La Cengia in quarantena: intreccio di pensieri e di volti nel tempo della tenerezza (Natale) e nel tempo dell’attesa del 2021

Dalla Cengia, avvolta dalla neve luminosa, lo sguardo della comunità continua a estendersi contemplativo e orante su tutti gli abitanti del territorio e su quanti hanno gli occhi fissi su questo angolo di cielo.

La comunità si fa voce di tante persone che, rinchiuse nelle proprie case, riflettono, dialogano e cercano un riferimento in quel Gesù che è venuto e che, come noi, “ha cuore, sensi e voce”. Con lui per essere insieme fratelli e sorelle.
Alla Cengia sale dal territorio un’onda leggera di amicizia, di premurosa cura verso la comunità, che rimane incantata e grata per questo nutrimento umano e spirituale.

Le tenerezze di Dio non sono esaurite, anzi, messe in circolo, si moltiplicano e fanno di santa Maria un luogo di riferimento fraterno, di ricerca orante, di discernimento spirituale, di attesa operosa e creativa. Credo che questo ci impegni a vivere il tempo come “kairòs”, per sperimentare dentro l’oscurità la presenza discreta del Signore
(“Io sono con voi sempre”), per essere voce profetica e creativa alla maniera di Cristo, all’interno della casa, del territorio,
– a dire che Dio è un alleato dell’uomo, che agonizza e risorge con l’uomo
– a costruire in Gesù la fraternità universale
– ad aver cura della casa comune
– a vivere nella sobrietà

In dialogo con la morte
Il pensiero della morte abita, in questi giorni particolari, la cella del cuore, non si impone. E con semplicità nasce un conversare amicale.

Renzo, solo ora dedichi un po’ di tempo a me, che mi alimento di dolori e di crisi e di domande.
– Già, hai ragione. Ma, seduto, a tavolino o disteso sul letto, ti penso. Non ti sento aggressiva. Mi sembri una presenza discreta, silenziosa. Una presenza che suscita domande.
Renzo, sei consapevole che – come scrive il tuo fratello G. Vannucci, – “breve è il tempo e che sei chiuso tra l’aurora e il tramonto?”
– E’ proprio vero. Ma lo dimentico, mi lascio distrarre dalle tante cose da fare. Già le tante le cose da fare che occupano le mente, il cuore e che mi illudono di essere libero.
Vedi, Renzo, gli umani sono abili a dire, a ripetere che hanno sempre tante cose da fare: è un linguaggio che tenta di difenderli dalla paura della morte. Anche tu vorresti tenermi lontano, escludermi dai tuoi pensieri? Voglio esserti amica. A volte ti sento pregare: “Insegnaci, Signore, a contare i nostri giorni e giungeremo alla
sapienza del cuore”.
– Questa citazione biblica ha una particolare risonanza in me, perché – nella mia condizione di positivo al Covid – in modo molto leggero – sono obbligato a fermarmi, a riflettere, appunto a dialogare con te, per capire dove sto andando, per avere uno sguardo su ciò che veramente conta: non contano le cose, ma i volti.
Ma, al sopraggiungere dell’ultima ora, che cosa ti potrebbe mancare?
– Non le cose. Diceva papa Francesco: “Non ho mai visto un’agenzia di
traslochi, dietro a un carro funebre”. Mi potrebbero mancare i volti, gli infiniti volti che mi fanno vivere, crescere, innamorare, piangere e gioire. Sottratto ai volti sprofonderei nel nulla: sarei un perduto.
Non ti sembra di essere attraversato da un pensiero un po’ ateo? Nel vangelo Gesù dice: “Chi ha visto me, ha visto il Padre (Gv 14,9)
– Mi fai ricordare un bellissimo versetto di Turoldo: “Tutti i volti degli uomini insieme / uniti fanno il suo volto”. Tutti a comporre il volto di Dio, un volto di luce. E questa parola consola e impegna.
Perché?
– Cara sorella morte ti pensiamo una rapinatrice di affetti, di empatia, di
abbracci, ti immaginiamo distruttrice delle cose preziose, negatrice di futuro.
Caro Renzo, hai un concetto sbagliato di me, io sono semplicemente quella parte di cielo che attende di collegarsi al grande cielo, anzi perché non ti vai a leggere Gv 5,24? “Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la via eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita”.
– E’ un testo bellissimo, che mi collega a 1Gv 3,13 che dice: “Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli”.
Allora “amatevi gli uni gli altri, non a parole, ma con i fatti”.
– Un bel programma di vita, che rivela che la vera morte da temere è l’assenza di amore.

La quarantena in comunità
Isolato, ma non separato. Servito e coccolato. In comunione. Seguo la preghiera quotidiana, celebrata nella sala capitolare, attraverso via skype, attivato da fra Bruno.
Due volte al giorno fra Ermes bussa alla porta della cella con in mano il saturimetro e il saluto fraterno e fa da ponte con la Provvidenza che ha il cuore e le mani degli amici e tiene i contatti con il medico; fra Carlo si prodiga, oltre a inviarmi testi/lettere da correggere, a preparare la colazione e la frutta e aver cura di un ospite; mi collego con il telefono interno per un saluto a fra Ferdinando; Paolo e Michele sono fratelli
della comunità e assicurano pasti saporosi e igienizzazione dei locali…Tutto in un silenzio monastico, ampliato dai 25 cm di neve caduta in questi giorni.

A cuore mi sta Tiziana, che fatica a riprendersi, Irma dell’OSSM, fra Lino, priore provinciale, impegnato a seguire il cammino di malattia e di morte di tanti fratelli…

Nella Cella il dolore del mondo
Il Covid sembrava lontano, ora sta sulla soglia delle relazioni parentali, amicali, fraterne. La lista dei colpiti è lunga. E’ dolore indicibile. E le domande sono infinite.
Le parole di Paolo (2 Cor 4,8s) che dicono: “In tutto siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati…” entrano nella mia cella con forza luminosa e mi fanno sentire parte dell’umanità, che affido al Signore, a colui che non ha detto una parola davanti al dolore, ma si è avvicinato, curvato per essere partecipe.

In attesa del suono a festa delle campane a santa Maria
Obbedienti ai medici, al personale sanitario, alle autorità competenti attendiamo il bollettino medico per essere riconosciuti guariti e liberi. Lo segnaleremo con il suono delle campane, ringraziando santa Maria e quanti – in tanti modi – hanno espresso vicinanza e tenerezza.
Dalla Cella di santa Maria del Cengio, piccolo e privilegiato paradiso, un saluto riconoscente ai fratelli della comunità, un saluto cordiale agli amici, un abbraccio a distanza, ma caloroso a quanti pensano alla nostra comunità. Fra Renzo
[renzo-marcon@virgilio.it]
31.12.2020

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