I commenti di fra Ermes al vangelo della domenica sono due:

  • il primo per gli amici dei social
  • il secondo pubblicato su Avvenire

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi d

per i social

Amando realizzo me stesso. Amore mio e tuo non stanno su due binari diversi, ma coincidono. Niente di astratto, ma il quotidiano, santità terrestre che profuma di casa. Di cuore.

La legge “occhio per occhio” era già un progresso enorme rispetto al grido selvaggio di Lamec, figlio di Caino: ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido (Gen 4,23).

Con un altro salto Gesù invita al coraggio del vangelo: tu porgi l’altra guancia.

Tu prendi l’iniziativa, riallaccia tu la relazione, fai il primo passo e perdona, rattoppa coraggiosamente il tessuto della vita, sempre strappato. Ma da disarmato! Mostra che non hai nulla da difendere, e l’altro capirà l’assurdo di esserti nemico.

Ed è così che ti liberi.

Il cristianesimo non è la religione degli umiliati che non reagiscono; non è “la morale dei deboli che nega la gioia di vivere” (Nietzsche). E’ quella di uomini totalmente liberi, padroni delle proprie scelte anche davanti al male, capaci di disinnescare la spirale della vendetta con un gesto che fa saltare i piani, che scombina le regole, ma che rende felici.

Santità, perfezione, sono parole che paiono lontane, per gente che fa un’altra vita, dedita alla preghiera e alla contemplazione. E invece quale concretezza nella Bibbia! Niente di astratto e separato, ma il quotidiano, santità terrestre che profuma di casa. Di cuore.

Mi piace tanto il Dio di Gesù: luminoso, positivo e paterno, che conduce il sole su chi è buono e su chi invece non ce la fa ancora.

Così agirò anch’io, aiuterò a trovare speranza in chi vede buio, testimone che la giustizia è possibile, che si può credere al sole anche quando non splende, all’amore anche quando è nascosto.

C’è un augurio che rivolgo ad ogni bimbo che battezzo, quando il papà accende la candela al cero pasquale: che tu possa incontrare sempre chi sappia risvegliare in te l’aurora. E quante volte l’ho visto accadere!

Così sento che amando realizzo me stesso, che dare agli altri non toglie a me, che nel dono c’è un grande profitto che mi rende la vita piena, ricca, bella, felice. Donare non è in contrasto col mio desiderio di felicità, amore mio e tuo non stanno su due binari diversi, ma coincidono, perché Dio regala gioia a chi produce amore.

Cosa sono allora gli imperativi: amate, pregate, porgete, prestate?

E’ un’eredità di comportamenti, di affetti, di valori, di forza. Porte spalancate su nuove possibilità, solarità di Dio tramandata all’uomo. Energia di chi impara dal Padre che ama per primo, in perdita, senza aspettarsi contraccambio alcuno. Padre. Punto.

Infatti il centro da cui scaturisce tutto sta nelle parole: perché siate figli del Padre vostro, colui che fa sorgere il sole su buoni e cattivi.

Verrà il giorno in cui il nostro cuore, che ha fatto tanta fatica a imparare l’amore, sarà il cuore stesso di Dio, e allora saremo capaci dell’amore perfetto, che rimane in eterno.

per Avvenire

Una serie di situazioni molto concrete: schiaffo, tunica, miglio.

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