I commenti di p. Ermes al vangelo della domenica sono due:

  • il primo per i social
  • il secondo pubblicato su Avvenire

In quel tempo (…) un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro (…). Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto» (…) Luca 19,1-10

per i social

A Dio manca qualcosa, manca Zaccheo, manca l’ultima pecora, manco io.

C’è un Rabbi che riempie le strade di gente. Tanta gente, al punto che un
piccolo uomo ha davanti a sé un muro. Ma Zaccheo non ha complessi per
la sua statura, ha un obiettivo: vedere Gesù. Invece di nascondersi dietro
l’alibi dei suoi limiti, cerca la soluzione: l’albero.
Gli basta vederlo, di parlargli non spera e tanto meno da un albero. E per
dirsi che cosa, il ladro di Gerico e l’amico dei poveri?
Zaccheo agisce spinto non dalla paura ma dal desiderio, così inventa, va
controcorrente, respira un’energia che lo fa correre avanti e salire in alto.
Gesù passa sotto l’albero, alza lo sguardo, guarda quell’uomo dal basso
verso l’alto. Dio non ci guarda mai dall’alto in basso, mai!
Sempre dal basso verso l’alto con infinito rispetto, annullando ogni
distanza.
Zaccheo cerca di vedere Gesù e scopre di essere guardato: il cercatore si
accorge di essere cercato: “scendi!”
Il nome Zaccheo vuol dire “Dio si ricorda”. Ma non del tuo peccato, bensì
del tuo tesoro si ricorda, Dio! Da Gesù nessuna richiesta di confessare o
espiare il peccato; quello che Gesù dichiara è il suo bisogno di stare con
lui: “devo venire a casa tua”. Devo, lo desidero, ho bisogno di entrare nel
tuo mondo.
Dio “deve”. Non per le mie suppliche o la mia buona condotta, ma per un
suo dovere interno, per un bisogno che gli urge dentro, perché lo spinge un
fuoco e un’ansia, perché io gli manco. Ecco il metodo sconcertante di
Gesù: ci converte condividendo cibo e vita; non cala prediche, ma si ferma
ad altezza di occhi, a millimetro di sguardi. Ammonisce senza averne l’aria
con la sorpresa dell’amicizia, che ripara le vite in frantumi. Perché a Dio
manca qualcosa, manca Zaccheo, manca l’ultima pecora, manco io. Se
Gesù avesse detto: “se restituisci ciò che hai rubato verrò a casa tua”,
oppure “scendi e andiamo insieme in sinagoga” Zaccheo sarebbe rimasto
sull’albero.

Incontrare uno come Gesù fa credere nell’uomo; incontrare un uomo così
rende liberi; incontrare uno sguardo che ti rivela a te stesso fa nascere.
Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Sono poche parole: fretta,
accogliere, gioia, ma che dicono sulla conversione più di tanti trattati.
Il peccatore si scopre amato. Amato senza meriti, senza un perché: solo
amato. E rinasce.
Come per Zaccheo, non sono mai le idee a cambiarci la vita ma l’incontro
con le persone. Il pubblicano di Gerico prima incontra, poi si converte. La
sua conversione è solo pura conseguenza dell’incontro, e questo è
scandaloso per il moralista che è in me. Ho sempre pensato di trovare
Cristo come risultato della mia condotta onesta, invece la mia vita
cambierà solo quando lo incontrerò.
La casa di Zaccheo è la mia. È aperta, e sulla soglia ti attendo: vieni!

per Avvenire

Il Vangelo ci trasmette, nella storia di Zaccheo, l’arte dell’incontro, la sorpresa e la potenza creativa del Gesù degli incontri. (…)

continua su Avvenire

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