La presenza dei Servi di Maria a Isola

Nel 1894 il conte Antonio Porto, influente esponente della famiglia che godeva lo jus-patronato sulla chiesa di Santa Maria, espresse l’intenzione di cedere ai Ser-vi di Maria di Monte Berico l’intero complesso sulla cengia di Isola. La proposta fu accolta, con l’obiettivo di approntare nel vicentino un luogo di formazione: così le giovani vocazioni avrebbero potuto rimanere nell’ambito locale senza dover emi-grare in conventi lontani.

Iniziò allora un lungo percorso per rendere concreto il progetto. Il 14 dicembre 1904, dopo l’acquisto dell’intero complesso di fabbricati, il Consiglio Generalizio dei Servi determinò la fondazione di una comunità conventuale sulla cengia, unita e in dipendenza da quella di Monte Berico. E il 27 aprile del 1905 fra Giovanni M. Bianchini, assieme a due confratelli, diede inizio all’esperienza dei Servi di Maria a Isola: dopo più di cento e trenta anni di abbandono, il convento tornò a essere a-bitato e la chiesa regolarmente ufficiata. Nel 1912 la comunità conventuale di Isola diventò autonoma, nominando primo priore fra Filippo Maria Grendene.

Il convento sulla cengia rinacque con idealità tutte religiose e spirituali. A Isola i Servi di Maria trovarono una radicata attenzione alla Madonna: la pietà popolare isolana e il carisma dei frati serviti entrarono subito in sintonia. La riapertura della chiesa permise perciò di riprendere l’antica devozione verso la ‘Madre delle la-crime’. I Servi vi aggiunsero la devozione alla Madonna Addolorata, concretizzata in una nuova cappella (1906, 1922), in un nuovo altare (1928), ed esaltata nella disposizione della Via Matris lungo la salita alla cengia (1938/39). Nel percorrere le sette stazioni che esaltano i Dolori di Maria era simbolicamente rappresentato il percorso terreno di ognuno, segnato dalle prove della vita. L’incontro con la Madre era il coronamento al termine della salita dolorosa. La proposta cultuale verso la Madonna diventò il fulcro dei numerosi riti proposti nella chiesa del Cengio e dell’associazionismo laico (in particolare il Terz’Ordine dei Servi di Maria introdotto fin dal 1905).

Fin dal loro arrivo a Isola i Servi caratterizzarono il convento come luogo per la formazione dei giovani e l’accoglienza vocazionale. Già nel 1905 iniziò l’attività scolastica per un gruppo di giovani del paese. In seguito venne avviato un collegio per ragazzi aspiranti alla vita religiosa e sacerdotale tra i Servi di Maria. Nel 1928 fu trasferita la sede veneta del Noviziato, che prima era a Monte Berico, e vi restò ininterrottamente fino al 1963. Poi il convento diventò sede dello Studentato.

Proprio per ospitare il percorso formativo delle numerose vocazioni, il conven-to subì delle sostanziali ristrutturazioni nel corso degli anni, con l’aggiunta della nuova ala adiacente alla parte più antica (1914, 1944), fino all’attuale configura-zione.

[Albano Berlaffa]

 

Mt 5, 1-12

Sul mondo le coordinate di mondo nuovo

M’innamorano i tuoi occhi puri, Gesù,
perché dentro il magma del mondo sanno
riconoscere le infinite tracce luminose dell’amore.
Occhi che in ogni angolo della terra scoprono gente indaffarata come api a produrre miele dalla loro vita.

Noi viviamo perennemente alluvionati. Immersi dentro un’acqua fangosa di notizie che porta a galla sempre il peggio, rischiamo di avere la vista intorbidita. Donaci i tuoi occhi, lustri come cristallo.

Sul tuo monte, Gesù, sale il ronzio di uno sciame di donne e uomini che gettano semi di pace e di giustizia, che lottando e rischiando preparano un futuro buono per tutti, che non sono pieni di sé, ma si lasciano riempire dalla creatività dello Spirito e osano il nuovo, liberi dentro come nomadi, oppure semplicemente ripetono giorno dopo giorno i gesti pazienti che fanno la santità del quotidiano.

E quel ronzio fa sbocciare dalla tua bocca un canto:

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli…
beati i miti, perché avranno in eredità la terra…
beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati… beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio…
beati, beati, beati!

Ostinati nel credere all’amore e nell’inseguire i sogni più belli, cercando il bene altrui incontrano per strada la felicità, l’amica di Dio: anche nel pianto e nella fatica lei li tiene per mano. Beati, beati, beati!

(marina.marcolini@gmail.com)

 

CALENDARIO FEBBRAIO 2014

Domenica 2: ♦ Presentazione del Signore, festa della luce.

Nella festa verranno benedetti i lumi nelle liturgie eucaristiche delle 10.30 e 17.

Dopo i quaranta giorni del Natale si celebra il giorno in cui Maria e Giuseppe presentarono Gesù al tempio. Scena descritta da un bassorilievo, opera della bottega di Orazio Marinali, posto davanti all’altare maggiore.

“[Negli anni cinquanta] Ogni anno, il 2 febbraio, festa della purificazione (Pre-sentazione del Signore) i frati festeggiano organizzando liturgie solenni ed invitando a pranzo le personalità di rilievo del paese: l’arciprete, il campanaro, l’organista, il sacrestano, il medico, il veterinario. In questa occasione di festa spesso partecipa anche la banda cittadina con uno spettacolo per la cittadinan-za”.
[Federica Pellizzaro, La Chiesa e la missione educativa: l’esperienza formativa di santa Maria del Cengio a Isola Vicentina nel ‘900. Tesi di laurea, Padova 2013, p. 119]

14-15-16 febbraio, nella preghiera mattutina delle ore 8.oo:
♦ Triduo in lode dei Sette Santi Padri.

Domenica 16: ♦ Festa dei SETTE SANTI FONDATORI
dell’Ordine dei Servi di santa Maria.

Ore 15.30: incontro di formazione dell’Ordine secolare dei Servi di santa Maria. Ore 17.00: Eucaristia nella memoria dei Sette Santi Fondatori dell’Ordine, con la promessa di due candidati all’Ordine secolare dei Servi di santa Maria.
«L’Ordine Secolare è l’estensione laicale dello spirito e del carisma dei frati Servi di Maria: è costituito da persone che intendono condividere, da laici, continuando a vivere in famiglia e proseguendo con le proprie attività, la spiri-tualità dei Servi di Maria» (fra Davide M. Montagna)

Lunedì 17, ore 8.00: ♦ Celebrazione eucaristica nella solennità dei Sette Santi.
– Ore 20.30: camminata meditativa dal Chiostro all’Eremo di santa Maria.
Il percorso è ritmato dal silenzio, dal canto creativo, dalle riflessioni/testimoni-anze dei partecipanti su un tema conduttore.

Per quanti sono in ricerca di senso e di amicizia alcune belle opportunità:

– venerdì 21: lectio in convento alle ore 20.30 sul filo della simbologia;
– sabato 22: all’eremo per un tempo di silenzio, preghiera e condivisione;
– domenica 23: celebrazione eucaristica in santuario.

 

Nella Villa ad Isola Vicentina

Potrei condividere l’esperienza viva d’un dramma lieve. Il cielo si
inarcava a volta sulla casa. Al nord le alpi vicentine; scendendo da
esse, la piana. A occidente una catena di colli. A oriente e a sud,
ancora la piana.

La notte era stata assai pura; ora il mattino era chiaro nell’ampio
spazio. Dappertutto colori freschi e forme lucenti. Dopo che per quasi
tre mesi non era caduta pioggia e il calore, inaridendo erbe e foglie,
era salito talora oltre i trentacinque gradi all’ombra, era piovuto
durante più giorni. Ora, quanto era ancora vivo, s’era ristorato e
s’allietava, ringiovanito, nella luce.

Verso il mezzodì s’adunarono lassù, dietro i monti, delle nuvole;
grigie e bianche e contornate al di sopra dal fulgore del sole. Pian
piano si mossero in alto verso di noi. A mezzogiorno circa, tutto era
schermato come da un fine velario.

Poi le nubi si dissiparono e si distesero in strati sottili, come coltri
filamentose nell’azzurro del cielo. Nel corso del pomeriggio, le coltri
si fecero sempre più sottili, finché furono tutte riassorbite.

Ma quando venne sera, tutto era di nuovo puro. Il sole tramontò.
L’azzurro del cielo si tinse lievemente declinando nel rosa acceso.
Poi tramutò in delicato oro. Una luce preziosa dilagò su tutte le cose.
Le cime degli alberi si stagliavano disegnate con fini e nitidi tratti.
Finché anche l’oro si spense, e un grigio tra l’argento e l’azzurro
avvolse ogni cosa. Sotto il rameggio degli alberi che si delineava nero
sullo sfondo del cielo pendeva leggiadramente chiara la falce della
luna nascente.

Ora domina il silenzio. Quella tacita quiete in cui non v’è bisogno di
distoglier l’orecchio da nulla. Silenzio totale lontano a monte, lungi a
valle. Tutto non fu che un nulla. Un gioco di nubi.

Quando si fa notte, i particolari scompaiono, e dalle cose balza la po-
tenza plastica. È solo la loro forma strutturale ad assumere chiarezza.

 

da Diario dell’Italia settentrionale
in Nello specchio dell’anima di R. Guardini

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
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