I commenti di fra Ermes al Vangelo del 16 agosto sono due: per i social e per Avvenire.

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. […] Matteo 15,21-28

per i social

E se il dolore sarà solo muta paura, Dio si farà vicino, pane per i figli, briciole per i cuccioli. E conterà le lacrime stanche di ognuno. Una ad una.

LA CONVERSIONE DI DIO

Pochi personaggi nel Vangelo sono simpatici come lei: non prega per sé, ha fantasia, non si arrende ai silenzi e al rifiuto, e intuisce sotto il no di Gesù tutta l’impazienza del sì.

La straniera delle briciole. Colei che sa con quale strumento si cambia la vita: l’incontro.

Lei spera che a Dio interessi la felicità dei suoi figli, e non la loro fedeltà. Che una ragazzina fenicia abbia la priorità sul culto e sulle leggi dei leviti, e su tutte le formule di fede. Spera che il diritto supremo davanti a Dio sia dato dal grido, e non dalla razza o dalla religione. Diritto che sia dei giudei come dei fenici, dei credenti e dei pagani, sotto il cielo di Tiro come quello di Nazaret.

Crede che gloria di Dio è l’uomo vivente.

Grandezza di una fede che supera. Che vola, fiera e dritta, ad altezza d’occhi.

Anche i discepoli intervengono: rispondile, così ci lascia in pace. Ma Gesù è netto, è brusco: sono stato mandato solo per quelli della mia terra!

La donna non molla. Aiutami! Gesù replica in modo ancora più ruvido: non si toglie il pane ai figli per gettarlo ai cani; i pagani, dai giudei, erano chiamati “cani”.

Ed ecco il genio femminile che lo asseconda mentre lo cambia: è vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole cadute dalla tavola dei padroni.

Questa madre sembra dire, provocatoria: non puoi fare briciole di miracolo, briciole di segni, per questi “cani pagani”?

È la svolta del dialogo, è la frase che cambia tutto. Questa immagine illumina un attonito Gesù che cresce nella fede, che cambia e perfeziona la sua missione: nel regno di Dio, non ci sono figli e non, uomini e cani, ma solo fame da saziare, compresa quella di tutti i cuccioli del mondo.

Gesù impara Dio e l’uomo dall’intelligenza di una madre che non conosce Jahvè, che adora Baal e Astarte, che non ha il bagaglio di fede dei teologi, ma solo quello sacro del dolore.

Spiazzato, la dichiara donna di grande fede.

Oggi nel nostro presente di fame e festa, di vacanze e miseria, un fiume di donne cananee implora ancora aiuto per i propri cuccioli sfiniti.

Tante sulla terra le madri che, proprio adesso, a Tiro e Sidone, non sanno il credo ma sanno il cuore di Dio. Lo sanno da dentro. E chiedono briciole.

Immensa è allora la fede sul mondo, dentro e fuori la Chiesa.

E se il dolore impedirà di pregare, se sarà solo muta paura, Dio si farà vicino, pane per i figli, briciole per i cuccioli. Senza merito o demerito conterà le lacrime stanche di ognuno. Una ad una.

Da questo incontro fra stranieri di frontiera, brusco e rasserenante, emerge un sogno: il mondo come grande casa di pane, dove non ci sono noi e gli altri. Dove ognuno, come Gesù, impara da ognuno. E una corona di figli che di sotto la tavola saranno alzati sul candelabro, perché anch’essi siano luce della mensa comune.

Perchè tutti, tutti, sono noi.

per Avvenire

La donna delle briciole, la cananea pagana, sorprende e converte Gesù (…)

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