i commenti di fra Ermes al Vangelo del 18 ottobre sono due: per i social e per Avvenire.

In quel tempo, i farisei (…) mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità (…). Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Mt 22,15-21

per i social

Sii libero e opposto ad ogni tentazione di possesso, e ripeti ad ogni Cesare: io non appartengo a te, ma a Dio.

Il profilo di Dio su di me

Una trappola malvagia, costruita ad arte: “È lecito pagare il tributo ai romani?”. Con qualsiasi risposta, Gesù avrebbe rischiato la spada di Roma o il pugnale degli Zeloti, ma non cade nel tranello: ipocriti, li chiama, attori, la vostra vita è solo una recita per essere notati.

Siamo nell’area sacra del tempio, dove non entra nessuna effigie umana, neppure sulle monete. Ecco allora i cambiavalute, all’ingresso. I farisei devoti, invece, tengono stretta la moneta dell’imperatore Tiberio, facendo propria la legge del denaro, e non quella della Torah. Commedianti smascherati.

L’iscrizione nella moneta romana recitava: divo Caesari, al divino Cesare, appartiene. Gesù scinde di netto le parole, Cesare non è Dio. L’iscrizione indicava anche che quell’oro apparteneva all’imperatore, e non chi l’aveva in mano.

È lecito pagare? Gesù cambia il verbo, da pagare e rendere: questa moneta è di Cesare, non potete che restituirla; a Cesare vadano pure le cose, lui non ha diritti sulla coscienza della gente, ma rendete a Dio ciò che è suo, cioè le persone.

Nulla di ciò che hai è davvero tuo, tutto è dono, da prima di te, e va oltre te. Un tessuto di debiti è la tua vita; paga il debito d’amore, benessere, salute, diritti. Vita va, vita viene. Da altri a te, da te ad altri in un circuito aperto, poiché, da sempre, tu esisti solo se sei in alleanza.

Restituite a Dio è la parola che dice a Cesare: non prendere mai l’uomo, lui è cosa di Dio.

Ma chi è Cesare? E’ lo Stato, il potere, con il suo pantheon di facce note? E io non sono parte di questa società? Allora spetta a me dare qualcosa. Cosa faccio per rammendare questo nostro paese dove ho il privilegio di esistere? Restituire a Cesare di cui mi fido poco? Al Cesare che ruba? Sì, ma al modo di Gesù. E se Cesare sbaglia, il mio tributo sarà correggerlo; gli porterò quello della coscienza, per ricordargli i suoi doveri.

Sii libero e opposto ad ogni tentazione di possesso, e ripeti ad ogni Cesare: io non appartengo a te, ma a Dio.

Io, che sono talento con l’effigie sua, devo restituire l’integro me stesso, facendo brillare l’immagine coniata in me.

Proclama le sue opere meravigliose, non quelle di Cesare. Non vivere senza mistero, senza lo stupore di essere vivo. Sii creatura che ha Dio nel sangue.

Siamo talenti d’oro offerti per il bene, siamo nel mondo monete pure che portano incisa l’iscrizione di Dio.

Ad ogni potere umano Gesù ricorda: non violare l’uomo, non manipolarlo né umiliarlo, è prodigio che ha il Creatore nel respiro, è creatura che Lui ha fatto di poco inferiore a un Dio.

A ciascuno di noi Gesù ricorda: resta libero da ogni impero, da ogni tentazione di venderti o lasciarti possedere, e fai la tua parte con me, per Cesare e per tutti.

per Avvenire

Vengono da Gesù e gli pongono una domanda cattiva, di quelle che scatenano odi, che creano nemici (…)

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