio nel più alto dei cieli

e sulla terra pace agli uomini, che egli ama.

Gloria di Dio non è che l’uomo soffra e obbedisca. Gloria di Dio è che gli uo-mini siano liberi e abbiano pace, cioè vita in pienezza e felicità e doni su doni.

Tutti gli uomini, non solo quelli di “buona volontà”, ma proprio tutti. Un manto di caldo amore divino ci avvolge sempre, anche quando sbagliamo, anche quando ci sentiamo lontani.

Gustiamoci questo regalo di Dio, durante l’avvento, assaporiamolo, facciamolo profondamente nostro e non avremo bisogno di comperare nessun altro regalo: doneremo gioia contagiosa.

Iniziative promosse dalla Comunità dei Fratelli e Sorelle

di Santa Maria del Cengio

 

 

Natale di Romano Guardini (a cura di Giuliana Fabris)

 

Natale è la festa della nascita di Cristo, del Dio fatto uomo e bambino; non può essere una festa soltanto spirituale, ma deve essere del tutto anche umana e pure infantile. Dall’epistolario dell’uomo Guardini risulta quanto egli amasse festeggiare con regali l’attesa di Natale, soprattutto con gli intimi, e con i fami-liari, e ci ha tenuto anche nel culmine amaro della guerra. Così scrive all’amico

più caro il 13 Dicembre 1941 da Berlino:

Caro Josef,

ti ringrazio molto per la tua lettera, con cui mi annunci che “sta arrivando in volo un uccello” [linguaggio cifrato, per evitare la censura nazista]… Vi siamo molto grati per la vostra affettuosa assistenza. Anche qui sembra che nei ne-gozi siano passate le cavallette, ma cavallette apocalittiche, che non mangia-no solo verdure, ma anche articoli di pelle, di carta, di vetro e di metallo, in-somma qualsiasi cosa. È triste, perché anche Gesù Bambino non sa più che co-sa portare. Deve quindi dipendere dai libri, che fortunatamente ha avuto l’ac-cortezza di mettere da parte. Però non voglio spedirli durante la confusione dei pacchi natalizi, ti mando piuttosto un bigliettino rappresentativo, così sai che cosa dovrebbe esserci sotto l’albero..”.

(da Lettere a Josef Wiegher 1908-1962, Opera Omnia XXVI/I ed Morcelliana)

Ed ecco invece la riflessione del pastore Guardini sul senso teologico del Natale:

…la nostra salvezza poggia su una venuta. Gli uomini non hanno potuto esco-gitare né produrre da sé Colui che la opera: Egli è venuto presso di loro dal mistero della libertà divina… Così l’Avvento è il tempo che ci ammonisce a interrogarci, ciascuno nell’intimo della sua coscienza: Egli è venuto da me? Io ho notizia di Lui? Egli è per me dottore e maestro? Ma poi subito l’ulteriore

domanda: Nel mio intimo la porta è aperta per Lui? E la decisione: La voglio spalancare. (da La Santa Notte, ed Morcelliana)

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