“Voi in me, io in voi” [Gv 14-15]

 

Sulla tristezza diffusa del nostro tempo aleggia l’idea

di un vuoto, qualcosa che c’era e non c’è più.

Si vive da orfani.

Anche chi crede, spesso sente la fede come tensione

verso un oggetto del desiderio sempre negato o come ricordo nostalgico di un’età perduta. Siamo condannati a una perenne nostalgia?

Non vi lascerò orfani. Verrò da voi. Io vivo e voi vivrete:

Gesù fonda la fede su un pieno, non su un vuoto; sul presente, non sul passato; sull’amore per un vivo e non sulla nostalgia. Su questo costruisco la fiducia nella vita.

L’abbraccio di Dio e la felicità non sono qualcosa che ci sta alle spalle o da co-niugare solo al futuro.

Io sono nel Padre, voi siete in me e io in voi… il Paraclito sarà in voi… :

Gesù è nel Padre, noi siamo in Gesù e Gesù è in noi, lo Spirito è in noi.

L’uomo in Dio e Dio nell’uomo: siamo catturati al centro del mistero trinitario, non ne siamo ai margini.

Noi siamo dentro la trinità divina, la trinità divina è dentro di noi.

Gesù ci fa posto nella casa di Dio, allarga la famiglia: una trinità allargata.

Come gli stava a cuore essere di casa con noi, anzi farsi tutt’uno con noi!

È sua l’immagine della vite: cosa c’è di più stretto del legame tra il tralcio e la vite? Come pensare separati il tronco e i rami? I tralci nascono dal tronco come sue espansioni vitali e vi restano radicati, tenacemente avvinghiati, fibra con fibra.

Dal tronco il tralcio riceve la linfa vitale, che lo irrora fino alla cima più sottile, e ne sbocciano gemme. E la vita, che continua a fluire dal tronco, spinge la gemma a farsi fiore e il fiore a farsi frutto.

In quella cena, così creativa, così densa di significati, Gesù inventa strategie per realizzare il desiderio divino: non solo non abbandonarci, non solo starci vicino, ma essere una sola cosa con noi: il pane spezzato e mangiato che si fa mia cellula, mia forza, mio pensiero; lo Spirito donato, che mi prende dentro il fluire dell’amore divino e mi risucchia nel suo vortice vitale.

(marina.marcolini@gmail.com)

 

O santo Vento,

amoroso respiro

ed alito appassionato

del Cristo,

energia vitale

scaturita per noi e trasmessa,

come fiotto fecondante,

dalla santa Croce;

e scesa pacificamente e gioiosa

– come un soffio creatore –

sui discepoli del Risorto,

rinchiusi nel Cenacolo,

smarriti e senza più fiducia nella Vita:

Vieni, Spirito creatore…  

(D.M. Montagna,osm)

 

CRONACA

 

Venerdì 23 maggio

Nell’ambito del “Festival Biblico 2014” Fra Francesco Geremia, frate dei Servi di santa Maria, del Priorato sant’Egidio di Sotto il Monte, interviene su “Nei libri sacri Dio di-scorre con i suoi figli” ed esordisce: “Con questa rivelazione Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli e ammetterli alla comunione con sé”.

In questa espressione del documento conciliare Dei Verbum (nr.2) emerge un concetto basilare: la rivelazione di Dio è anzitutto comunicazione della stessa vita divina agli uomini. Prima di essere parola scritta o parlata, essa attiene al mistero inesauribile del vivente in rapporto con gli altri viventi.

C’è poi da chiedersi: Dio che non ha bocca, parole, scrittura, gestualità, azioni, come può comunicarsi all’essere umano? Le scritture sono parole umane, cer-tamente illuminate dallo Spirito, che testimoniano la verità su Dio e sull’uomo, ma non sono la ‘parola’. I vangeli sono testimonianze di fede delle prime comu-nità cristiane, ma non sono il ‘vangelo’. È la presenza, la shekinah di Dio dentro la storia umana l’obiettivo della testimonianza biblica.

[Leggi il testo nel sito: www.smariadelcengio.it]

 

Domenica 25 maggio

Il coro “I Polifonici Vicentini”, diretto dal m° Pierluigi Comparin, ha eseguito, nell’ambito del Festival Biblico 2014, l’opera inedita del m° Gianmartino Duri-ghello. L’opera, dal titolo “Nel giardino delle nozze”, è la lettura integrale del Cantico dei Cantici con introduzione, commenti e musiche a cura di Gian-martino Durighello. I commenti introducono le diverse scene in cui è articolato il cantico. I canti riprendono parti del testo offrendo un’occasione di risonanza e meditazione.

L’esecuzione dell’opera, ha visto la collaborazione del m° Comparin (direttore) e del m° Durighello (compositore e impegnato nell’accompagnamento con l’ar-pa celtica), del coro “I Polifonici Vicentini” e il coro Parrocchiale di Isola Vi-centina, di giovani musicisti e la partecipazione di più di 300 persone, che han-no espresso, alla fine, il proprio apprezzamento con un lungo applauso.

Il m° Gianmartino Durighello, insegna «Esercitazioni Corali» presso il Conservatorio “A. Steffani” di Castelfranco Veneto (TV).  Nello stesso Istituto è coordinatore del Biennio di specializzazione in Musica Sacra e insegna «Musicologia Sacra», «Spiritualità ed Estetica del canto gregoriano» e «Tecniche di composizione musicale per la Liturgia».  Ha pubblicato alcuni testi di spiritualità e Lectio divina, che si possono trovare nella libreria del convento.

 

Lunedì 26 maggio

Fra Lorenzo Bonomi, frate dei Servi di santa Maria, da 47 anni all’Eremo di S. Pietro a Le Stinche a Panzano (FI), testimone di fra Giovanni Vannucci, affrontando il tema, inserito nel programma del Festival Biblico 2014, “ Un approccio interreligioso di fra Giovanni Vannucci alle Sacre Scritture”, evoca un pensiero di fra Giovanni:

«…La parola scritta è il veicolo per risalire alla Parola vivente. Essa è il segno  sensibile onde la Parola di Dio continua a comunicarsi all’uomo, ed è il combustibile per accendere il fuoco dell’incontro tra il Dio vivente e ciascuno di noi, che siamo tutti irradiazione ed echi di questa Parola di luce e di Vita».

 

Vado e vengo [Gv 14,28]
(a cura di Giuliana Fabris)

Nel foglio precedente (maggio 2014) abbiamo mostrato come la persona di Gesù Cristo muti il suo posto e i suoi rapporti con gli uomini. In un primo tempo Gesù è uno di noi. Sta, come noi, nella storia. Passa per le contrade, entra nelle case, parla con gli uomini. I Vangeli raccontano che cosa ha fat-to e che cosa gli accade. Poi muore, e si opera quel prodigio che confonde tutte le rappresentazioni immediate del possibile, in cui però è fondato il concetto cristiano di quello che è l’uomo, e di quelle che siano le sue possibi-lità da parte di Dio. Il Signore sorge dai morti a una vita nuova, trasforma-ta. Nei quaranta giorni che seguono è come se egli tocchi ancora la terra ma in procinto di partire. Poi parte realmente. Ha detto però:” Vado, e vengo a voi” (Gv 14,28). Va dunque, ed è nuovamente qui, più potente e più operan-te che mai. Il mondo dell’intimità cristiana si schiude; nell’individuo come nella Chiesa. (…) Di là egli getta per il credente la base di una nuova esi-stenza: lo penetra, lo trasforma, ordina in lui azione e destino.

            (Romano Guardini, Il Signore, parte VI, cap. 6: Nello Spirito Santo)

 

Nel mese di Maggio diversi gruppi di ragazzi, a conclusione dell’anno cate-chistico, sono venuti in pellegrinaggio al santuario. Alcuni per poche ore, altri per tutto il giorno. Soste intense, in ascolto delle vibrazioni della architettura quattrocentesca e in contemplazione di santa Maria, donna dallo sguardo pensoso e compassionevole.

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
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