I commenti di fra Ermes al vangelo della domenica sono due:

  • il primo per i social
  • il secondo pubblicato su Avvenire

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. […] Luca 2,22-40

per i social

Anche per te, Maria, verrà una spada. Non sei esente. La fede non è una
garanzia, la santità non è l’assicurazione contro la sofferenza.

Maria e Giuseppe portano Gesù al tempio. Una giovanissima
coppia col suo bambino arriva portando l’offerta più povera, due
tortore, e l’offerta più preziosa del mondo: un bambino. Non
fanno in tempo a entrare che le braccia di un uomo e di una
donna subito se lo contendono: Gesù non appartiene al tempio,
appartiene all’uomo. È nostro.
Sulla soglia incontrano due anziani in attesa.
Orientati a Dio come girasoli alla luce, essi vedono dove altri non
possono: straordinari, carichi d’anni, vivi dentro e luminosi fuori,
profeti di futuro. Simeone guarda oltre, Anna parla agli altri:
simboli di una vecchiaia sapiente e viva, che sa aspettare.
Braccia umane sollevano il figlio di Dio, il primogenito del mondo.
Simeone sapeva che non sarebbe morto senza aver visto il
Messia, parole scritte anche per me: anch’io non morirò prima di
aver visto il mio Signore. Lo vedrò, se sarò come Maria e
Giuseppe che, osservanti della legge, si aprono alla profezia:
rassicurati dal rito e insieme stupiti dal profeta.
Simeone aspettava la consolazione di Israele, come il cristiano
crede tenacemente in qualcosa che può accadere. Occhi che si
fanno attenti, che vedono Dio alternarsi tra luce ed ombra,
annunci e dubbi, miracolo e quotidiano. Profezia di gioia e di
spada, ma sempre e solo Lui.
Simeone rivela tre parole eterne a Maria, per spiegarle suo
Figlio: egli è qui per rovina e risurrezione. E’ qui ora, è
contraddizione!

“Sii per me rovina e risurrezione, Signore. Non lasciarmi nella
falsa pace. Contraddici i miei pensieri con i tuoi, contraddici la
mia mediocrità e l’immagine falsa che ho di te. Sii risurrezione
quando non ce la faccio, quando ho il vuoto dentro e il buio
davanti. Dopo il fallimento, la fedeltà mancata, l’umiliazione
bruciante risorgi con le cose che amavo e credevo finite”.
(Turoldo).
Nel tempio il figlio è loro… ma non è loro. E’ dato, è offerto ad
un altro sogno, perché i figli non sono nostri ma della storia,
dell’umanità, della loro vocazione, che noi non conosciamo.
Realizzeranno non i nostri, ma il grande desiderio di Dio.
E anche per te, Maria, verrà una spada. Non sei esente. Il dolore
ti legherà a tutti i trafitti da spada, perché, lo sai, il dolore non
vuole spiegazioni, vuole condivisione!  E la fede non è una
garanzia, la santità non è l’assicurazione contro la sofferenza.
Ma se la spada sembrerà contraddizione e rovina, verrà sempre
la terza parola di Simeone: egli è risurrezione!
In quel Bambino che nel tempio passa di braccio in braccio ora è
Israele che consola il suo Signore! E Simeone, bellissimo, canta:
ho visto la luce da te preparata per tutti..
La mia salvezza è diventare Simeone, come lui prendere Gesù in
braccio e vedere la luce che si travasa di mano in mano. Allora
anch’io potrò consolare il mio Signore! E con lui la mia porzione
di mondo.

su Avvenire

Maria e Giuseppe portarono il Bambino a Gerusalemme, per presentarlo al Signore (…)

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