I commenti di fra Ermes al Vangelo della domenica sono due:

  • il primo per i social
  • il secondo pubblicato su Avvenire

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo» (…) Matteo 17, 1-9

per i social

Sali sul monte per vedere, e sei rimandato all’ascolto.
Scendi dal monte, e ti rimane nella memoria l’eco dell’ultima parola: ascoltatelo.

Per capire la Trasfigurazione, bisogna leggere ciò che è successo prima.
Gesù ormai ha capito di avere davanti la Passione e comincia a parlarne apertamente ai dodici. Il risultato è disastroso. Gesù tratta Pietro da
Satana (avversario) e si ritrova da solo.
Solo e incompreso.
Lo stato d’animo di Pietro e compagni non è meglio. L’aria si carica di silenzi e musi lunghi. Chissà quante ne avranno pensate sul maestro in questi “sei” giorni riportati da Matteo: segno che se li ricorda bene.
Succede anche a noi di litigare perché non si capiscono le intenzioni
dell’altro. Figuriamoci se la persona sulla quale mi appoggio mi dice che se ne deve andare, o sacrificarsi per una giusta causa!
C’è un parallelo con la storia di Abramo. Sarà stato difficile per lui
seguire la voce che lo invitava a partire; ma non meno difficile per il suo clan accettare l’idea di prendere una strada sconosciuta, lasciando le abituali fertili pianure. Chissà quali discussioni!
Anche per noi è cosi, ogni volta che le vie del Signore vengono a
contrastare le nostre.
Per provare a porre rimedio a questa situazione di disagio, Gesù invita Pietro e compagni ad andare a pregare sul monte. Perché “su un alto monte”? Forse perché sul monte si posa il primo raggio di sole e vi indugia l’ultimo, e là il giorno è più lungo e la notte più corta.
Il monte come luogo della luce.
I suoi ancora non capiscono il discorso della Passione, ma si fidano e si rimettono in cammino.
Gesù oggi invita noi a fermarci e pregare, affinché possa aiutarci a
contemplare e accogliere il dono di Dio.

E’ così che la Quaresima, più ancora che a penitenza, ci chiama a
conversione: a girarci verso la luce, così come l’inverno in questi giorni si gira verso la primavera. Allora smettiamola di sottolineare l’errore negli altri! Staniamo, snidiamo in noi e in ognuno la bellezza della luce, invece di fustigare le ombre!
Qui siamo di casa, altrove siamo sempre fuori posto; e come Pietro,
stordito e sedotto da ciò che vede, balbettiamo: altrove non è bello, ci possiamo solo camminare, ma non stare! Qui è la nostra identità, qui la fine del viaggio dell’esule che ritorna a casa. Trovare Cristo è trovare senso e bellezza del vivere.
Ma come tutte le cose belle la visione non fu che la freccia di un attimo: una nube li coprì e venne una voce: ascoltate lui.
Il Padre prende la parola, ma per scomparire dietro quella di suo Figlio. La fede biblica è fede d’ascolto, non di visione: Shemà, ascolta Israel.
Sali sul monte per vedere, e sei rimandato all’ascolto.
Scendi dal monte, e ti rimane nella memoria l’eco dell’ultima parola: ascoltatelo.
Beati coloro che hanno il coraggio di essere ingenuamente luminosi nello sguardo, nel giudizio, nel sorriso. Davvero è bello per noi stare qui, accanto a loro.

per Avvenire

La Quaresima ci sorprende: la subiamo come un tempo penitenziale, mortificante, e invece ci spiazza con questo vangelo vivificante, pieno di sole e di luce (…)

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