Cercatore verace di Dio è solo chi inciampa su una stella (fra Davide Montagna)

A Natale è Dio che cerca l’uomo, all’Epifania è l’uomo che cerca Dio.

I re Magi sono l’anima eterna dell’uomo che cerca, il cammino dei discepoli imperfetti e mai arresi.

Domandiamo oggi al Signore, come i Magi il dono di una stella: illumina le nostre vite Signore

– il dono di saper alzare gli occhi, come dice il profeta, per guardare lontano;

– il coraggio di ripartire ogni volta che ci siamo persi o fermati, come i Magi;

– la creatività di tentare strade nuove, custodendo una stella in fondo al cuore

Mt 2, 1-12

Omelia

Epifania. Festa dei cercatori di Dio. Perché Dio è sempre da scoprire. Se c’è una cosa che può offendere Dio, è quella di pensare, da parte nostra, di conoscerlo, e di rinchiuderlo dentro le nostre parole.

E dove trovano Dio i Magi? non nei re o nei sommi sacerdoti, ma nell’ultimo di tutti gli uomini, l’ultimo: trovarono un bambino in braccio a sua madre e lo adorarono. E dopo aver fatto il giro di tutto l’Oriente, dopo aver indagato gli universi, si fermano davanti a un bambino. La scoperta è lì. Una cosa enorme.

Il primo gesto di noi cercatori lo indica Isaia: “Alza il capo e guarda”. Due verbi bellissimi: alzare il capo, guardare in alto e attorno, sollevare gli occhi dal piccolo, aprire le finestre di casa al grande respiro del mondo.     Resta con i piedi per terra, ma con occhi nel cielo; segui non le paure, ma la speranza

Alza il capo e guarda, cerca un angolo di cielo e poi da lassù interpreta la vita, ma guardandola dall’alto, da obiettivi alti e chiari. Da una stella.

Il secondo gesto della ricerca: partire, non restare fermi, immobili, il peggio che ci possa capitare; Dio è una forza che fa partire, i Magi attraversano deserti e città, e non vanno di teoria in teoria, di libro in libro, camminano e parlano con persone: siamo noi le sillabe della parola di Dio, siamo la sua Epifania, in ognuno Dio ha seminato un frammento di stella cometa.

Partire, non come gli scribi di Gerusalemme, che sapevano tutto, “a Betlemme deve nascere”, sapevano ma non credevano. Bene nel loro ruolo di studiosi, di teologi, male con il compito di chi ha fede e gli brucia il cuore. Si può fare teologia senza fede, senza passione per Dio.

Il terzo passo è il ritmo della carovana. La tradizione parla di tre re magi, ma il vangelo dice ‘alcuni magi’: una piccola comunità, un gruppo: camminano insieme, attenti alle stelle e attenti l’uno all’altro. Fissando il cielo e fissando gli occhi di chi cammina a fianco, capaci di rallentare il passo sulla misura dell’altro, di porgere il braccio a chi fa più fatica. Ecco, il terzo passo. Mai da soli, mai senza l’altro.

Il quarto passo è il più sorprendente. Il cammino dei magi è pieno di errori: vanno a Gerusalemme anziché a Betlemme; chiedono del bambino a un assassino di bambini; cercano una reggia e trovano una povera casa. Perdono la stella ma non si arrendono. Hanno l’infinita pazienza di ricominciare. Il dramma dell’uomo non è sbagliare o cadere, è arrendersi. Si può cadere sette volte, ma rialzarsi otto volte.

E poi l’atto finale: videro il bambino in braccio alla madre, si prostrarono e offrirono i loro doni.

Il dono più prezioso che i Magi portano non è l’oro, è il loro stesso viaggio. Il dono senza prezzo sono i mesi e mesi trascorsi in ricerca, andare e ancora andare dietro ad un desiderio più forte di deserti e fatiche.

Dio desidera che abbiamo desiderio di Lui.

Ecco il dono da offrirgli.

Dio ha sete della nostra sete.

Ecco dove sta il nostro regalo più grande.

Turoldo canta: Magi, voi siete i santi più nostri!

Nostri perché lontani, come lo sono io da Dio, ma incamminati;

nostri perché mostrano che si può arrivare a Lui per mille strade, non ce n’è una sola;

mostrano che ognuno ha la sua strada, ce l’ha anche chi, come loro, non conosce e non legge la bibbia.

Nostri i Magi perché la ricerca finisce in una casa, una delle nostre case. Dove nasce il cristianesimo? In una casa.

La stella si posa sulla nostra vita semplice, sul nostro quotidiano. Una stella c’è su ognuna delle nostre case, su ogni famiglia c’è la grazia:

ed entrati videro il Bambino e sua Madre e lo adorarono.

E adorano un bambino. C’è qui una lezione misteriosa:

non adorano l’Uomo della Croce, non il Risorto glorioso,

non un uomo saggio dalle parole di luce,

non un giovane nel pieno del suo vigore,

semplicemente un bambino in braccio a sua madre.

È sulla terra la cosa più vicina a Dio:

non solo Dio è come noi,

non solo è il Dio-con-noi,

ma è un Dio piccolo fra noi.

E di lui non puoi avere paura,

e da un bambino che ami non ce la fai ad allontanarti.

Un bambino non si impone, si propone, chiede aiuto: ti aiuterò Signore…

Infine vorrei rovesciare le parole di Erode ai Magi: Informatevi con cura del Bambino e quando lo avrete trovato fatemelo sapere perché venga anch’io ad adorarlo!

Erode è l’uccisore di sogni. Erode è dentro di noi, è quel cinismo, quel disprezzo, quelle paure, la superficialità che in noi distruggono progetti e speranze.

Vorrei riscattare queste parole dalla loro profezia di morte e ripeterle all’amico, al teologo, all’artista, al poeta, allo scienziato, all’uomo della strada, a ciascuno di voi, qui: tu, hai trovato il Bambino?

Ti prego, cerca ancora, accuratamente, nella storia, nei libri, nel cuore delle cose, cerca nel Vangelo, nella stella e nella parola, cerca nelle persone e in fondo alla speranza;

cerca ancora con cura, e poi fammelo sapere, perché venga anch’io ad adorarlo.

fammelo sentire vivo e vero questo Dio piccolo fra noi,

fammelo sentire vicino, Dio, così che anche io lo possa percepire

 Aiutiamoci a trovarlo e andiamo ciascuno con i suoi piccoli doni,

andiamo con un po’ d’amore, umile e testardo come il battito del cuore,

Preghiera

Oro incenso e mirra portano i Magi,

non fiori, giocattoli o dolciumi,

l’oro della nostra obbedienza,

l’incenso della nostra adorazione,

la mirra delle angosce, delle delusioni.

Il prezioso, il sublime e l’austero,

il nobile, il divino e il tragico,

in quel Bambino c’è tutto questo.

E io Signore, io che vengo da lontano,

io che ho percorso strade difficili e talvolta sbagliate

quale dono posso offrirti?

Il tesoro che ti dono è la mia vita, Signore,

e che sia semplice e dritta come un flauto

perché tu la possa riempire, riempire con la tua musica.

La mia vita, Signore, ti dono

e sia argilla tenera fra le tue mani

perché tu possa darle forma, la forma che vorrai.

La mia vita ti dono, Signore,

come un seme libero nel vento

perché tu possa seminarlo dove vorrai,

e possa fiorire per i fratelli e per te. Amen

Andiamo in pace e speranza, custodendo una stella in fondo al cuore.

Per tracciare lunghi e diritti i solchi della vita, legare il timone dell’aratro ad una stella.

Per me l’Epifania è una festa di speranza. Speranza: è la testarda fedeltà all’idea che, nonostante tutte le smentite, la storia sia un cammino di salvezza; che Erode può tentare di opporsi alla storia di Dio, ma può solo rallentarne la corsa per un momento, tutti i suoi soldati non riusciranno a bloccare la storia dell’amore inerme.

Strade nuove di fra Davide Montagna

Cercatore verace di Dio

è solo chi inciampa

su di una stella,

scambia incenso ed oro

con un ridente cuore

di bimbo

e, tentando strade nuove,

si smarrisce nel pulviscolo

magico del deserto…

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