I commenti di p. Ermes al Vangelo della domenica sono due.

  • il primo per gli amici che ci seguono sui social
  • il secondo pubblicato su Avvenire

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. […] 

Luca 18,1-8

per i social

Non si prega perché la risposta tarda, ma perché la risposta è infinita, perché Dio è un dono mai finito.

Ha una predilezione particolare, Gesù, per le donne sole, perché
rappresentano l’intera categoria biblica dei senza difesa: vedove orfani
forestieri, i suoi prediletti, che egli prende in carico e ne fa il laboratorio di
un mondo nuovo. Gli indifesi di Dio.
Disse una parabola sulla necessità di pregare senza stancarsi mai. Il
pericolo che minaccia la preghiera è quello della stanchezza: qualche volta
pregare stanca, anche Dio può stancare. È la stanchezza del grido che non
ha risposta e dello scommettere sempre sull’invisibile, cioè quello che
avrebbe potuto fiaccare la vedova della parabola e al quale lei non cede.
Che bella figura questa donna sola, forte e dignitosa! Nessuna sconfitta la
abbatte.. indomita maestra di preghiera, ogni giorno a bussare su quella
porta chiusa!
Forse qualche volta tutti ci siamo stancati di pregare. Le preghiere si
alzavano in volo come colombe dall’arca del diluvio, ma nessuna tornava
indietro a portare una risposta. Mi sono chiesto tante volte: ma Dio
esaudisce le mie preghiere, si o no?
Perché pregare? Perchè ‘sempre’? È come chiedere: perché respirare? Ma
per vivere! Pregare infatti non è dire preghiere: è voler bene. E se vuoi
bene a qualcuno, è ‘notte e giorno’; è uno stato del cuore che non si stanca.
Racconta Tommaso da Celano che “frate Francesco alla fine non pregava
più, era diventato lui stesso preghiera”.“Se tu desideri sempre, tu preghi
sempre. Quand’è che la preghiera sonnecchia? Quando si raffredda il
desiderio” (S.Agostino).
Non si prega per cambiare la volontà di Dio, ma il nostro cuore. Non per
ottenere, ma per essere trasformati. Non perché la risposta tarda, ma
perché la risposta è infinita, perché Dio è un dono mai finito. Se non lo
percorri spesso, il sentiero che conduce alla casa dell’amico si coprirà di
rovi. Vanno sempre riaperti i sentieri del Dio amico.
Con l’immagine della vedova mai arresa Gesù sostiene la nostra fiducia: se
un giudice, che è l’opposto di Dio, alla fine ascolta, Dio non farà giustizia
ai suoi eletti che gridano a lui, prontamente? Ci perdoni il Signore, ma a
volte la sensazione è proprio questa, che Dio non risponda così e che ci
faccia aspettare a lungo .
Ma quel ‘prontamente’ non si riferisce alla risposta temporale, non vuol
dire subito, ma ‘sicuramente’. Il nostro compito non è forzare il ritardo di
Dio o essere esauditi, ma rimanere nel vivo della corrente forzando

l’aurora di un mondo nuovo. Sulla breccia, tenendo la rotta.
E poi andare e riandare al Signore, perché amo anche il suo silenzio, e se
parla è per amore, se tace so che è ancora e sempre per amore. E sentire
che Dio stesso ha sete della mia sete. Alla fine, la preghiera non ha
neppure più bisogno di ottenere ciò che chiede. Perché ciò che essa ottiene
è Dio stesso.

per Avvenire

Disse poi una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai (…)

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