I commenti di p. Ermes al vangelo della domenica sono due:

  • il primo per gli amici dei social
  • il secondo pubblicato su Avvenire

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso».
Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». […] Luca 23,35-43)

per i social

Dio dentro la morte perché è là che va ogni suo figlio.. e il primo dovere di chi ama è stare con l’amato.

La storia del re che morì amando. Cristo re dell’universo, proclama oggi la liturgia. Ma dov’è il suo regno? Che Dio è chi lascia morire il suo Messia?

Si scandalizzano quei forti soldati: sei il re, usa la forza! “Salva, salva, salva te stesso!” per tre volte. C’è forse qualcosa che per te vale più della vita?

Sì, c’è: l’amore vale più della vita.

E appare un re giustiziato, ma non vinto. Con una derisoria corona di spine lui muore ostinatamente amando. E gli si accostavano per dargli da bere aceto. Il vino nella Bibbia è simbolo d’amore e l’aceto è il suo contrario, è simbolo di odio. Tutti odiano quell’uomo, lo rigettano. Di cosa hanno bisogno questi che odiano e deridono il loro re? Di una condanna a morte? No, hanno bisogno di un supplemento d’amore, e Dio si gioca il tutto per tutto pur di conquistare l’uomo. C’è un malfattore, uno che intuisce e usa un’espressione rivelatrice: non vedi che anche lui è nella nostra stessa pena… Dio nel nostro patire, Dio sulla stessa croce di ogni uomo, Dio dentro la morte perché è là che va ogni suo figlio.. e il primo dovere di chi ama è restare con l’amato.

Costui non ha fatto nulla di male. Bellissima definizione di Gesù, nitida semplice perfetta: male per nessuno, mai, solo bene, tutto il bene. In ansia fino all’ultimo non per sé, ma per chi gli muore accanto e gli si aggrappa.

Ricordati di me prega la paura dentro il peccatore. “Sarai con me” risponde sicuro l’amore. Non il puro ricordo, ma l’abbraccio vero che circonda e non lascia cadere mai: con me, per sempre! Sintesi estrema di tutte le preghiere del mondo.

Le ultime tre parole di Cristo sulla croce sono regali, tre editti imperiali: oggi-con me-paradiso.

Oggi: adesso, subito; ecco l’amore che ha sempre fretta, l’istante che si apre sull’eterno, l’eterno che si insinua nell’istante.

Con me: mentre la storia si chiude in muri e respingimenti, il Regno di Dio apre a condivisioni e accoglimenti.

Nel paradiso: luogo che brucia gli occhi di desiderio, luogo immenso e felice che “solo amore e luce ha per confine”.

Regale è davvero solo questo amore che si inabissa nell’amato!

Venga il tuo regno – diciamo con il ladro pentito – e sia più intenso delle lacrime, più bello dei sogni di chi visse e morì nella notte. Ma pregare venga il tuo regno significa credere davvero che il mondo cambierà perché Dio si è impegnato con la croce! E che la speranza è più alta dell’evidenza, che l’innocenza va oltre il male e il mondo appartiene non a chi lo possiede, ma a chi lo rende migliore.

Un malfattore appeso alla croce supplica di non essere dimenticato, Lui lo prende con sé e lo riporta a casa.. al sicuro sulle spalle come il pastore bello: sarai con me!

In quel bandito Gesù raggiunge davvero ognuno di noi, consacrando per sempre la dignità di tutti.

per Avvenire

Sta morendo, posto in alto, nudo nel vento, e lo deridono tutti: guardatelo, il re! (…)

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