Pubblichiamo la riflessione che alcuni laici, alternandosi, presentano al posto dell’omelia ogni prima domenica del mese, durante la liturgia delle 10,30 in Convento.

Commento a cura di sorella Alessandra Buccolieri

I nostri fratelli ortodossi celebrano oggi questa festa chiamandola con un nome che a me commuove: festa dell’Incontro. Dimensione così umana, così comune a tutte le donne e a tutti gli uomini di ogni latitudine, l’Incontro oggi è celebrato, reso sacro ripercorrendo questa pagina lucana in cui la storia di un intero popolo di poveri trova saziata la sua speranza…Occhi che chiedevano di vedere salvezza, orecchie che tendevano a parole di prossimità e di non giudizio, braccia spesso schiacciate da pesi inutili per una religione fatta solo di precetti….tutto questo nel luogo del tempio trova una risposta nell’incontro con lo sguardo e il volto di Gesù. Sono appena passati 40 giorni dal mistero del Natale e il tempio di Gerusalemme accoglie non il Dio onnipotente, forte, a cui si devono sacrificare vite umane e animali; il tempio di Gerusalemme che per Luca è un luogo centrale del suo Vangelo dove si può vivere la sterilità della Parola- pensate al sacerdote Zaccaria muto e incredulo, diventa il luogo dove la profezia di Malachia si realizza: il Signore che voi cercate si trova qui….e ha il volto di un bambino, di una fragilità assunta, accolta, consegnata. Immaginiamolo questo Dio-bambino: consegnato come ciascuno di noi alle braccia, allo sguardo, alla vita di qualcun altro che ieri, oggi e forse domani ci sorregge, ci porta, ci accoglie. Maria, Giuseppe ‘portarono il bambino’ a Gerusalemme…Simeone uomo giusto ‘accolse tra le braccia’ il bambino, Anna ‘avanzata in età’ parlava del bambino….Proviamo ad aggiungere dei nomi…di chi ci ha portato, accolto; ma anche di chi noi portiamo, accogliamo, incontriamo…

Ogni incontro chiede la capacità di vivere una duplice esperienza: l’attesa e il dono. Chi sa attendere riconosce l’unicità, l’irripetibilità di un incontro; e nell’attesa spesso si coglie la possibilità di essere trasformati, cambiati. Eppure ogni incontro chiede anche la capacità del dono, di consegnarsi l’un l’altro in un atteggiamento di fiducia, di svelamento. Luca ci racconta tutto questo con l’immagine splendida del vecchio Simeone che ogni credente dovrebbe farsi amico: Simeone è l’uomo pronto all’incontro perché pazientemente ha desiderato, atteso, orientato il suo sguardo, il suo udito. Quante volte avrà letto la Torah, quante volte sarà andato al Tempio ‘aspettando la consolazione di Israele’: solo ora incrocia lo sguardo di un altro….un bambino. Non si fa domande, non si scandalizza che Dio non sia arrivato nella gloria potente e con la scure in mano come annunciava il Battista, ma fa un unico gesto: ‘accoglie tra le sue mani’.

L’iconografia orientale ci ha regalato possibilità per immaginare questo momento. Sono mani vecchie, orientate alla morte ma che toccano la vita. Che si lasciano penetrare da una novità. Che osano senza stanchezza cercare ancora vita. Cos’è che impedisce, pur celebrando e mangiando Gesù, alla nostra vita personale, comunitaria, ecclesiale di superare le rughe di morte e di non cercare vita? Simeone sazio di attesa, di costanza, di speranza sa riconoscere la tenerezza di Dio nel volto piccolo di Gesù bambino, e profetizza quel gesto che il Gesù adulto farà rimettendo al centro un bambino: “ Chi accoglie uno di questi piccoli, accoglie me e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”. Ecco l’incontro. Ecco la festa di oggi: penso che potremo renderla autentica, vera per noi, se diciamo grazie al Signore per tutte le volte che qualcuno ha preso in mano guardando con tenerezza e senza giudizio la fragilità, la debolezza che ci abita senza scandalizzarsi e…magari ha osato benedire Dio come Simeone.

Un’ultima particolarità: sappiamo come 40 è un tempo simbolico nella Bibbia, un tempo di prova, di preparazione che introduce ad una realtà nuova. Siamo abituati a pensare ai giorni della quaresima che ci preparano alla Pasqua. Questa è un’altra quaresima: dal Natale alla festa dell’Incontro. Dio stesso ha vissuto questi 40 giorni per imparare a divenire uomo, a lasciarsi condurre, portare da braccia umane, a crescere a Nazareth stando sottomesso a Giuseppe e Maria, crescendo in sapienza, età e grazia (cfr Lc 2,51-52). Dio stesso ha imparato a crescere nel tempo degli uomini e lasciarsi sottoporre alla prova così ‘ da venire in aiuto a quelli che subiscono la prova’ come abbiamo ascoltato nella Lettera agli Ebrei (2,18).

Allora la festa dell’Incontro ci dice anche che c’è una quaresima che deve prepararci a divenire donne e uomini in pienezza- perché non basta nascere, bisogna riscegliere di essere generati e voler diventare uomini e donne, uomini e donne credenti. E ci sia dato di lasciarci incontrare da Colui che fa la verità dentro di noi per essere capaci di far risplende in noi la sua salvezza.

Omelia, Isola Vicentina 2 febbraio 2020

Write a comment:

You must be logged in to post a comment.

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
Top
Seguici su: