I commenti di p. Ermes al Vangelo del 4 ottobre sono due: per i social e per Avvenire.

In quel tempo, Gesù disse: (…) C’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna (…) La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio (…) lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero (…) Matteo 21, 33-43

per i social

Il tradimento dell’uomo non ferma il piano di Dio: la vigna darà frutto e lui non sprecherà la sua eternità in vendette.

LA RESA DEI CONTI

Vigna d’uva selvatica in Isaia, vendemmia di sangue in Matteo: è la
domenica delle delusioni di Dio.
La parabola intona il canto dell’amore deluso, con la speranza però di una
passione che non si arrende, che prende nuovi sviluppi, che non è mai a
corto di meraviglie, che dopo ogni rifiuto fa ripartire l’assedio al cuore
con nuovi profeti, nuovi servitori, addirittura con il proprio Figlio.
Isaia e Matteo raccontano la cura minuziosa di chi ha piantato la vigna,
l’ha cinta come un abbraccio, vi ha scavato un tino, eretto una torre, e poi
l’ha affidata alle cure d’altri: e inizia una storia perenne di amore e
tradimento.
L’uomo dei campi, il nostro Dio contadino, guarda la sua vigna con gli occhi dell’amante che la circonda di cure: che cosa potevo fare di più per te
che io non abbia fatto?
Canto d’amore di un Dio appassionato e triste, che continua a fare per me
ciò che nessuno farà mai.
Da un lato la nobiltà d’animo del padrone, dall’altro la brutalità sciocca e
violenta dei vignaioli. Eppure il tradimento dell’uomo non ferma il piano di Dio: la vigna darà frutto e lui non sprecherà la sua eternità in vendette.
Nelle vigne è stagione di vendemmia. Campo e passione di Dio è la mia vita, il cui scopo è di essere feconda, il cui rischio è l’inutilità. Ma in noi la
raccolta avviene ogni giorno, il grande Vendemmiatore passa ed è nelle
persone che cercano pane, conforto, vangelo, giustizia, amore. Viene in
coloro che talvolta ci domandano un po’ di coraggio per continuare a
vivere. Che cosa gli daremo? Un vino di festa o uva acerba?

E se il Regno sarà dato ad un altro, allora inizierà da capo la conta della
speranza, più forte della delusione. Così è il nostro Dio: in Lui il lamento
non prevale mai sulla promessa. E il mosto di domani conta più del rifiuto
di ieri. Il bene possibile e sperato vale più della sconfitta patita. Patto
d’amore mirabile e terribile.
La parabola dell’amore deluso non si conclude con un fallimento né con una vendetta, perché tra Dio e l’uomo le sconfitte servono solo a far
emergere di più l’amore.
È l’ultima meraviglia, vittoria e sigillo di un illogico sentimento.
La storia perenne di amore e tradimenti tra noi e Dio si concluderà con
una nuova offerta: darà la vigna ad altri, la donerà a chi sa fare i frutti
buoni che Isaia enumera: aspettavo giustizia, attendevo rettitudine, non
più grida di oppressi, non più sangue. Il frutto che il Padrone attende è il
volto dei suoi figli non più umiliato.
Il sogno di Dio non è il tributo finalmente pagato, non la pena scontata o i
conti in pareggio, ma una vigna rigogliosa dai grappoli gonfi di futuro,
profezia di un vino di festa. Lui sogna una storia che non sia guerra di
possessi e battaglia di potere, ma sia vendemmia di giustizia e pace, acini
di Dio fra noi.

per Avvenire

Gesù amava le vigne: le ha raccontate, per sei volte, come parabole del regno (…)

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