III domenica dell’anno, d’ora in poi: Domenica della Parola.
La comunità ha deciso di celebrarla mettendo le bibbie a disposizione di
tutti, sui banchi.
La Parola di Dio ci è posta fra le mani. Perché familiarizziamo con questo
libro, che è la nostra sorgente. Più si ritorna alle fonti, più si è nuovi,
creativi, liberi, perfino rivoluzionari.
Mi viene in mente lo scrittore biblico Neemia, quando racconta del ritorno
dall’esilio, terribile momento, senza casa, senza il campo da coltivare per
sfamarsi, senza il tempio per essere popolo ancora…da dove ripartire?
Tutto il popolo è radunato, come fosse un sol uomo, in piazza, un giorno di
intero di preghiera e di ascolto della Parola ritrovata, fino a scoppiare in
lacrime di commozione. Ecco il punto di partenza. Mettersi n ascolto.
Vorrei dirlo con una battuta, riprendendo il titolo di una trasmissione TV:
C’è posta per te. Apri quel libro, sfoglia, leggi: dentro c’è posta per te.
Qualcuno si rivolge proprio a te.
Oggi nelle letture è perfetto il passaggio tra A.T. e N.T. , a indicare quasi
visivamente l’unità dei 73 libri della bibbia, un arcobaleno storico, un arco
voltaico che congiunge la profezia di Isaia e Gesù, compimento del sogno
di Dio.

Omelia
Giovanni è stato arrestato, tace la grande voce del Giordano, si alza
una voce libera sul lago di Galilea.
Esce allo scoperto, senza paura, un imprudente giovane rabbi, solo, e
va ad affrontare confini, nella meticcia Galilea, crogiolo delle genti, quasi
Siria, quasi Libano, quasi pagana.
A Cafarnao, sulla via del mare, era uno dei passaggi più importanti
per uomini e merci, tra Libano e Siria, tra Egitto e le terre dei Parti.
Una zona di contagio, di contaminazioni culturali e religiose, e Gesù
la sceglie; invece che nella Gerusalemme dei puri va a Cafarnao, che
invece accoglie tutti. Comincia da un luogo dove c’è tanta gente, e
movimento e anche confusione, ed è questa che Gesù sceglie. C’è
confusione sulla Via Maris, e insieme ombra, dice il profeta. Come la
nostra esistenza che è nella confusione, e il cuore ha spesso un’ombra…
Ma il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce,
per quelli che abitavano l’ombra una luce è sorta.

Gesù cominciò a predicare e a dire: convertitevi perché il regno dei
cieli è vicino.
Siamo davanti al messaggio generativo del vangelo, le parole
sorgive.
La bella notizia non è “convertitevi”, cioè “cambiate direzione”; la
parola nuova e potente sta in quel piccolo vocabolo “è vicino”: il regno è
vicino, e non lontano; il cielo è vicino e non perduto in lontananze siderali;
Dio è vicino e non smarrito nell’alto dei suoi cieli.
La traduzione esatta sarebbe: il regno è venuto vicino, è quel sogno
che viene incontro, che adesso cammina sulla via del mare che pullula di
vita. C’è polline divino nel mondo, là dove c’è umanità, tanta umanità,
come a Cafarnao.
Dio viene, forza di vicinanza dei cuori, “forza di coesione degli
atomi, forza di attrazione delle costellazioni” (Turoldo). Cos’è questa
passione di vicinanza che corre nel mondo? Che brucia lontananze?
Amore, in tutta la potenza e varietà del suo fuoco.
“L’amore è passione di unirsi all’amato” (Tommaso d’Aquino),
passione di comunione, di Dio con l’umanità lungo la Via del Mare, di
Adamo con Eva sulla via dei corpi dove è detto il cuore , della madre con
il figlio, dell’amico con l’amico, delle stelle con le altre stelle.
La notizia che apre il vangelo di Gesù è questa: Dio è venuto, è
all’opera, qui tra le colline e il lago, per le strade di Cafarnao e di Betsaida,
a guarire la tristezza e il disamore del mondo, a creare legami. E ogni
strada del mondo è Galilea. Perché la nostra infinita tristezza si cura
soltanto con un infinito amore (Evangelii Gaudium).
Che cos’è il Regno che cammina e viene?
Questo mondo porta un altro mondo nel grembo, ha una luce dentro,
una forza che penetra la trama segreta della storia, che circola nelle cose,
che non sta ferma, che sospinge verso l’alto, come il lievito, come il seme.
La vita che riparte. E Dio dentro.
E allora quell’invito che apre tutto “Convertitevi” significa:
svegliatevi, accorgetevi, giratevi verso la luce, perché la luce è già qui.
Ma tutto questo può restare un discorso astratto, e allora il vangelo
racconta una storia concreta, la chiamata dei primi discepoli.
Dove si racconta di qualcuno che fa un salto fuori dall’ombra, esce
da una vita in ombra: da una vita che è lavorare, mangiare, dormire, e poi

ancora lavorare mangiare, dormire… e un giorno morire. Tutto qua? Tutto
questo il futuro?
Riascoltiamo il vangelo: mentre camminava lungo il mare di Galilea,
vide due fratelli che gettavano le reti in mare. Gesù li vede mentre iniziano
il loro lavoro, li chiama, e gli cambia la prospettiva, li chiama ad osare, ad
essere un po’ folli, come lui.
Sapete che facciamo, che non c’è più da pescare pesci, c’è da
toccare il cuore della gente. C’è da salvare e illuminare vite. Volete farlo
con me?
E loro lo fanno subito. Notate: subito!
Perché lo fanno? Perché sono degli eroi, affamati e un po’ pazzi?
Uomini pieni di coraggio e insieme di incoscienza? Io allora non ce la farò
mai, non ha questi slanci eroici.
Domandiamoci: che cosa si fa subito?
Immaginate: state facendo un lavoro, chiedete l’aiuto di un figliolo
che sta nella sua stanza, di un marito davanti alla tv, e gli dite: dai, vieni
c’è questo e quest’altro da fare. E in risposta sentite: E aspetta, dai, ancora
un momento…
Se invece gli dici: c’è qui un tuo amico, è già lì.
Che cosa si fa subito? Ciò che piace, ciò che è bello, ciò che attrae,
ciò che prende.
Gesù sta proponendo una cosa bella. Non una rinuncia, ma una
fioritura di vita, una addizione di vita.
Lasciano subito le reti, non le riprendono nemmeno, le lasciano in
acqua; come gli altri due che lasciano la piccola azienda, il padre, i
garzoni, le barche, una vita sicura. Perché lo seguono?
Perché Cristo ha cose belle da dire.
La Parola ci mette in movimento perché ci dice qualcosa di bello,
non perché ci fustiga, non perché ci da i voti come una maestra, ma
perché ci tira fuori dalle nostre piccole prospettive, fuori dal laghetto, dal
cortile di casa, per portarci a un’opera bella, grande, luminosa, che
abbraccia il mondo.
Non possiamo pensare di consegnare agli uomini una parola che è un
richiamo morale. Per pescare gli uomini dobbiamo consegnare non una
Parola che suona come un richiamo morale, ma la bellezza che
conosciamo, la libertà che conosciamo, la luce bella che conosciamo, il
regno…
Il vangelo non è una morale ma una sconvolgente liberazione.

Celebriamo il bello che ci muove, che ci muove dal di dentro.
Ci conceda il Signore di godere oggi e di celebrare la sua Parola,
che illumina, libera, sorride,
che mette tanta voglia di vivere e tanta voglia di bellezza.
Questo è ciò che ci vuole dare il Regno:
voglia di vivere, voglia di bellezza.
Passa per tutta la Galilea uno che è il guaritore dell’uomo.
Passa uno che sa reincantare la vita.
E dietro gli vanno uomini e donne senza doti particolari,
e dietro oggi gli andiamo anche noi,
affascinati da qualcosa che lui solo ha
e nessun altro sa dare.

Pescatore di uomini, di Helder Camara.
Per amore di Dio rispondetemi:
Dove sono i bambini
per raccontarmi i loro giochi,
i poeti
per raccontarmi i loro sogni
i pazzi
per raccontarmi i loro deliri,
i malati
per raccontarmi le loro sofferenze,
e i felici e gli infelici
i santi e peccatori
i bambini e i vecchi
i morti e i vivi
i credenti e gli increduli
gli uomini e gli angeli
gli animali e le piante
le creature tutte
di tutti i mondi?
Povero me
se salissi da solo
all”altare di Dio!…

Dom Helder Camara, da “Mille ragioni per vivere”
Abbiamo un debito di memoria e di gratitudine verso fra Germano,
lo ricordiamo, oggi, insieme a voi, a sette giorni dalla morte.

A te, Germano,
ultimo di quella splendida razza evangelica
Dei cercatori, dei mendicanti per amore
Dalle tue mani ho ricevuto pane.
Grazie.
Dai tuoi occhi ho ricevuto luce.
Grazie.
Noi preghiamo per te Germano, fratello caro,
cuore libero e occhi di luce,
ma tu prega per noi, perché conquistiamo
il tuo cuore bambino e grande
il tuo sguardo gioioso sulla vita,
la tua carità instancabile.
Perché le cose che per te furono vere e grandi
Siano vere e grandi anche per noi,
che continuiamo più poveri e più soli il nostro cammino.
Arrivederci, fradi, sulle vie del cielo.
Mandi.

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