NATALE 2019 – MESSA DELLA NOTTE
Is 9,1-6 –Tt 2,11-14– Lc 2,1-14

Nella notte ci siamo incamminati, nel cuore della notte siamo arrivati qui
insieme. Perché questa notte è gravida di vita, gravida di Dio. per aprirci a
un sogno. Perché vogliamo restare umani, inquieti, sensibili e visionari, e
gioiosi, per questo siamo qui.
Il Signore che abita come un cuore nuovo il mondo, il Signore sia con voi.
Signore Gesù, che continui a perdonarmi anche quando io non mi perdono,
che mi corri dietro a riportarmi le chiavi di casa, quando scappo,
che alleggerisci i miei errori con sorriso di madre, ti preghiamo: vieni Signore Gesù
Signore Gesù, siamo venuti da te che non ti stanchi di noi, perché ci aiuti a trovare un
senso e una direzione a tutto questo correre, per questo ti preghiamo: vieni Signore
Gesù.
Omelia
Le parole non bastano. I pensieri non bastano. Provate a pensare se la fede
vi regge, se il cuore vi regge, che Dio si è fatto carne, in ognuno di noi, che
tu vivi in Dio, che Dio vive in te, per sempre. E che è meglio che crollino
tutti i templi, anche i più artistici, anziché crolli un solo uomo
E Dio si fece carne. E io avrei detto: e Dio si fece Gesù di Nazaret, il figlio
di Maria, e mi sarebbe bastato. E se ci fosse scritto: Dio si fece uomo, ogni
uomo, ancora di più mi sarebbe bastato.
Invece è scritto: Dio è diventato carne, carne universale, sotto ogni cielo e
sotto ogni tempo, carne innumerevole e fragile, irruente e torbida, che
porta perle e fango, polvere del suolo plasmata da Dio, polvere intrecciata
al fiato di Dio.
Allora deve esserci qualcosa di buono in questo nostro umano vivere se
Dio l’ha scelto per sé. Deve esserci qualcosa di prezioso, qui tra noi, bella
deve essere questa vita, e l’uomo e la donna e i bambini, se Dio l’ha presa
e voluta anche lui per sé questa vita.
Questa carne umanissima ha preso per sé, di questa umanità si è dichiarato
innamorato. E l’ha benedetta. Da principio benedetta, per sempre
benedetta, senza rimpianti benedetta è l’umanità.
‘Si potrebbe dire che ci siamo radunati qui per celebrare la terra.
No, per celebrare il cielo, voi mi correggerete.
È vero, ma il cielo lo celebrano tutte le religioni. Siamo qui per

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celebrare la terra. Perché qui sta l’inedito del Natale. Che il figlio di Dio ha
piantato la sua tenda sulla terra.
Siamo qui per celebrare l’uomo.
No, per celebrare Dio, correggerebbe qualcuno.
È vero ma Dio lo celebrano tutte le religioni.
Noi invece celebriamo un Dio che si è fatto carne, cioè uomo.
C’è tanto nero nel nostro accampamento, lo so, eppure se Lui ha voluto
nascere in una stalla non si scandalizzerà di me, di quel tanto di sporco che
troverà in noi. Abiterà le mie miserie, le abiterà come primavera che inizia
ad abitare l’inverno, come luce inizia ad abitare la notte.
Allora Natale non è zampogne, alberi, regali e panettone, è una festa
drammatica, di capovolgimenti… “tutti vogliono crescere nel mondo, ogni
bambino vuole essere uomo. Ogni uomo vuole essere re. Ogni re vuole
essere ‘dio’. Solo Dio vuole essere bambino” (L. Boff).
Dio nella piccolezza: è questa la forza dirompente del Natale.
L’uomo vuole salire, comandare, prendere, tre verbi maledetti.
Dio invece vuole scendere, servire, donare, tre verbi opposti e
benedetti.
Questo è il nuovo ordinamento delle cose e del cuore.
Tutti vogliono crescere, solo Dio vuole essere piccolo, vuole mettersi
alla pari, ad altezza degli occhi e del cuore, e non fare paura, mai.
Se ti fa paura non è Dio.
Dio nella piccolezza: forza dirompente del Natale.
Il Dio che si disarma in un neonato.
Il Signore ama racchiudere il grande nel piccolo, è la sua arte.
Perché il piccolo non si impone, si propone, e così salva la libertà.
Natale è il corteggiamento di Dio che si disarma e ci seduce con un
bambino.e la fede è la mia risposta al corteggiamento di Dio.
Vi annuncio una grande gioia che sarà per tutto il popolo: una gioia
possibile a tutti, ma proprio tutti, anche per la persona più ferita e piena di
difetti, non solo per i più bravi.
Dio venuto come un bacio, a portare non tanto il perdono, ma molto di più;
venuto a portare se stesso, luce nel buio, fiamma nel freddo, amore dentro
il disamore, lievito nella pasta, sale nella vita insapore, un fiore di
calicantus come quelli sull’altare, nel gelo di questo dicembre.
Il DNA del cielo, nel mio DNA di terra, la vita stessa di Dio in me. Sintesi
ultima del Natale. Vertigine. “L’uomo è l’unico animale…”
Allora buon Natale, a te che hai ancora paura di Dio e lo temi come

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un giudice senza appello mentre lui è solo un bambino.
Buon Natale a voi che avete litigato con Dio e l’avete abbandonato.
Non so il motivo, ma se tu hai perso la fede, Lui non l’ha persa, ha fiducia
in te! Se tu lo perdi, Lui non ti perde mai. Se anche ti sei arrabbiato con
lui, lui non si arrabbierà mai.
Buon Natale a tutti quelli che vivono in situazioni che chiamano
‘irregolari’, che vivono le ferite di amori finiti o lacerati, o la speranza di
amori ricomincianti. Voi siete come i pastori di Betlemme: fuori dalla
comunione, fuori dal paese, fuori dalle regole.
Ebbene proprio voi siete i primi a ricevere la Bella Notizia dagli
angeli, i primi a essere avvolti di luce, perché davanti a Dio non vale la
Legge ma l’uomo. Vale la carne affamata di vita, non i decreti religiosi.
Dio si è fatto carne, Dio si è fatto cuore;
si addossa il cuore sincero e fragile di voi
che vivete amori pieni di cielo. E perdona con una carezza.
Buon Natale a quanti siamo semplicemente creature umane, perché
Dio si è fatto uomo. E in ciò che viviamo di più bello, noi siamo la sua
immagine più bella.
Buon Natale a tutti, nella confusione di questi giorni. Il Bambino ci
insegna che sono così poche le cose che contano davvero. Così poche:
latte, fuoco, acqua… e soprattutto due mani calde su cui appoggiare la vita.
Buon Natale a voi che avete sofferto troppo. Questo bambino può
darvi un po’ di luce. È rifiutato, nasce in una stalla, è minacciato da Erode.
Ma il buio non vince: qualcosa si muove, un virgulto, un bambino, una
voce, angeli! Mai tanti angeli si sono trovati insieme come su quel
fazzoletto di terra!
Buon Natale anche a chi ha perso il gusto di vivere perché nulla più
lo soddisfa, tanto meno il denaro o il successo. Questo Bambino può
restituire il sapore alla vita, Egli porta ciò che ci manca:
la bellezza, il gusto di dare e ricevere amore,
porta mistero e grandi sorsate di cielo,
e la bontà e la trasparenza come strade piene di sole.
Pace in terra agli uomini che Dio ama. A tutti.
Tutti amati come siamo, tutti amati per quello che siamo.
amati per sempre. Poveri, tutti, ma con una stella, un pezzetto di Dio in
fondo al cuore. Per sempre.

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Mio Dio, mio Dio bambino,
povero come l’amore,
piccolo come un piccolo d’uomo,
umile come la paglia dove sei nato,
mio piccolo Dio che impari a vivere
questa nostra stessa vita,
che domandi attenzione e protezione.
Mio Dio incapace di aggredire e di fare del male,
che vivi soltanto se sei amato,
insegnami che non c’è altro senso per noi,
non c’è altro destino che diventare come Te,
carne intrisa di cielo, sillaba di Dio,
come te che cingi per sempre in un abbraccio
ogni tua creatura malata di solitudine. Amen

A voi tutti, amici o sconosciuti fratelli di umanità, a tutti quelli che amate, da parte di
Dio che ci dona suo Figlio: Buon Natale.

NATALE 2019 GIORNO

Nasci di notte, per dirci che il domani inizia
con una cometa che apre strade nel buio.
Nasci al freddo, ma accolto da mani innamorate
Che non lasceranno spegnere la fiamma delle cose,
Nasci escluso, perché non c’era posto,
occupando un luogo grande come i tuoi sogni.
Nasci libero, nasci alla vita
Come una primavera che non si lascia sgomentare
Nasci povero, a Betlemme e in ogni luogo povero,
a far crescere il pane della nostra vita.
Penitenziale: Davanti a un bambino nessuno dice: scusa, pietà, perdonami, ho
peccato. Nascono altre parole: posso abbracciarti? Stringiti a me, stringimi in te…
Omelia.
Un Vangelo immenso abbiamo ascoltato, che ci impedisce piccoli
pensieri, che spalanca su di noi le porte dell’infinito e dell’eterno.
“In principio era il Verbo e il Verbo era Dio…”. E mi viene da tradurre:
in principio era la tenerezza
e la tenerezza era Dio.
E la tenerezza di Dio si è fatta carne.
Il grande miracolo di Natale è che Dio non plasma più Adamo con la
polvere del suolo, ma si fa lui stesso polvere e argilla di questo nostro
suolo. Il vasaio si è fatto creta, argilla di un piccolo vaso fragile e
bellissimo.
E allora c’è un frammento di Verbo, una particella di tenerezza in
ogni carne, qualcosa di Dio in ogni uomo, c’è santità e luce in ogni vita.
La nostra umanità è un fiume che porta tutto, fango e pagliuzze
d’oro. Ma in fondo dev’essere una cosa splendida la vita, se Dio accetta di
diventare uno di noi!
La tenerezza di Dio si è fatta carne. Guardo il Bambino, lo vedo che
cerca il seno della Madre e penso: il Verbo si è fatto fame.
Non gli angeli ma una ragazza inesperta e generosa si occupa di Lui:
il Verbo si è fatto inerme e bisognoso di tutto.
Penso agli abbracci che poi Gesù ha dato e ricevuto, da bambini e
amici e donne con il profumo, e dico: il Verbo si è fatto carezza.
Penso al pianto di Gesù davanti alla tomba dell’amico e a
Gerusalemme e dico: il Verbo si è fatto lacrime.

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Ricordo quel petalo di fango che Gesù mette sugli occhi del cieco
nato e dico: il Verbo si è fatto polvere, mano e saliva e occhi nuovi.
E la Croce: il Verbo si è fatto agnello in cui grida il dolore di tutti.
E con me che piango, anche Lui imparerà a piangere;
e se tu devi morire, anche Lui conoscerà la morte.
Dio nella piccolezza: è questa la forza dirompente del Natale: Mentre a
Roma Augusto decide le sorti del mondo, mentre 25 legioni “fanno il
deserto e lo chiamano pace”, mentre Erode e i sommi sacerdoti
complottano e si arricchiscono… in questo meccanismo perfettamente
oliato cade un granello di sabbia: in Giudea nasce un bambino, sufficiente
a mutare la direzione della storia.
La grande ruota della storia, per un attimo, si è bloccata e poi ha preso
a girare all’incontrario… Come una macina da mulino, la storia aveva
sempre macinato nella stessa direzione: dal piccolo verso il grande, chi ha
meno sottomesso a chi ha più, il debole schiacciato dal forte, chi sa tante
parole che imbroglia chi ne sa poche.
Quella notte a Betlemme la grande ruota, la macina del mondo, per
un attimo, alla nascita di Gesù si è bloccata. C’è stato un nuovo in
principio e da lì qualcosa ha cominciato a girare all’incontrario e il senso
della storia ha imboccato un’altra direzione: Dio verso l’uomo, il grande
verso il piccolo, dal cielo verso il basso, dai palazzi verso una stalla, dal
tempio a una grotta, i Re Magi verso un bambino. La nuova capitale del
mondo è Betlemme.
Il Presepio non è una favola che ci raccontiamo ogni anno, è la
chiave di un mondo che non esiste ancora.
La stalla e la mangiatoia di Gesù sono un ‘no!’ gridato al nostro “beh
le cose vanno così, non c’è niente da fare…”. C’è molto da fare e da
cambiare
Dio entra nel mondo dal punto più basso, da una grotta, da una stalla,
inizia dalla periferia, dagli ultimi della fila, dai pastori. Perché nessuno sia
escluso. Mostra da dove ripartire, perché il mondo sia nuovo.
È venuto e ha fatto risplendere la vita (1 Tim 1,10). Bellissimo,
emozionante: ha fatto risplendere, ha dato splendore e bellezza
all’esistenza, ha insegnato di nuovo a sognare, frammenti di stelle corrono
per le vene del mondo.

Il rischio grande da cui il Natale prova a salvarci è di essere cattolici senza
essere cristiani. Cristianesimo di maschere: dove tutto è cattolico, segni,
simboli, linguaggi, preghiere, cerimonie, ma non è più cristiano. Cioè, è
senza Gesù.
Cattolici non cristiani siamo noi quando invochiamo Dio e non obbediamo
al comandamento dell’amore;
chiediamo misericordia per noi e non perdoniamo;
quando andiamo a messa e non facciamo la carità, per paura di essere
tacciati da buonisti.
L’eresia ultima è il nostro cattolicesimo svuotato di Cristianesimo. Che
disincarna l’incarnazione.
Ma se guardi bene il Natale capisci tante cose: l’essenziale è poco, e non è
nel denaro; ciò che serve è poco: un riparo, due che si amano, qualche
fascia e una montagna di affetto, due mani che ti accolgono, un bambino
che non vuole essere grande, sopra, più degli altri.
E cristianesimo è Gesù, la sua umanità, il corpo e la storia. E io, io almeno
non ce la faccio ad amare la divinità di Gesù, se non amo prima la sua
umanità.
Allora, cari fratelli, tanti auguri impegnativi:
Dio che si incarna per amore dell’umanità, ci faccia star male dentro
una vita che gira le spalle a chi chiede aiuto.
Dio che si fa bambino, ci faccia sentire dei vermi quando cerchiamo
di farci grandi sopra le spalle degli altri, con troni di bugie.
Un Dio deposto sulla paglia ci tolga il sonno, finché non procuriamo
di che dormire a un solo povero, anche una sola tenda per un profugo.
Maria che trova una culla solo nella greppia degli animali, ci
costringa con i suoi occhi feriti a non aver pace per tutti i bambini non
voluti, rifiutati, gettati via, violati. Per questo sacrilegio continuo.
Giuseppe che trova solo porte chiuse, ci metta in crisi davanti al
dolore di tanti genitori per figli senza fortuna, senza lavoro, senza salute.
Gli angeli che annunciano pace portino guerra alla coscienza,
quando non vediamo che a una spanna da noi si consumano ingiustizie, si
fabbricano armi, si avvelena la terra e l’acqua e l’aria.

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Natale è senza bugie. Che inganno, che imbroglio ci può essere in un
bambino che si mette nelle tue mani, e puoi fare di lui quello che vuoi?
Che inganno ci può essere in uno che muore d’amore per te?
Il Presepio non è una favola che ci raccontiamo ogni anno, è la
chiave di un mondo che non esiste ancora;
A Natale non celebriamo un ricordo, il compleanno di Gesù, ma
riscriviamo un progetto: l’inizio di un altro modo di abitare la terra. Il
mondo non appartiene a chi è più forte e accumula più denaro, quella è una
storia piena di rumore e di furore, ma che non significa nulla. La storia
appartiene alla bontà senza clamore, all’amore senza vanto, al servizio
senza interesse.
In principio era la Tenerezza…e la tenerezza si è fatta volto, occhi di
donna, sorriso di bambino.
Nella tenerezza non c’è paura.
Gesù è il racconto della tenerezza di Dio,
ed è quella tenerezza che ha salvato il mondo. Amen
Preghiera alla comunione
Mio Dio, mio Dio bambino,
povero come l’amore,
piccolo come un piccolo d’uomo,
umile come la paglia dove sei nato,
mio piccolo Dio che impari a vivere
questa nostra stessa vita,
che domandi affetto e protezione.
Mio Dio incapace di aggredire e di fare del male,
che vivi soltanto se sei amato,
insegnami che non c’è altro senso per noi,
non c’è altro destino che diventare come Te,
carne intrisa di cielo, sillaba di Dio,
come te che cingi per sempre in un abbraccio
ogni tua creatura malata di solitudine. Amen

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