I commenti di p. Ermes al vangelo della domenica sono due:

  • il primo per gli amici che ci seguono sui social
  • il secondo pubblicato su Avvenire

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. […] Luca 17,11-19

per i social

L’amore ha sempre fretta, è sempre in ritardo. E la fede è la libera risposta umana al corteggiamento di Dio.

L’amore ha sempre fretta. È sempre in ritardo sulla fame di abbracci e di salute.

Dieci lebbrosi fermi a distanza, solo occhi e voce; mani non più capaci di accarezzare: Gesù, abbi pietà! . La sofferenza li ha uniti, la guarigione li separerà. Insieme pregano e Gesù, appena li vede, sente l’urgenza di guarirli. La sua fretta mi ricorda un verso bellissimo di Twardowski: affrettiamoci ad amare, le persone se ne vanno così presto..
Affrettiamoci!

È finita. Andate. Siete già guariti anche se ancora non lo vedete. Il futuro entra in noi molto prima che accada, entra con il primo passo, e loro si mettono in cammino nonostante l’evidenza. Ma chi vuol stare all’evidenza si rassegni ad essere solo il custode del passato.

E furono purificati. Non quando arrivano al tempio, ma mentre camminano; la guarigione comincia con il primo passo nella fede. La vita guarisce non perché raggiunge la meta, ma quando salpa, avvia processi, inizia percorsi.

Nove lebbrosi guariscono e di loro non si sa più nulla, probabilmente spariti dentro il vortice della loro inattesa felicità, sequestrati negli abbracci ritrovati, ritornati persone vive e normali. E Dio prova gioia per la loro gioia, come all’inizio aveva provato dolore per il loro dolore.

Ma essi non tornano anche per obbedire a Gesù: andate dai sacerdoti. E a volte l’obbedienza formale è un tradimento più profondo. “Talvolta bisogna andare contro la legge, per esserle fedeli in profondità” (Bonhoeffer). Come fa Gesù con la legge del sabato.

Ancora una volta il Vangelo propone a modello di fede un samaritano, uno straniero, l’ultimo della fila. Ai nove che non tornano è sufficiente la guarigione, il samaritano vuole di più.

Il centro della scena è la fede che salva. Tutti e dieci sono guariti, tutti hanno creduto alla Parola, tutti si sono fidati e messi in cammino, ma uno solo è salvato: altro è essere guariti, altro essere salvati. Nella guarigione si chiudono le piaghe, ma nella salvezza si apre la sorgente, entri in Dio e Dio entra in te, e fiorisce tutta la tua vita.

L’unico a tornare non si salva perché paga il pedaggio della gratitudine, ma perché “gloria di Dio è l’uomo vivente” (S. Ireneo). Davvero vivente è solo lui: il doppiamente escluso che segue più il cuore che la legge, interrompe il viaggio, torna indietro, canta per strada, si butta ai piedi di Gesù e grida il suo grazie. Gloria di Dio è solo lui, ritornato uomo e ritornato figlio.

La fede è la libera risposta umana al corteggiamento di Dio, ed entra in contatto con la madre di tutte le parole: “grazie”. Domani voglio fare come quello straniero: inizierò la giornata tornando a Dio, non tanto recitando preghiere, ma donandogli una parola gonfia di tenerezza: “grazie”. E lo stesso farò con quelli di casa. E lo farò in silenzio, ma con un sorriso.

per Avvenire

Dieci lebbrosi che la sofferenza ha riunito insieme, che si appoggiano l’uno all’altro. Appena Gesù li vide (…)

continua su Avvenire

Write a comment:

You must be logged in to post a comment.

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
Top
Seguici su: