I commenti di fra Ermes al Vangelo della domenica sono due:

  • il primo per i social
  • il secondo pubblicato su Avvenire

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». Matteo 5,13-16

per i social

Siate sale, l’istinto di vita che si oppone al degrado delle cose e rilancia ciò che merita
futuro.

Gesù ha appena proclamato le sue beatitudini, e aggiunge a noi:
se vivete questo, siete “sale e luce della terra”.
Tu puoi compiere davvero opere di luce! Quelle dei miti, dei puri,
dei giusti, dei poveri, la differenza evangelica offerta alla
fioritura della vita. Quando vivi l’amore, sei Luce e Sale per chi
ti incontra, perché in tutti i luoghi dove ci si vuol bene viene
sparso il sale che dà sapore buono alla vita.
Non dice: dovete essere, sforzatevi di diventare, ma voi siete
già luce! La luce non è un dovere!
E’ il frutto spontaneo di chi ha respirato Dio.
La Parola mi assicura che in qualche modo misterioso e grande,
noi siamo luce da luce, proprio come diciamo di Gesù nel Credo:
Dio da Dio, luce da luce.
Io non sono né luce né sale, lo so bene, per lunga esperienza.
Eppure il Vangelo parla a me di me, e dice: cerca dentro, verso la
cella segreta del tuo cuore; là in fondo troverai una lucerna
accesa, una manciata di sale che non è vanto: è responsabilità.
Come posso dare sale e luce alla vita di qualcuno? Con la
coerenza, la credibilità, l’onestà? Non basta. Una persona
perfetta mi turba, il suo solo esistere mi fa sentire giudicato.
Peggio ancora, chi si crede migliore, perché cristiano, urta le
coscienze.
Penso che l’unica opera da compiere sia raccontare Gesù, che a
sua volta è il racconto della tenerezza del Padre. La mia vita

sarà luce e sale se parlerà di Lui e il meno possibile di me, che
sono contemporaneamente tramite e intralcio.
Se in un museo guardo un quadro, altri si fermeranno. La gente
non guarderà a me, ma vedendomi, guarderà il quadro!
Isaia indica la strada nella prima lettura. E’ tutto un incalzare di
azioni: spezza il tuo pane, introduci in casa lo straniero, vesti chi
è nudo, non distogliere gli occhi dalla tua gente. Cioè non restare
curvo sulle tue storie e sconfitte, ma alzati e vai nella città, tra
la tua gente, illumina altri e ti illuminerai.
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, e la tua ferita si
rimarginerà in fretta.
Gesù non dice “voi siete il miele del mondo”, zuccheroso
buonismo che rende tutto accettabile, ma siate l’istinto di vita
che si oppone al degrado delle cose, e rilancia ciò che merita
futuro.
La luce non illumina se stessa e il sale non serve a se stesso, ma
scende sulla mensa: deve sciogliersi nel cibo, deve donarsi. Così
“noi del Vangelo” siamo gente che ogni giorno vive a partire da
me, ma non per me, perché una religione che serve solo a salvarsi
l’anima non è mai quella del Vangelo.

per Avvenire

Voi siete sale, voi siete luce. Sale che conserva le cose, minima eternità disciolta nel cibo (…)

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