Ecco i commenti di p. Ermes al Vangelo della messa di Pasqua: del giorno per i social, della notte per Avvenire.

(…) Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto». Marco 16, 1-8

per i social

Gv 20,1-9

Giovanni, che Gesù amava, coglie per primo il senso pieno della risurrezione. Il lasciarsi amare da Dio è gravido delle rivelazioni più alte.

LA CARNE INDOSSA L’ETERNITA’

Quel sabato che precedette la Pasqua fu diverso da tutti gli altri. Le donne di Galilea attendevano. In silenzio, come la Madre.
È il sabato del silenzio di Dio. Così per noi, seduti in faccia al sepolcro. Notte di naufragio, di terribile calma, di buio ostile su un pugno di uomini e donne sgomenti e disorientati.

Notte della Risurrezione in cui la carne indossa l’eternità. Le cose più grandi avvengono di notte.
Maria di Magdala esce di casa nel buio più profondo. Non porta olii profumati o nardo come le altre donne, ha solo la sua vita, risorta da uno strascico di sette demoni scacciati da Gesù. Lei ha sentito che: «Il buon profumo di Cristo è odore di vita per la vita» (2 Cor 2,16).
La pietra è rotolata via, e Maria corre da Simone e Giovanni: non abbiamo più neanche un corpo su cui piangere!

Gli amati sono senza l’amato.
Tutti corrono in quell’alba incerta. Non si corre così per un lutto, ma perché nasce qualcosa di immenso, urge il parto di una cosa enorme, confusa e grandiosa. Non è ancora fede, ma
un’antica speranza, un’ansia illogica di qualcosa di impossibile.
Giovanni, che Gesù amava, vide e credette: coglie per primo il senso pieno della risurrezione. Il lasciarsi amare da Dio, l’amore passivo, è gravido delle rivelazioni più alte.
Entrano nel sepolcro, ed ecco un altro piccolo segno cui aggrapparsi: i teli posati, il sudario avvolto. Se qualcuno avesse portato via il corpo, non l’avrebbe liberato dai teli con la cura dell’amore. È stato un Altro a sciogliere con tenerezza la carne di Gesù dal velo nero della morte.
Verrà anche per me il terzo giorno: sarà una mattina, una sera o meglio ancora una notte. Sarà ad una svolta della strada o nel silenzio della mia stanza. E come loro lo riconoscerò grazie a due segni rivelatori: un timore sacro e una gioia trepidante che dilaga dentro, umile e forte.
E correrò con loro, a dirlo con la vita. Cristo è vivo! A me non basta sapere che Cristo è morto, io devo sapere, come Maria, se è risorto.

“Non mi toccare!” le dirà Gesù. Si tocca per possedere, per stringere, come non ci fosse altro. Non mi trattenere, devo andare, perché non finisce qui il duello: questo chiarore, questo giardino è solo l’avvio.

Non mi trattenere, sono in viaggio oltre le parole, oltre le idee, oltre le forme e i riti, oltre le chiese. Oltre la morte! Perché la festa del grande raccolto sarà molto dopo, quando Dio asciugherà ogni lacrima e non ci
sarà più né morte, né lutto, né lamento, perché le cose di prima sono passate, e lui sarà tutto in tutti.
“Non è qui!” dirà un giovane angelo alle altre donne. Che bella questa parola: ‘non è qui’, lui c’è, vive, ma non qui. Lui è il vivente, un Dio da sorprendere nella vita. C’è, ma va cercato fuori dal territorio delle tombe, in giro per le strade, per le case, dovunque, eccetto che fra le cose morte.

per Avvenire

Tre donne, di buon mattino, quasi clandestinamente (…)

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